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INTERVISTA A MICHAELA DOOLEY

mercoledì 7 luglio 2010

Cari lettori,
ecco una nuova intervista ad un'altra delle bloody roses e questa volta tocca a Michaela Dooley, giovanissima autrice di "Raining Stars" disoinibile da maggio 2010.

Serie dei vampiri dagli occhi viola: QUI
Mia recensione del libro: QUI
L'angolo dell'esordiente presenta l'autrice: QUI

Ciao Michaela benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers ti va di presentarti ai lettori?
Ciao Alessandra, innanzi tutto grazie per l’opportunità che mi stai dando e la tua disponibilità. Cosa dire per presentarmi... sono una normalissima ragazza che però ha sempre preferito leggere, pensare, scrivere e navigare in internet piuttosto che uscire il sabato sera ed andare a ballare. È stato questo che mi ha portato ad incontrare Folgorata, Gaiottina e le Bloody Roses. Con loro è iniziato per me un percorso che non riesco a definire sogno perché è totalmente distante anche dal migliore dei miei sogni. È qualcosa di più. Io sono una ragazza al primo anno di università che l’hanno scorso ha affrontato la maturità di un tecnico commerciale. Dovrei essere più propensa ai calcoli ed alle questioni “pratiche” e lo sono, ma non sono solo questo. Ho mille pensieri che non si fermano un attimo, sono sognatrice e troppo romantica... Così ho iniziato a scrivere ed oggi, ad un anno di distanza sono qui a parlarti del mio primo libro quando ancora mi sembra del tutto irreale.

Sei molto giovane e Raining Stars è il tuo primo romanzo. Ci racconti un pò la tua esperienza come neo scrittrice? Come è stato scrivere questo romanzo e sei soddisfatta del risultato? Ti aspettavi qualcosa di più o di meno?
Come dicevo, tutto è iniziato su un forum. Leggevo le storie di Folgorata e Gaiottina e ricordo di essermi iscritta al forum proprio per commentare la storia di quest’ultima. Comunque, non so bene come, ma leggendo quelle che erano ancora fanfiction, ho iniziato a pensare io stessa a come sarebbe andata quella storia d’amore che tanto mi aveva colpito se, nel periodo in cui tutto andava storto e l’amore sembrava averti abbandonato nessuno poteva, voleva, esserti accanto e la sola cosa di cui realmente disponevi fosse stata te stessa. Ho iniziato a scrivere anche io, senza pretese. Ho sempre amato scrivere, ma, una storia! Una vera storia, con una trama, un inizio, una fine... Non lo avrei, mai, minimamente pensato. Non è stato semplice. Ricordo ancora un capitolo che avrò riscritto tipo... due o tre volte. Ricordo le strigliate delle bloodies quando volevo inserire nella storia qualcosa che per la trama non mi serviva minimamente. Ed avevano ragione: in quel periodo, avevo perso di vista la trama che volevo dare io alla storia e stavo provando a scrivere qualcosa che sapevo avrebbe colpito. Per questo dico che questa esperienza non è stata semplice e da gioco è diventata piano, piano obiettivo. Obiettivo di fare meglio, di riuscire... Ci ho messo tutta me stessa ed i consigli sempre sinceri delle mie amiche bloodies ed il risultato è stato il libro che da un mese a questa parte stringo tra le mani. Anche tralasciando il fatto che non mi sarei aspettata di riuscire a scrivere da inizio a fine una storia, posso dire che il risultato ha superato ogni mia aspettativa. A volte mi stupisco pensando di esser stata effettivamente io a scriverla!

E' stato più facile o più difficile scrivere una storia che già sapevi come iniziava come finiva? Il fatto di non poter decidere il finale della storia è stato in qualche modo una restrizione per te oppure ti ha aiutata?
Bè, io non ho avvertito la tensione del ‘‘prequel’’. Forse perchè quando ho iniziato a scrivere, anche i due libri precedenti non erano ancora usciti ed ho sviluppato la struttura del romanzo prima di sapere che le nostre storie sarebbero diventate libri. Non c’è stata alcuna restrizione... Quando sono usciti i due libri e soprattutto quando ho saputo che la mia storia sarebbe diventata un libro, ci sono stati da rispettare i riferimenti temporali, i ricordi presenti negli altri due libri.... Ma tutto questo non è stato in alcun modo restrittivo.

Come descriveresti il tuo romanzo e cosa diresti per convincere un lettore che legge questa intervista a comprarlo?
Ho voluto iniziare la storia da una situazione che tutti, bene o male, hanno dovuto affrontare. Raining stars è il tentativo disperato di riprendere in mano la propria vita. Andando contro tutto e contro tutti. Contro la convinzione che qualcosa non si può fare. Insomma, Liz è devastata ma scopre una verità che pur non risollevandola del tutto, le da la forza e la determinazione per compiere il viaggio verso la felicità che, molti, si astengono dal fare per paura di rimanerne delusi. È introspettivo, malinconico, romantico... ha un suo target di lettori... quelli che sono disposti ad affrontare tutto questo, proprio come Liz.

Come mai scegli di raccontare il prequel della serie con un romanticismi smaccato e con una vena decisamente malinconica?
Questo è dovuto essenzialmente al mio carattere. Il romanzo parte in maniera piuttosto tragica, volevo realmente trasmettere tutto il dolore possibile ma essendo io terribilmente romantica, volevo dare l’opportunità ai due protagonisti di vivere qualcosa di doloroso sì, ma che permettesse ad entrambi di scoprire qualcosa di più su loro stessi. Volevo renderli vulnerabili ma forti abbastanza da poter reagire...

Da dove hai preso spunto per l'intreccio del tuo romanzo? A cosa ti sei ispirata?
Come ho detto prima, ho iniziato a scrivere pensando ad una situazione in cui ti ritrovi sola, pensando che nessuno possa capire il tuo dolore. Poi... a discapito di tutte le volte che me la sono presa col destino... ho deciso di rendere il fato un po’ più magnanimo e grazie alla fantasia che può tutto ho deciso di scrivere di questo diario che ricompare magicamente... e che ricongiunge i due personaggi...

Quanto di autobiografico c'è nel tuo libro?
In realtà, a parte l’inizio, che mio malgrado mi sono trovata ad affrontare io stessa, pensavo che non ci fosse più nulla di autobiografico... e questo l’ho pensato fino a qualche mese fa. Poi, in fase di rilettura finale, mi sono resa conto che, tra le righe, in questo libro c’è molto di me stessa. Addirittura, alla fine, ho scoperto di riuscire ad unire situazioni della mia vita con situazioni del libro. Ne sono rimasta realmente colpita perché quando lo scrivevo non avevo minimamente pensato a me stessa. Il tutto è avvenuto inconsciamente... è... strano...

