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INTERVISTA A MOLLY GREENHOUSE

martedì 2 novembre 2010

Cari lettori,
diamo oggi il benvenuto ad un'altra scrittrice esordiente questa volta di fantasy: Molly Greenhouse aka Monica Serra che ci presenta il suo romanzo d'esordio.

-Ciao Molly è un piacere per me ospitarti nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti andrebbe di presentarti ai lettori? Ciao. Innanzitutto, il piacere è mio. Questo è un blog davvero interessante e so che è molto seguito: sono lieta di essere tra gli ospiti! Mi presento brevemente. Molly Greenhouse è una dinamica quarantaduenne che ha finalmente deciso di dedicarsi “sul serio” alla sua passione di sempre, cioè scrivere. Il mio primo romanzo è Cuore di Drago, un fantasy pubblicato nel 2009 con la casa editrice Runde Taarn. Non fatevi ingannare dal nom de plume: in realtà, sono italianissima. Molly è un vezzeggiativo con cui mi chiamano gli amici (il mio nome è Monica) e Greenhouse non è altro che la traduzione letterale in inglese del mio cognome (Serra). Avendo scritto un romanzo fantasy, mi sembrava simpatico usare un nome di fantasia nel proporlo e la scelta di mantenerlo per la pubblicazione è stata condivisa con l’editore. D’altronde, anche la mia scrittrice fantasy preferita, Robin Hobb, usa un nome d’arte… magari può essere di buon augurio!


-Qual è il tuo rapporto con la scrittura e cosa rappresenta per te? Quando hai scoperto questa passione?
Non saprei immaginare la mia vita senza scrivere: è un po’ come respirare, indispensabile per sopravvivere. Trovo che liberare i miei pensieri attraverso una storia sia estremamente rilassante e ho finalmente trovato il coraggio di condividere questo mio piacere con gli altri. In realtà, non saprei dirti quando ho scoperto di amare la scrittura. Alle scuole elementari scrivevo favole e racconti per i miei compagni e da lì in poi ho sempre scritto, ma tutto finiva sempre in un cassetto. Poi, dopo un periodo difficilissimo in cui scrivere mi ha aiutata a scacciare molte paure, ho finalmente trovato il coraggio di mettermi in gioco e Cuore di Drago dimostra che non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni.


-Cosa fai di solito mentre scrivi? Hai un particolare processo creativo?
Il processo creativo da cui nascono le mie storie è un po’ particolare. L’idea può avere origine da un paesaggio, da una frase, da un volto. Lì per lì, quando mi rendo conto che qualcosa mi ha colpita, butto giù poche righe sul primo pezzo di carta che mi capita (con grande angoscia dei miei familiari, che sono sommersi da “pizzini”…)
A poco a poco, attorno a quelle quattro parole, cominciano a presentarsi personaggi, luoghi e storie e allora comincio a raccontare ciò che accade. I personaggi iniziano ad agire sulla spinta che io ho dato loro e poi si animano di vita propria. Più di una volta mi è capitato di dover rimettere mano alla trama di una storia già scritta per colpa di qualche “out-sider” che veniva prepotentemente alla ribalta. Seguendo i personaggi, attraverso i luoghi in cui essi si muovono, la storia prende corpo e io scrivo tutto ciò che vedo accadere, anche in modo temporalmente incoerente. Raramente so dove una storia va a parare, ma quando ho accompagnato i protagonisti al finale, a quel punto inizio il “montaggio”. In effetti, è un po’ come accade per un film: ordino le sequenze e le sistemo in modo che la storia segua finalmente una linea temporale logica, dopodiché inizio la revisione. Questa è la parte che mi piace di più, anche se ti assicuro che è faticosissima: tra una scena e l’altra cominciano a inserirsi episodi che in un primo momento mi erano sfuggiti, oppure personaggi che avevo inizialmente creato come secondari fanno qualcosa che mi costringe a dar loro uno spazio imprevisto, con conseguente necessità di riscrivere gran parte del racconto.


-A cosa ti sei ispirata per scrivere il tuo romanzo d’esordio "Cuore di Drago"?
Cuore di Drago nasce dalla necessità personale di ritrovare un equilibrio perduto. Il percorso che ho voluto raccontare nel libro è quello di una ricerca, la stessa che io ho dovuto affrontare dopo un difficilissimo periodo della mia vita. Ambientare la storia in un mondo fantastico, ma tuttavia credibile, è stato fondamentale. Trovare la spada forgiata dal cuore dell’ultimo drago significa per ciascuno dei personaggi arrivare alla stabilità e da questa ricerca usciranno un po’ tutti vincitori, come è stato per me.


-Qual è stata la gestazione del romanzo? L’idea iniziale, successivamente, come si è sviluppata?
Tutto è nato da un paesaggio. Ero in vacanza in montagna, ma dato che non so sciare, mi godevo il sole e il panorama. Guardandomi intorno mi sono resa conto di trovarmi in un posto incredibilmente adatto ad ambientarci una storia fantastica. Così, a pagina 71, potete leggere l’idea da cui è partita la mia avventura: una valle innevata, avvolta dal silenzio ovattato e severo dei monti che la circondano… Tutto intorno a questa descrizione, la trama si è tessuta quasi da sola e i personaggi sono comparsi via via che la storia prendeva forma.