I vampiri in questo periodo sono diventati una vera e propria moda letteraria. secondo te qual è il motivo per il quale hanno riscosso tanto successo?
Per anni, decenni, i vampiri sono state creature oscure... decisamente dark e horror. Alcuni li figuravano come creature orrende e mi viene da pensare a Nosferatu. Mi viene alla mente la classica icona del vampiro che morde il collo di una ragazza... bellissima, ovviamente. Ma non c’era niente di più.. Il vampiro era ancora eminentemente pericoloso. Solo legato al sangue ed agli istinti. Intrigava, certo che intrigava. Ma, non catturava. Non ti rendeva dipendente. Non ne volevi ancora, ancora e ancora come succede in questi ultimi anni. Appassionava gli amanti del dark ma non prendeva vaste masse.
Poi c’è stata la trasformazione. I vampiri sono diventati belli, potenti, preferibilmente ricchi, sembrano essersi inciviliti ma conservano tutti una certa dose di pericolosità e si sa, il pericolo intriga e il fascino del mistero non conosce tramonto. Accanto alla figura del vampiro si pone una ragazza che più o meno, abbandona la figura della ‘‘vittima’’. Infine, in un’epoca in cui divorzi e tradimenti sono all’ordine del giorno, ecco arriva il vampiro che vivrà in eterno e che, soprattutto, promette amore eterno. Questi vampiri “nuovi” perdono l’appoggio degli amanti del dark e acquistano l’appoggio di altre e più vaste masse. L’elemento sovrannaturale infine è un grimaldello narrativo che rende la storia romance con vampiri aperta ad arricchirsi di elementi di avventura, thriller o più spiccatamente fantasy.

Cosa ti attrae di questa figura soprannaturale? Perchè anche tu scegli di scrivere sui non morti?
Io... credo di far parte della categoria di cui sopra. Credo che tutto sia dovuto al fascino del mistero e alla voglia di vedere una storia d’amore durare per sempre.

Quali sono i libri paranormal romance e soprattutto di vampiri a cui non rinunceresti mai? (tranne ovviamente twilight) :D
A cui non rinuncerei... no, ti sembrerà strano ma il paranormal romance per me è solo una frazione. Insomma, nonostante abbia scritto un libro sui vampiri... non mi considero una vera amante dei vampiri. Ho letto Twilight davvero tardi, credo sia stato un paio di anni fa, poi ho iniziato a leggere la serie di Sookie Stackhouse della Harris ma, non mi sento così legata a queste letture al punto di dirti di non poterne rinunciare. In realtà... potrei rinunciare persino a Twilight... nonostante da questo sia nato tutto...

Quali sono i tuoi progetti futuri? C'è un romanzo che vorresti scrivere? Dammi qualche news succosa! :D
Oh bé, spero di riuscire a passare matematica generale ^_^’ ma questo riguarda “l’altra me”... In realtà, non ho molte news, ma se dovessi tornare a scrivere mi piacerebbe confrontarmi su un romanzo scritto in terza persona, questa volta. E... un giallo, mi piacerebbe scrivere un giallo! Ma sono solo pensieri, non c’è nulla di concreto, al momento.

Se potessi scrivere un romanzo assieme ad un altra autrice/ autore quale sceglieresti? Perchè?
Ahi... non oso immaginare come sia scrivere un libro a quattro mani... In realtà non credo che mi piacerebbe. Almeno per quanto mi riguarda, scrivere è una cosa piuttosto personale... Ci sono io e ci sono i miei pensieri... è anche un modo per conoscere più affondo me stessa. Non penso che riuscirei a scrivere qualcosa con qualcun altro... O almeno non lo immagino... ma insomma, un anno fa non immaginavo neppure di poter scrivere un libro, quindi...

Quali sono gli autori che preferisci? Quelli che ti hanno formata come scittrice?
L’autore che in assoluto io adoro è Jhon Katzenbach. Non so quante volte ho riletto “L’analista” e “La storia di un pazzo”. Ecco se prima mi avessi chiesto più in generale a quali libri non potrei rinunciare ti avrei detto sicuramente questi due libri. Sono due thriller. Ma, soprattutto il primo dei due, è qualcosa che... mi ha intrigato da sempre. È molto psicologico e mi tiene incollata alle pagine. Insomma non ho parole neppure per descrivertelo. Lui è il mio scrittore preferito. Poi... mi piace leggere poesie, è una delle cose che preferisco fare quando sono su internet senza far nulla. Inoltre, essendomi diplomata l’anno scorso, ho bei ricordi delle ore di letteratura, in classe...

Qual è il tu processo creativo? Fai qualcosa in particolare?
Spesso, quando scrivo chiudo gli occhi. Davvero. A scuola ho imparato a scrivere con dieci dita, senza osservare tastiera o monitor. Così, di solito, quando viene la sera, mi rinchiudo in camera e come se fosse una seduta da un terapeuta chiudo gli occhi e immagino la scena. Nello stesso tempo le dita battono veloci sulla tastiera. Poi quando li riapro, cancello, aggiusto le frasi... Questo non sempre. Ma quando scrivo qualcosa che mi prende davvero. Mi estraneo completamente da tutto il resto.... è forte! Altre volte, semplicemente, gambe sulla scrivania e pc in grembo. Raramente ho ascoltato della musica. Ma in quel caso rigorosamente straniera. Altrimenti finisce che inizio a cantare :-P

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano legato agli esordienti?
Io sono di un paesino della Puglia. Qui, scrivere un libro è qualcosa di assurdo. Almeno lo era per me fino a un anno fa. È qualcosa di talmente lontano dalla realtà che sembra un’utopia. Un po’ come il ragazzino che va dalla mamma e le dice: voglio fare il cantante. Assurdo, semplicemente. E, puntualmente, gli si dice: vai a lavorare. Nessuno sa niente di come si possa fare, così la cosa viene semplicemente lasciata correre. Poi, un giorno, la scoperta. Il mondo lì fuori non vive di utopia e accanto alle grandi case editrici che pubblicano secondo rigidi parametri di calcolo del rischio, ci sono persone che sono felici di dare una possibilità ad autori esordienti. Ci sono persone che se vedono della materia non la buttano via solo perché non c’è un grande nome. Ci sono persone come quelle della Mamma Editore, disposte ad aiutarti in questo progetto. Ad accompagnarti. Persone che senza chiederti niente in cambio ti regalano quella che fino a pochi mesi prima è utopia. Ed io... io credo che se tutti fossero come queste persone, forse, in Italia, l’informazione e la cultura sarebbero un po’ più libere da compromessi...

Hai blog o siti dove possiamo seguirti? 

Ho recentemente aperto la mia pagina su facebook:
http://www.facebook.com/pages/Michaela-Dooley/132061046822877

Inoltre potete trovarmi nel nuovo forum delle Bloody Roses:
http://docks.forumcommunity.net/

E nella nostra cara bacheca nel forum Edward&Bella:
http://edwardandbella.forumcommunity.net/?t=28909437

Questa era l'ultima domanda. C'è qualcosa che vorresti aggiungere di salutarci?
No, vorrei semplicemente ringraziarti ancora e ringraziare ancora la Mamma Editori per questa opportunità meravigliosa, quindi, grazie.

INTERVISTA A STEFANIA AUCI

venerdì 11 giugno 2010

Cari lettori,
oggi ho il piacere di presentarvi un'autrice che scrive di vampiri: Stefania Auci. Ancora una volta sono incappata accidentalmente in una scrittrice molto ma molto brava e devo ammettere che insomma un pò i fiuto anch'io ce l'ho no? :) Comunque il suo libro è una raccolta di 3 racconti intotolata "Hidden in the dark" edito da 0111 edizioni.
Trovate la mia recensione del romanzo: QUI

Ciao Stefania, benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti al pubblico?


Volentieri. Sono di Palermo, 35 anni, con due bambini e un marito che apprezza questa mia passione. Scrivo da quando avevo sedici anni e devo dire che, sia pure tra alti e bassi, non ho mai smesso.
Per il resto, sono una persona normalissima.

Ci parli del tuo primo libro Hidden in the dark pubblicato in marzo dalla collana Rosso Cuore? Come è stata questa tua prima esperienza di pubblicazione?


Hidden è stato un "esperimento" difficile: primo perché, in generale, i lettori italiani non amano molto i racconti; secondo perché volevo ingolosire senza svelare troppo delle mie storie. Inoltre, a quasi tre mesi dall'uscita posso dirlo con sincerità: temevo il giudizio del sovrano lettore, come dice Barbara Risoli.


E invece, gli esiti sono stati... fantastici. Non ho altro modo per descrivere il calore e l'apprezzamento che hanno circondato questo piccolo libro e non posso che ringraziare di cuore coloro che continuano a sostenere me e lui. Mi sento rinfrancata e stimolata ad andare avanti lungo la mia strada che, per inciso, è tutt'altro che facile, vista la concorrenza agguerrita e la netta preferenza che dimostrano le case editrici medio-grandi per le autrici straniere.


Non mi stancherò mai di ringraziare Cristina Contili e Samanta Catastini: sono due persone di grandissima professionalità e immense doti umane. Averle come curatrici è stato un onore.

Scrivi di vampiri. Cosa ti affascina e ti attrae di questa figura soprannaturale?


Il tempo che scorre loro addosso, la capacità di guardare all'essere umano senza la poesia che spesso ci caratterizza. Talvolta, non abbiamo il coraggio di ammettere quanto meschino possa essere l'uomo, quanto sia sopravvalutata l'evoluzione storica. Alla fine, l'umanità compie gli stessi errori. Ecco, ho pensato che un essere che vive per sempre possa notare questa stortura e guardare all'ipocrisia umana con disincanto.


Perchè i tuoi vampiri non sono come quelli di cui leggiamo molto in questo periodo? Con sentimenti tipicamente umani e che nonostante la loro natura cercano la redenzione? Perchè cerchi di esaltare nei tuoi racconti la loro natura inumana?


Perché sono inumani. Sembra una sorta di controsenso, specie dopo aver letto 1978 e Natale a Heriot Row , ma vi assicuro che non è così. I due protagonisti cambiano, e parecchio, ma non abdicano mai del tutto alla loro vera natura. Oliver è e rimane un assassino, Samuel, che pure ha sperimentato sulla sua pelle l'amore umano, non si strugge nel dolore per il suo passato. Fa parte di lui, e non vuole né può rinunciarvi.


La tua passione per i vampiri nasce come coneguenza del boom di libri paranormal romance che c'è stato in questo periodo in Italia o è radicata in te da più tempo?

Se dico che il mio primo, vero romanzo scritto a sedici anni parlava di un vampiro a New York... beh, credo che dimostri che le mie "origini" sono lontane dalla moda. Così come lo sono i miei personaggi: in loro non vi è una ricerca estrema di assoluzione. Anzi, per dirla tutta, non vogliono alcuna assoluzione poiché pensano di non averne bisogno.

L'ambientazione delle tue storia è la Scozia più in particolare Edimburgo e Moray Place. Cosa ti lega a questi luoghi?


Il karma? No, scherzo... In verità, non lo so: è una domanda che mi fanno in molti. So soltanto che sono stata in Scozia per due volte e che in entrambi i casi ho provato un profondo senso di appartenenza. Edimburgo mi ha preso il cuore e non mi ha più lasciato.


Quando ti è venuta l'ispirazione per questi racconti? E più in particolare per i personaggi di Samuel e Oliver?

Mentre la Signora in viola nasce come il desiderio di raccontare la vita di Samuel e Oliver nella loro "quotidianità", gli altri due racconti sono due "fixed points", due punti nella loro lunghissima vita. Due istantanee, insomma, in cui ho cristallizzato i loro pensieri. Fanno parte della saga che ho scritto, e hanno una loro posizione esatta.


Quanto ai miei personaggi, posso dire che nascono da immagini, da spunti che avevo dentro. Nel momento in cui mi sono messa al pc, sono venuti fuori da soli, con le loro caratteristiche che li rendono assai differenti eppure simili.


Ci sono attori o un modelli in particolare che incarnano perfettamente l'immagine che hai nella mente di questi due personaggi?

Ci ho pensato a posteriori, in verità. Samuel è sicuramente il più difficile. Non riesco a trovare un viso angelico e perverso come il suo, che rechi negli occhi tutto ciò che... no, non posso dire altro!! (spoilers!)

Se devo trovare un attore, penso ad Alessio Boni; per Oliver, è più semplice: Cliwe Owen è un buon punto di partenza... ma con lineamenti meno marcati. Più aristocratici.

Quali sono gli autori che ti hanno più influenzata?

Molti. I narratori contemporanei scozzesi in primo luogo: Rankin, Mc Call Smith e Welsh. Poi i grandi classici della letteratura inglese, per cui ho un'autentica venerazione; P. Gregory, La Ward; JK Rowling (assolutamente), e poi ancora molti altri... la lista è lunga. Sono del parere che si debba leggere moltissimo, e diversi generi, per poter scrivere bene.

Ci puoi svelare qualcosa sul tuo prossimo libro? Qualche succosa news in anteprima per noi?

Vorrei potervi dare qualcosa di succoso, come una pubblicazione... ma ahimè non ve ne è traccia! La saga di Moray Place 12, 3 volumi, è terminata e adesso sono all'opera su un progetto totalmente diverso. Spero di poter trovare un Editore ( con la E, appunto) coraggioso che si fidi delle mie storie e punti su di me, dandomi la possibilità di farmi conoscere. Non perché non mi sia trovata bene con la 0111, quanto per avere maggiore visibilità. E' inutile essere ipocriti su questo punto.


Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano in relazione agli autori esordienti?


Che è difficile, con barriere d'ingresso altissime e di difficile superamento. Si scrive troppo e si legge troppo poco, e questo a discapito della qualità. I tempi di risposta per un manoscritto possono arrivare ad un anno... sempre che te la diano, la risposta. E poi devi essere abbastanza fortunato da capitare nelle mani di un editor che non sia stanco di leggere strafalcioni. Passiamoci la mano sulla coscienza: noi autori non siamo dei campioni di grammatica e sintassi...

Hai siti o blog dove possiamo seguirti?


http://morayplace12.blogspot.com/
Vi aspetto!

Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?


Fate il tifo per me e tenete le dita incrociate... e grazie di avermi concesso la parola. Sei stata davvero gentilissima!