-Dalle tue descrizioni si nota che ami molto le montagne. Hai trovato ispirazione per l’ambientazione del romanzo nei luoghi in cui vivi?
Amo molto viaggiare e nelle mie descrizione c’è tanto di quello che ho visto. Le montagne sono un’ambientazione ideale per un romanzo fantasy: il paesaggio montano è solenne e senza tempo e si è prestato in maniera perfetta al mio Cuore di Drago. E chi vive nella mia zona (pochi chilometri a nord di Roma) riconoscerà certamente Roccantica, per cui mi sono ispirata al magnifico castello di Bracciano.


-Personalmente ho molto amato Annya: è una ragazza forte ma nello stesso tempo ricca di umanità, un personaggio particolarmente riuscito. Quanto c’è di Molly in lei?
Ho cercato di dare una caratterizzazione ben precisa a ciascun personaggio, dotando anche i “buoni” di qualche difetto che potesse renderli verosimili e interessanti. Annya è sicuramente un personaggio che mi rappresenta, anche se credo di aver messo un po’ di Molly in tutti quelli che compaiono nel romanzo. Tra le figure femminili mi è particolarmente cara Rhian, ma il mio preferito è Yorik: lo trovo tremendamente umano, nonostante sia depositario di grandi poteri. Il mio unico rammarico è quello di aver dato poco spazio alla figura dello Stregone: sarebbe stato interessante approfondire la sua personalità arrogante e dissacrante al tempo stesso, ma nel contesto della trama non era essenziale, così mi sono limitata a farlo comparire solo per il tempo strettamente necessario..


-Cosa caratterizza questo romanzo? Secondo te qual è il suo punto di forza e per quale motivo i lettori che ti stanno leggendo dovrebbero acquistarlo?
Un appunto che mi è stato mosso riguarda la brevità del romanzo, che invece io ritengo uno dei suoi punti di forza. In effetti, Cuore di Drago è un po’ “anomalo” rispetto a una tradizione che vuole il romanzo fantasy lunghissimo e magari suddiviso in più volumi. Il libro è autoconclusivo e la trama si svolge in modo lineare e completo nell’arco delle circa 200 pagine che la compongono. Il mio obiettivo era quello di accompagnare il lettore attraverso la storia senza annoiarlo, in modo da farlo arrivare alla fine con il rammarico di dover girare l’ultima pagina e chiudere il libro. Spero di esserci riuscita.


-Pensi di dedicarti ancora al fantasy? Quali sono i tuoi autori preferiti?
Credo di aver trovato nel fantasy il modo migliore per esprimermi. Il genere si presta egregiamente a una manipolazione della realtà che permette di dar vita a storie credibili senza dover dare troppe spiegazioni logiche a ciò che accade, intrattenendo, divertendo e facendo sognare il lettore. Per farvi capire meglio, io considero il fantasy un po’ come l’evoluzione moderna della fiaba. Personaggi, temi e ambientazioni derivano di certo dai racconti fantastici che parlano di castelli, principi, maghi e foreste incantate. Purtroppo il mondo moderno non tratta il genere con lo stesso rispetto che gli veniva dato in passato: di sicuro, le fiabe godevano di maggior considerazione di quella conferita ai giorni nostri ai romanzi fantasy, considerati un sottogenere, soprattutto in Italia. Eppure esistono dei fantasy che sono autentici capolavori.
Per quanto riguarda i miei autori preferiti, è una domanda da un milione di euro. Certamente sono molti e ad essi cerco di ispirarmi. Diciamo che vorrei avere la scrittura limpida e coinvolgente di Robin Hobb, la straordinaria capacità di caratterizzare i personaggi e di intricare le trame di George RR Martin e la fervida, incredibile fantasia di Neil Gaiman. E se ogni tanto facesse capolino tra le righe lo humor irresistibile di Terry Pratchett, sarei la scrittrice fantasy perfetta!


-Questa è la tua prima pubblicazione. Ci parli un po’ della tua ricerca di una casa editrice e di come sei riuscita a pubblicare? Un' esperienza positiva o negativa?
La ricerca dell’editore è stata mirata: se scrivi fantasy, è inutile inviare il manoscritto a una casa editrice che pubblica saggistica o gialli. Tra le varie proposte editoriali (alcune interessanti, altre assolutamente “indecenti”), ho scelto quella di una piccola ma seria casa editrice, Runde Taarn, che vorrei qui ringraziare per avermi dato la possibilità di vedere realizzata la mia creatura. Mi sono trovata molto bene con loro, sono dei professionisti seri e competenti. Il lavoro che ha preceduto la pubblicazione è stato ineccepibile (poche le correzioni, per la verità, ma dove sono state fatte, il testo ne ha beneficiato in chiarezza) come posso dirmi soddisfatta per quanto riguarda l’aspetto promozionale (l’editore ha organizzato presentazioni “corali” e individuali in tutta Italia, la prossima la farò a Roma il 27 novembre alla Libreria Caffè Letterario Mangiaparole assieme ad un altro autore fantasy esordiente). Direi quindi che è stata un’esperienza positiva e spero di lavorare ancora con loro.