INTERVISTA A VIOLET FOLGORATA

venerdì 19 febbraio 2010

Cari Lettori,
vi avevo promesso questa intervista all'autrice per gennaio quando ho terminato la lettura del libro "Moonlight Rainbow" ma ahimè causa impegni non sono riuscita a farla prima di questo mese...
Comunque quello che conta è che ci sia no?? Quindi dopo una presentazione del romanzo andiamo a vedere quello che l'autrice Violet Folgorata ci racconta di lei e del suo romanzo.
Buona Lettura.


MOONLIGHT RAINBOW
Violet Folgorata
Mamma Editore
Collana: A cena col vampiro

Un’avventura che è una sfida al destino...
"Perché, scommettere sull’amore non può essere questione di vita o di morte”




Moonlight Rainbow è il secondo romanzo della serie dei vampiri dagli occhi viola.
Il libro è acquistabile tramite il sito della casa editrice al prezzo di 9,80 e senza spese di spedizioni aggiuntive arrivera direttamente a casa!


Trama:
Non tutti possono capire il disagio di essere immortali, ma il problema non può essere che serio per una dal cuore tenero come Elisabeth Rochester.
Poteva mai restare indifferente Ethan ai tormenti di Elisabeth? Lui, la quintessenza stessa del vampiro? Irruente e sfrenatamente innamorato di quella disastrosa ex umana che lui venera come una dea? La risposta è ovviamente "no". Non poteva.
A volte però, la riconquista della felicità è affare complicato, sopratutto per chi, dalla Scozia, neppure sospetta che, oltre la Via Francigena, si annidino ancora esseri antichi e misteriosi...


BOOKTRAILER DEL ROMANZO:





INCIPIT DEL ROMANZO:





INTERVISTA ALL'AUTRICE:

Ciao Monica ti ringrazio molto per aver accettato la mia proposta.
Parliamo un pò del tuo libro MOONLIGHT RAINBOW come mai questo titolo?


Nasce da un’esperienza fatta quando abitavo in pianura, in una sera di nebbia. In cortile, la luna sembrava a portata di mano. Era enorme e circondata da anelli colorati che sfumavano l’uno nell’altro. Dovevo essere ammattita, l’idea era più o meno quella. Poi la scoperta: l’arcobaleno di luna esisteva veramente! Così quando per Ethan e Liz tutto sta per cambiare, la luna li abbaglia con un segno davvero incredibile: Moonlight Rainbow, arcobaleno di luna.

E' il tuo primo romanzo oppure è già da tempo che coltivi questa passione?

La scrittura di narrativa nasce vent’anni fa esatti. E non bastano ancora; non tutto ciò che voleva esser scritto in Moonlight ha trovato la strada giusta per uscirmi dalle dita. Ma è come se la via sia stata aperta e le scene di In una gelida rosa, il seguito, stanno uscendo molto vivide, atterrano sulla pagina senza mediazione direttamente dal Maniero dei Rochester :-)

Hai in previsione un nuovo romanzo?

Più che in previsione è già in fase di stesura:-). È “In una gelida rosa” appunto. Sono trascorsi due anni dalla conclusione di Moonlight. Tutto comincia con il risuonare lugubre di una risata in una grotta, mentre a miglia e miglia di distanza Liz e Ethan aspettano con ansia l'arrivo di una misteriosa lettera... Uscirà il prossimo autunno.

Che bella novità! Il tuo nuovo romanzo sarebbe il quarto? Sono molto contenta...
Spiegaci un pò come ti è venuta l'idea di creare un mondo popolato da strani esseri che viene presentato verso il finale del tuo romanzo.


Sì il nuovo romanzo sella Saga dei Vampiri dagli Occhi Viola. Tutto nasce dalla soluzione data da Meyer all’inconciliabilità dei mondi Edward e Bella. Mi sono detta “ma che lezione è quella di questo romanzo?”. Intendiamoci l’intento di rivolgersi alle adolescenti con problemi di cibo indicando loro di accettare i mutamenti del corpo dell’età adulta, è condivisibile. Ma nello svolgersi concreto della vicenda, abbiamo un essere esiziale che sostanzialmente plagia Bella e a cui lei non si sottrae in buona sostanza, alla fine, morendo. Io avrei preferito un finale in cui a diventare umano fosse lui. Molte storie nascono così: per dare un finale diverso. Ricordi la storia vera di quella bancaria tedesca che utilizzava clandestinamente dei fondi per aiutare della povera gente? Poi è stata messa in galera. Ecco quella è una storia a cui a me piacerebbe cambiare il finale. Comincerei dicendo che in carcere, la signora incontra....
Dunque per creare la trasformazione dei vampiri in umani ho dovuto pensare a una realtà supernaturale complessa ispirandomi alla mitologia greco romana e alla storia della nostra Italia centrale. Ecco che compaiono carbonai, cavatori del marmo, ninfe. Sai che questi erano grandi anarchici? Si è delineato così sui nostri Appennini un esercito simile a quello dei partigiani che nella seconda guerra combattevano contro i nazifascisti. Non a caso il personaggio di Lenith è ispirato un po’ al personaggio di Leni Rifenstaal. La regista che curò le riprese delle Olimpiadi di Berlino nel Terzo Reich e che collaborò molto con Hitler.

Come ho chiesto anche a margaret qual'è il tuo processo creativo?? mentre scrivi fai qualcosa in particolare?

Bevo caffè, tiro su le gambe sul sedile della sedia dall’altra parte del tavolo. Ma questi dettagli esteriori non descrivono il mio processo creativo. Come accennavo l’idea stessa di una storia nasce per dare finali diversi a storie che conosciamo. A questo punto mi chiedo perché vorrei un finale diverso? Rispondendo a questa domanda ho la lezione magistrale, il messaggio, della mia nuova narrazione. Nel caso della bancaria tedesca potrebbe essere: “le leggi del cuore sono più importanti delle leggi di carta”. Bene dopodiciò mi chiedo a chi voglio raccontare la mia storia. Il lettore infatti entra nelle scene del romanzo a pieno titolo e accompagnandocelo mi devo chiedere sempre quale scena gli piacerebbe vedere, quali cose vorrebbe sapere e quali lo annoierebbero. È ciò che si chiama scegliere un genere narrativo. Ecco che a questo punto so che le scene forti da metà libro in poi, devono essere in crescendo, devono divertire il lettore che ho scelto. È il mio lettore immaginario a ispirarmi a questo punto. Incrociando le scene forti inventate pensando al lettore con la morale della favola ottengo una trama sommaria... A questo punto subentra la tecnica progettuale e di scrittura e l’inventiva si concentra sulla messa a punto dei personaggi...

Sono molto curiosa devo dire di sapere come sei (siete) riuscita a pubblicare il tuo libro essendo io una aspirante scrittrice.... è stato difficile? come avete deciso la casa editrice adatta?

È stato semplicissimo, è bastato convincere me stessa che storie seguite da 50 mila visitatori avessero buone chances di interessare anche il pubblico della carta stampata. A quel punto mi sono chiesta se io fossi la casa editrice adatta e mi sono risposta di sì. :-) Con altri dello staff è stato un po’ meno semplice. Ma la risposta delle vendite ha messo tutti a tacere. Tat’è che usciranno almeno altri quattro titoli della saga.

E come mai avete deciso di scrivere una serie a più mani??

Io e Gaiottina ci siamo conosciute su un sito di Fan Fiction... Eravamo abituate a scrivere e condividendo il medesimo contesto. Perciò anche nel nostro piccolo abbiamo deciso di delineare un mondo tutto nostro con personaggi che hanno dettato a Gaiottina una storia e a me un’altra. Non sono infatti libri a quattro mani. Sono libri a due mani ciascuno!

Quali libri ti piace leggere, hai preferenze? Al momento quale libro stai leggendo?

Vado a periodi, come credo tutti. Circoscrivo la risposta alla narrativa. Ultimamente leggo thriller americani, Deaver , Connely, Gerritsen. In questo settore l’autore che più amo è Scerbanenco e Simenon che però americani non sono :-). Come mainstream uno dei libri migliori che ho letto ultimamente è Le imperfezioni di Valerio Varesi, ho amato molto L’antidoto alla malinconia di Meldini, mi è molto piaciuto e lo consiglio a tutte Uto di Andrea De Carlo, Utz di Chatwin, Il mago di Maugham. E ancora il Benni di Pieveloce Achille che però richiede un lettore non culturalmente suscettibile. E questo della suscettibilità è un argomento di cui mi piacerebbe parlare se vorrai. Ma soprattutto, e veniamo a noi, sono andata in palla per Twilight and sequels, Harry Potter and sequels, La saga di Barthimeus, Georgette Hayer (che nessuno conosce oggi ma che per le cultrici del romance puro, assicuro è un esperienza insieme ai vertici del romanticismo e dello stile) ... Insomma l’artigianato letterario di marca anglosassone e direi di più, di marca britannica è il top secondo me. Faccio un esempio, l’hai mai letto Il giardino segreto della Burnet? Se non l’hai mai fatto corri a procuratene una copia. Poi c’è il settore, molto affascinante se fatto bene, della favola spirituale. Si va da Hesse a Coelho, a Marquez, a Buzzati, Borges., Saint-Exupery.. Ecco fino a “Dio su una Harley”, americano e carino, a “Il bambino con i pollici verdi” di Druon delicato, piccolo, perfetto.

A quale pubblico è rivolto il tuo libro e qual’è il messaggio che lanci al lettore?

Mi rivolgo alle ragazze e alle donne in genere. Se la saga di Twilight sembra esortare le ragazze ad affrontare il passaggio alla vita adulta, accettando i cambiamenti del corpo e superando la paura dell’altro sesso. Io dico che sì, all’inizio tutti i nostri meravigliosi ragazzi ci possono sembrare irraggiungibili eroi alla Ethan, e dico, che accettare la nostra femminilità ci consente di arrivare alla felicità, tuttavia in una seconda fase, dobbiamo saper accettare che il ragazzo che ci ama, smetta di essere un vampiro invincibile, bensì si riveli per colui che è: un ragazzo con mille sfaccettatura e con il diritto ad avere le proprie debolezze.
Dico insomma che una volta raggiunta la felicità, per mantenerla dobbiamo saper accettare che il ragazzo che ci ama torni ad essere un normale “umano” e che anzi dobbiamo amarlo per questo.

Bene non ho altre domande da farti c'è qualcosa che vorresti aggiungere prima di salutarci??

Sì un'esortazione, l’invito a tutte le ragazze, quando leggono romanzi o saggi e c’è una parola che non capiscono, di non smettere di leggere. Di affidarsi all’intuito, e passare oltre. Scopriranno che facendo così leggeranno di più e reincontrando le parole misteriose in contesti differenti esse sveleranno il loro significato. Poi l’invito a non creare ghetti, tra le parole, a non mettere in un cestino le parole sporche o gergali da non usare quando si scrive per esempio. Quando ci si deve esprimere, anche per iscritto, le parole si possono usare tutte. Ricordo che io e Gaiottina, l’autrice di La sedicesima notte, facemmo amicizia perché nel forum le scrissi: che stronza! Mi rispose con una filippica, beh rivendicai con lei e con voi ora l’uso buono dello “stronza”. Credetemi era una espressione di vero affetto:-). Altrettanto ci sono parole difficili, non vanno messe nel cestino delle parole “stronze” appunto, usate solo per mettere in imbarazzo chi legge. Sono parole magiche quelle perchè imparandole dànno potere a chi parla e chi scrive. Il potere di farsi rispettare, di farsi ascoltare. E questa è la lezione di Barbiana e di Don Milani.

L'intervista è conclusa. Ti ringrazio molto per la tua partecipazione e per la tua disponibilità... spero di poterti intervistare di nuovo se ce ne sarà occasione per il tuo prossimo romanzo.
Ti faccio anche i miei auguri per il tuo lavoro.

LA DANZA DELLE MARIONETTE di LUCA BUGGIO

domenica 3 gennaio 2010

Cari lettori,
Mi fa sempre piacere scoprire nuovi autori e soprattutto se i loro scritti mi interessano; così oggi ho il piacere di presentarvi un romanzo sui vampiri intitolato "la danza delle marionette" di un autore italiano: Luca Buggio che ho conosciuto tramite il mio blog!

Prima di addentrarci nel dettaglio del romanzo...
Ma come sono i vampiri di Luca?
Questo autore descrive questi signori della notte rispettando i canoni standard dei classici vampiri! Questi esseri soprannaturali escono solo di notte e cercano di passare inosservati tra la folla.
Le uniche cose che temono sono il sole, il fuoco e i loro simili e il resto... solo leggende! Ogni vampiro possiede una attitudine, che diventa il suo tratto distintivo, che può essere un vizio o una virtù.



Il libro nel dettaglio:

LA DANZA DELLE MARIONETTE



Trama:
Angus è un vampiro, un predatore che sceglie le prede con attenzione: solo chi fa del male ad altre persone. Le vittime delle sue vittime diventano i suoi protetti, prendersene cura lo fa sentire ancora vivo, amato. Umano. Ma ugualmente diviso tra un mondo a cui non sente di appartenere e uno che non lo riconosce più.

Kerri non ha avuto una vita facile, la sua infanzia è un incubo che vorrebbe dimenticare. Angus l’ha tolta dalla strada e lei è cresciuta e diventata forte al suo fianco, fingendo di non accorgersi dei suoi tanti misteri.

Galinder guida congreghe di vampiri dai tempi degli imperatori romani. Saggia guida per alcuni, spietato tiranno per altri. Indifferente alla sorte dei mortali, gli interessa soltanto mantenere il potere, alimentando gli intrighi che nascono alla sua corte.

Malakith ha un unico scopo nella sua millenaria esistenza: sconfiggere Galinder una volta per tutte. Nessuno scrupolo rallenta il suo cammino. Porta tempesta e si lascia alle spalle distruzione.

Suona la danza e le marionette si muovono a tempo di musica. Galinder e Malakith. I loro seguaci, i loro servi. Angus. E Kerri. Chi è che regge i fili?


Presentazione del libro di Luca Buggio:



Angus è un vampiro diverso dai suoi simili. Dà la caccia a coloro che fanno del male agli altri e si prende cura delle loro vittime, in virtù di un voto fatto alla memoria della moglie, della cui morte si sente colpevole da più di un secolo e mezzo.
E’ un personaggio conteso da una natura gentile e caritatevole e un’altra vendicativa e bestiale, proprio com’è diviso tra il mondo dei vampiri e quello dei mortali. Dei primi fanno parte esseri violenti, crudeli, capricciosi, indifferenti, malinconici: tutti alla ricerca di un modo per sopravvivere ad un’eternità di notti sempre uguali. I mortali di cui Angus si circonda appartengono ad un mondo di reietti ma ricco di grande umanità: insegnanti, preti, ex-prostitute, baby gangster, barboni, ciascuno con il suo bagaglio d’esperienze, simboli e linguaggi.

La “danza delle marionette” che fa da sfondo alla vicenda è quella del “Dominus” Galinder, leader dei vampiri della metropoli, della sua “figlia” ribelle Malakith e del filosofo Policlete. Una partita a scacchi in cui Angus si trova ad essere pedina suo malgrado, e che è obbligato a giocare fino in fondo per la sua esistenza e quella delle persone che ama. Il motivo conduttore della trama è tuttavia un’altra danza, quella tra Angus e Kerri, la direttrice della Fondazione che accoglie i protetti del vampiro buono. Kerri è ostinatamente innamorata di colui che la salvò dalle tenebre, cresciuta al suo fianco fingendo di non accorgersi della sua palese seppur mascherata diversità. Angus ha bisogno di amore, dei suoi protetti ma innanzitutto di Kerri, per sentirsi ancora vivo e “umano”.

Ho collocato la storia in una metropoli di fantasia, che nel romanzo non viene mai nominata, e in un periodo che va, non a caso, tra il 2 novembre e il 25 dicembre. La morte e la nascita. Mi piace pensare alla Danza delle Marionette come a una metafora. La cornice in cui avvengono le vicende è realistica ma non reale, perché non volevo “ancorare” la storia ad un luogo fisico che ne avrebbe forse limitato l’interpretazione. Non so se è stata una scelta giusta. Come in molte cose, ho seguito l’istinto. E’ vero, d’altra parte, che la città di Angus e Kerri è chiaramente riconoscibile come nordamericana. Avevo bisogno di un’ambientazione caratterizzata da forti contrasti sociali, un posto dove puoi trovare un mendicante che vive a due passi da un miliardario nella totale indifferenza di tutti. Un posto dove possono “sparire” delle persone senza che nessuno si chieda che fine hanno fatto. Un posto dove dei vampiri possono prosperare senza suscitare sospetti.


Recensione del romanzo
a cura di Silvia Lo Sardo

La lettura è stata piacevole, mi è piaciuto molto fantasticarci su questa storia, sembra un film: lo vedi, lo senti, scorre veloce in tutte le sue dinamiche, un film avvincente.
Io però amo la “lentezza” e quindi ringrazio di questa versione scritta che mi permette di immaginare e dilatare emozioni e immagini nel rispetto dei miei tempi.
Dovrei rileggerlo almeno altre dieci volte, perché sono sicura di essermi persa aspetti importanti, perché questo libro è ricco di sfaccettature diverse, riferimenti da approfondire, di piani che si sovrappongono, di complessità profonde, “abbondante” come la vita.
La mia criticità è che non amo il genere fantasy e nemmeno la ricchezza di personaggi e di intrecci che il racconto propone. E’ un mio limite.
Semplifico conservando dentro me la storia di un vampiro buono, egli vive nel rimorso di avere ucciso la moglie ed espia il suo peccato dedicandosi a chi vive ai margini della società, si nutre dei “cattivi” e protegge i buoni; la volontà degli individui non è sufficiente, in questo racconto, a determinarne la libertà e la giustizia degli eventi.

La storia è coerente, si snoda, dall’inizio alla fine, fluente; è raccontata in modo efficace da un narratore esterno che però lascia “sentire” gli stati emotivi più intimi dei suoi personaggi.
E’Angus il maestoso protagonista che si muove in un’America ben ambientata e suggestiva nel periodo invernale e natalizio che va dal 2 novembre al 31 dicembre.
Trovo azzeccatissimo anche il periodo scelto, nella mia esperienza le disavventure e difficoltà maggiori coincidono con questo periodo dell’anno, è il periodo delle svolte, delle rinascite, della crescita personale.
Bella la figura di Kerri e fantastica Erin, Chris è per me la speranza di un futuro più trasparente, anche se so che nella vita dove ci sono segreti si alimentano patologie e negatività e conflitti, insomma l’impossibilità di poter essere veramente liberi.
Chris per me è potenzialmente libero, ho amato il personaggio già nella prima versione.
Convengo che sebbene i personaggi siano innumerevoli e su molti, specie sui non umani, non mi sia soffermata molto, tutti contribuiscono al senso profondo del racconto e tra le diverse metafore assolvono ad una precisa funzione nel procedere della storia, sembra di vederli perché ben descritti, chiaramente caratterizzati e credibili. Non mi pare ce ne siano di inutili o di poco delineati, sono tutti molto “vivi”, paradossale questo per i vampiri soprattutto; è espressione per me di un pensiero al quale sono molto legata, cioè che l’aggressività in sé è una forza, è espressione di vita e non va soffocata.
Mi sembra di leggere anche, in questo racconto, un modo di vedere le cose con un eccesso di senso di “espiazione”. Angus soprattutto vuol pagare un conto del passato per l’eternità, assumendosene una totale responsabilità, precludendosi un presente nel timore anche di un futuro, la stessa scelta farà Kerri.
E’ un racconto che intende la vita con l’aspetto della “pianificazione” e di molto “controllo” di molta responsabilità verso gli altri (i puri, i bambini, i ragazzi, i malati) ma che diventa autodistruttiva per chi però non riesce ad avere compassione di sé.
C’è molta vita vera in questo racconto fantasy, genere che ho detto di non amare ma al quale, in questo caso, mi sono appassionata. Mi sembra anche molta ricerca di sicurezza e di verità. La nostra vita però è movimento continuo, instabilità.
La stabilità e la sicurezza esterna sono solo illusioni.
E’ l’accettazione dei propri limiti l’energia dell’affetto e dell’amore verso se stessi.
Nessuno può essere perfetto, neppure un vampiro credo.
Ho imparato che quando non ci sentiamo capaci e bravi subentra una spinta di crudeltà verso noi stessi.
E’ questa, per me, la trappola.
Ho rivisto aspetti anche miei in questo libro ed ho intrapreso durante la lettura un monologo interiore con me stessa per vedermi, nella mia verità, con fiducia, senza giudicarmi, io che tante volte marionetta sono stata ma che, grazie anche a questo racconto, cammino verso la mia libertà di essere umano.


Conosciamo meglio l'autore:

Luca Buggio è nato a Torino il 15 luglio 1966; laureato in Ingegneria, affianca alla sua attività la passione per il teatro e per la narrativa. La Danza delle Marionette è il suo primo romanzo e deve l’ispirazione ad una lunga esperienza nel mondo del volontariato: anche se i personaggi e le vicende della storia sono di pura fantasia, le emozioni che la pervadono sono reali, fino all’ultimo sorriso, fino all’ultima lacrima.

sito dell'autore: http://www.lucabuggio.it/

MARGARET GAIOTTINA: LA SEDICESIMA NOTTE

venerdì 1 gennaio 2010

1° ROMANZO DELLA COLLANA "A CENA COL VAMPIRO" DI MAMMA EDITORE


LA SEDICESIMA NOTTE

Margaret Gaiottina

Ethan sarebbe diventato presto il suo sposo...
Liz era ancora umana...


BOOKTRAILER:


INCIPIT:


Trama:
Ethan Rochester ha un volto autentico e umano e, seppur cristallizzato nella sua perfezione assoluta e nelle sue brucianti crisi di coscienza, si impone come appassionato e audace, in grado di spingersi oltre i limiti della sua naturale prudenza e istinto di protezione verso la donna della sua vita. Ethan si lascia tentare dall’amore per Liz, ne vive le implicazioni, i drammi, i tormenti e le tentazioni con intensità propria di chi ama veramente. Riuscirà finalmente a dare forma ai desideri più nascosti e ad affrontare gli istinti più segreti. Cosa accadrebbe a chi volesse interferire con l'armonia dei Rochester durante la prima notte di nozze? E se dalle fiamme scaturissero tre angeli vendicatori? Questo libro è dedicato a chi vorrebbe vivere insieme ai protagonisti della saga attimi di intensa e indimenticabile passione.


ESTRATTO:
...Sei pronta a soddisfarmi stanotte?» ora mi guardava con i suoi occhi blu profondi, il suo sguardo era malizioso e tentatore, la sua bocca piena era piegata nel mio sorriso preferito e con l’altra mano percorreva la mia guancia con una carezza di
velluto...


...Mi sento impazzire, l’autocontrollo in questa posizione diminuisce anziché aumentare, vorrei solo strapparle i vestiti di dosso e avventarmi su di lei per nutrirmi del suo dolce nettare e possederla con violenza. Il pensiero sembra essersi formulato da solo nella testa e anche se lo vorrei, non posso tornare indietro e immaginare di non averlo fatto. Apro per un attimo gli occhi, amareggiato e confuso: con violenza? No non posso, non è la mia preda, è la mia donna, l’amore della mia vita...



INTERVISTA ALL'AUTRICE:

Oggi ho il piacere di presentarvi la scrittrice emergente Margaret Gaiottina con il suo primo libro "la Sedicesima Notte" (che vi ho già presentato):


Ciao Margaret,
sono felice di poterti intervistare per il mio blog Diario di Pensieri Persi, e ti ringrazie per aver acconsentito alla mia richiesta di rispondere a qualche domanda riguardo il tuo libro "La Sedicesima Notte" edito da Mamma Editore.


Ciao Alessandra, innanzitutto desidero ringraziarti molto di questa iniziativa e dell'ospitalità sul tuo blog.

Ok, allora cominciamo con la prima domanda:
Quando scrivi, ascolti della musica, ti isoli? Raccontaci come avviene per te il processo creativo.


Mi viene un po' da sorridere a dover descrivere come si svolge il mio processo creativo, perchè non faccio nulla di quanto si potrebbe immaginare, come isolarmi o ascoltare musica appunto. Sono sempre indaffarata tra il lavoro e la famiglia, come un po' tutte noi, quindi le idee mi turbinano nella testa nei momenti più impensati e magari inappropriati della giornata (Non dimentichiamo che il mio genere è il romanzo sentimentale, audace e passionale). Poi, la sera, quando la giornata è finalmente quasi finita, mi metto al computer e cerco in qualche modo di dare ordine ai miei pensieri.


Ricordi quando hai scoperto il piacere della lettura e con quale libro?

Ho iniziato a leggere precocemente i fumetti, ero veramente un’appassionata. Poi, è venuta la volta dei classici, quelli imposti dalle insegnanti al liceo e la lettura è diventata quasi un obbligo. Non capivo proprio perché mi toccasse leggere Herman Hesse che proprio non digerivo…Poi , quando ho potuto finalmente scegliere, ho capito che mi piacevano soprattutto i thriller: Jeffrey Deaver e Dennis Lehane. Ma anche Ken Follet (Ho adorato” Una fortuna pericolosa”) e l’impareggiabile Gabriel Garcia Marquez, insomma ho iniziato a scegliere davvero.

Che libri porteresti su un isola deserta?

Senza dubbio “Cent’anni di solitudine”

Pensando ad una futura trasposizione cinematografica del tuo romanzo che sceglieresti per interpretare i due protagonisti Ethan e Liz?

In realtà i personaggi del mio libro sono stati creati insieme a Violet Folgorata, autrice del libro Moonlight Rainboow, che fa parte anch'esso della saga "A cena col vampiro"e ha per protagonisti i vampiri della famiglia Rochester. Ebbene, mentre con Violet tratteggiavamo insieme i nostri personaggi, lei propose di identificare Ethan, nel nostro immaginario, con Josh Hartnett, che forse avete presente, ma ecco una foto:



Il nostro Ethan, insomma, è Josh e ha occhi blu come l'abisso marino, che diventano viola per il desiderio fisico così come per il desiderio di sangue.
Per Elisabeth è un po' più complicato, perchè non abbiamo pensato ad un personaggio preciso. L'abbiamo descritta come castana con i capelli ricci indomabili, miope ma che si rifiuta di portare gli occhiali...Insomma io, a dire il vero, pensavo un po' a me stessa e credo che qualunque ragazza normale possa identificarsi con Liz.
Ecco, direi proprio così: se ci fosse una trasposizione cinematografica del mio libro, chiederei a tutte voi ragazze normali di proporvi per la parte di Liz, accanto al magnifico Josh!


Visto che hai accennato a Folgorata... ci parli un pò di come è nato questo gruppo, dove vi siete conosciute, da dove è partito il tutto?

Dunque, le cose sono andate così: postavo la mia fiction ispirata a Twilight su "Edward & Bella Italian Forum" e si trattava di una storia veramente molto trasgressiva.
Forse, proprio per i contenuti scabrosi, o per altro,non saprei, ma la storia era molto seguita e io ovviamnte gongolavo e scrivevo. Fino a quando non mi imbattei nel commento di Folgorata, che gridava allo scandalo di fronte a tanta disinibizione e audacia. Ne sono nati una serie di battibecchi e scontri accesi, sui nostri diversi approcci alle storie e anche su temi più ampi e profondi. Io, ovviamente, ricambiavo il favore commentando la sua storia, anch' essa molto seguita, che accusavo di essere bacchettona!
Però, nonostante gli attriti, i commenti di Folgorata mi facevano sempre riflettere molto, perchè colpiva al cuore ogni problema e ogni dinamica della mia storia, e anche di me stessa come persona se devo dirla proprio tutta.
Piano piano ho scoperto che dietro questo nickname fantasioso si celava una giornalista professionista di grosso calibro e una donna con attributi notevoli. Ne è nata un'amicizia profonda. E' stata lei a creare il gruppo del Bloody Roses Secret Society, un 'unione femminile formata da noi due e da altre ragazze, una piccola scuola di scrittura in cui leggiamo a vicenda i nostri lavori, ci corregiamo, ci consigliamo, alla continua ricerca della formula per il romanzo perfetto.


Qual è il tuo personaggio preferito o se ce ne è uno in cui ti riconosci di più.

Il mio personaggio preferito è...c'è bisogno che lo dica? E' Ethan Rochester ovviamente.
Gli ho attribuito tutte le caratteristiche fisiche per essere un uomo ideale ma non solo. Quello che ho cercato di costruire con accuratezza è soprattutto il temperamento di Ethan. Ho provato a renderlo non solamente bello, perchè dobbiamo riconoscerlo, non basta, infatti, talvolta, noi donne siamo attratte da uomini non bellissimi (anche se non è di certo il suo caso). Ho cercato di dargli quel carattere sicuro e un po' spavaldo che ci calamita irresitibilmente, unito alla passione di cui noi tutte abbiamo bisogno e al fascino un po' del malandrino che ci fa inesorabilmente capitolare. Insomma, un uomo bello e basta non sarebbe stato sufficiciente. Ma soprattutto, gli ho dato una caratteristica che è l'emblema della seduzuione: l'ho reso vampiro.
Quello che attrae anche me dell'essere vampiro di Ethan, è soprattutto il suo non rinnegare la natura sanguinaria della sua specie. Ci sono dei momenti nel romanzo, in cui Ethan per difendere il suo amore compie dei gesti efferati, agisce con violenza e ferocia inaudita.
Insomma, si comporta da vampiro sanguinario qual'è! Questo lato del suo carattere, il voler proteggere anche con la forza i suoi affetti e i suoi amori, mi ha intrigata molto.


Mi hai accennato allaa fan fiction È il tuo primo libro o hai già scritto altro?

Si tratta del mio primo libro e non ho mai scritto null'altro in assoluto. Ma soprattutto non ho mai pensato ad una pubblicazione prima ad ora. Ho iniziato la fanfiction per puro divertimento e passatempo e poi, all'improvviso, si è evoluta in questo progetto articolato e impegnativo.
Ma "La sedicesima Notte" non sarà l'unico romanzo, perchè la collana "A cena col vampiro" conterrà ancora altri libri e non solo miei.


E' uscito il romanzo la sedicesima notte... cosa ci puoi raccontare di questo libro?

Cosa posso dire di questo libro…vediamo…Che è innanzitutto una storia d’amore, che tratteggia con le tinte accese della passione un sentimento talmente forte da affrontare anche la morte, e vincerla. E’ dedicato in modo particolare a tutte quelle donne che si sentono normali, che sono realmente normali, ma che sognano di incontrare un uomo speciale che le ami con tutto se stesso e che sfidi ogni pericolo per averle.

Come hai sviluppato la tua idea sui vampiri?

Il vampiro è un personaggio che affascina, impaurisce ed ammalia. E’ il brivido mescolato al desiderio che forma una miscela esplosiva che definirei un’ irresistibile tentazione. I miei vampiri non hanno timore di essere sanguinari, non rinnegano la loro natura, anzi la assecondano e ciò, a mio avviso, li rende ancora più sensuali.

Ci sono autori di riferimento, modelli che ti hanno influenzata o segnata?

Sono un’ammiratrice della Ward, e, senza dubbio, la saga della Meyer mi ha ispirata non poco. Della prima mi ha ammaliato il tratta deciso che ha saputo dare ai suoi vampiri, mascolino e aggressivo. Dei vampiri della saga di Twilight ho adorato la sensibilità e l’umanità. Poi, devo ammettere che sono un’estimatrice del più grande difetto che è stato trovato a quest’autrice, ovvero la cura e l’attenzione per i particolari e per i piccoli gesti.

Da dove nasce la trama del libro? questa guerra centenaria tra Rochester e Quirites?

Era necessario creare un antagonista importante per la famiglia Rochester, sanguinario e spietato. Nel mio immaginario, mio e di Violet Folgorata che in questo è molto più brava di me, abbiamo scelto la figura di Lenith, ermafrodita sanguinario e capo dei Quirites .Il personaggio è liberamente ispirato a Leni Riefenstal ,ex fotografa di Hitler e rappresenta ovviamente il male.

Come mai hai scelto come ambientazione principale la Scozia?

I paesaggi scozzesi sono formidabili, il clima è freddo, la vegetazione è lussureggiante. Ci sono numerosi castelli nella campagna scozzese che rimandano alle descrizioni che ho fatto dell’abitazione dei Rochester. E poi, non dimentichiamo ci di Lochness, dove si svolge una battaglia importantissima per i miei protagonisti, che è proprio in Scozia!

Ci sono alcuni punti della storia che sono liberamente iscirati alle tue esperienza personali? (togliendo il fattore vampiri :)?

Ovviamente ho messo un po’ di me nella storia, D’altra parte è il frutto della mia fantasia e non potrebbe essere altrimenti. In realtà non ci sono delle parti precise ispirate a fatti realmente vissuti o accaduti, ci sono solo atmosfere, sensazioni sentimenti che un po’ mi appartengono e un po’ sono propri dei miei personaggi.

Ci puoi anticipare già qualcosa del tuo prossimo libro per la collana a cena col vampiro?
E del libro raining star?


Il mio prossimo libro tratterà sempre dei Rochester alle prese con nuove avventure e nuovi amori...Non posso dire nulla di più tranne che, alcuni personaggi che in "La Sedicesima Notte" sono stati solo tratteggiati entreranno in scena per bene.

"Raining Star" è il terzo libro della saga "A cena col vampiro" e privilegia l'aspetto più romantico e sentiimentale della storia tra Ethan ed Elisabeth.
Io adoro ritrovare i miei personaggi, anche descritti da altre autrici, e credo che anche voi apprezzerete questi cambi "di penna" che consentono di accontentare il pubblico più diverso, quello più sentimentale come quello più deciso. Unica raccomandazione: ho sentito alcune ragazze che vogliono ricostruire l'ordine cronologico degli accadimenti e leggere i libri in ordine diverso da quello di pubblicazione. Io consiglio assolutamente di non farlo. I libri vanno letti in ordine di pubblicazione, in sequenza così come li ha concepiti l'editore, solo in tal modo andranno a formare un unico disegno della storia incredibile ed affascinante di questa famiglia.



Infine, vorrei aggiungere solo una piccola considerazione. Sono una normalissima ragazza trentacinquenne, come il mio personaggio femminile, Liz, e come le mie lettrici. Mi è capitata per caso questa bellissima opportunità e non passa giorno, da quando sto vivendo quest’avventura, che io non sorrida al pensiero di aver realizzato un sogno talmente nascosto in fondo ad un cassetto da essere persino quasi dimenticato. E non so se l’ho meritato davvero ma ormai è andata così. Grazie a chi mi ha dato fiducia.



Ringrazio Margaret per il suo intervento per questo blog e per la sua disponibilità.
Alessandra
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