-Cosa ne pensi da autrice del panorama editoriale legato agli esordienti? Quali pensi siano i difetti e cosa dovrebbe essere migliorato?
Qui tocchiamo un tasto dolente e rischiamo di aprire una discussione infinita. Nel nostro paese, purtroppo, vige il malcostume di approfittare delle situazioni. Nel campo dell’industria libraria, molti si autodefiniscono editori e cercano di far leva sulle velleità e sui sogni di chi si presenta con un manoscritto per spillargli dei soldi. Non mi riferisco a case editrici che magari chiedono un piccolo contributo all’autore (il più delle volte l’acquisto copie proposto è minimo rispetto alla tiratura del libro) perché non si chiamano Mondadori o Feltrinelli, ma a quei cosiddetti editori che fanno annunci roboanti e privi di ogni fondamento per convincere lo scrittore a “pubblicarsi”, spendendo un sacco di euro e dovendo poi dannarsi per occuparsi personalmente della distribuzione. Questo è uno dei motivi per cui ci sono in circolazione diversi prodotti di qualità mediocre, anche se non me la sento di generalizzare, dato che tra gli “autoprodotti” ho conosciuto moltissimi scrittori di indubbio valore. Abbiamo tanti bravi autori in Italia, ma spesso i grandi editori preferiscono puntare su nomi stranieri per motivi prettamente economici. Questo è vero soprattutto nel genere fantasy: il mio pseudonimo (nato per gioco, come dicevo all’inizio della nostra chiacchierata) è stato mantenuto appunto per motivazioni commerciali.


-Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già un altro romanzo in fase di scrittura o in fase di pubblicazione? Puoi darci qualche news?
Il mio secondo romanzo è già in mano agli editori, posso solo anticipare che ho cercato di staccarmi dai cliché (stavolta, niente draghi) e che il risultato finale ricorda i romanzi cavallereschi: spero di potervi dare presto notizie più dettagliate. Per il resto, sto lavorando a un altro paio di idee, sempre in ambito fantastico, anche se in questo periodo sono concentrata a combattere una battaglia personale molto difficile (gravi problemi di salute, purtroppo, ma io non demordo). Se ne avete voglia, potete leggere mensilmente le mie recensioni (ovviamente, di libri fantasy) sul sito "http://www.temperamente.it"
-Hai blog o siti dove possiamo seguirti?
In attesa di creare un sito internet, potete aggiungervi alla pagina di Molly Greenhouse su Facebook, dalla quale vi terrò aggiornati sulle novità.


-Questa era l’ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Spero di aver incuriosito i lettori, invogliandoli a trascorrere qualche ora fuori dalla realtà con i miei personaggi, e voglio nuovamente ringraziarti per avermi ospitata in questo spazio e per il grande lavoro che stai facendo in favore degli scrittori emergenti, per i quali sono fondamentali il passaparola e la visibilità.

INTERVISTA A IAVY DRAKE

venerdì 3 settembre 2010

Ciao Lisa benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers ti va di presentarti ai lettori?
Ciao Alessandra, con vero piacere, mi chiamo Lisa in arte Iavy Drake, ho 27 anni e lavoro nella grafica pubblicitaria, lo scrivere per me è diventata una passione che coltivavo ogni giorno fino a quando non ho deciso di provare a buttarmi e così è nato il mio libro d’esordio “Between ligh and darkness”.

Qual è la cosa più bella dell'essere una scrittrice?
Per me è l’esprimersi, non sono mai stata brava a spiegarmi a parole così fino dalla tenera età scrivevo per fare capire a chi leggeva emozioni, stati d’animo che provavo.


Ricordi quando hai scoperto il piacere della lettura e con quale libro?
Ho cominciato a leggere molto tardi avevo già finito le superiori, il libro era stato Il prigioniero di Azkaban il terzo libro di Herry Potter della Rowling e da lì non ho più smesso di leggere.

Fai qualcosa in particolare mentre scrivi? Parlaci del tuo processo creativo.
In genere ascolto musica è lei che mi accompagna nelle mie avventure notturne creandomi sensazioni e stimoltandomi nell’immaginazione.

Quali sono stati gli scrittori e i libri che più ti hanno più influenzata?
Cate Tiernan è stata determinante con la sua saga sulla Wicca, invece la fine di Breaking Dawn mi ha spinto a scrivere il mio primo romanzo anche se non ha niente a cui vedere con i vampiri, ma tante altre mi ispirano ogni giorno esempio Keri Arthur, Colleen Gleason, la stessa Rowling insomma chi più ne ha più ne metta.


Qual'è stato il tuo percorso di pubblicazione?
Ero dubbiosa se pubblicarlo, poi alla fine mi sono buttata ho scelto 7 case editrici che pubblicavano emergenti e trattavano il ramo del fantasy e poi ho inviato il racconto, tre delle quali mi hanno risposto e ho scelto l’offerta più vantaggiosa per me.


A cosa ti sei ispirata per scrivere il tuo primo romanzo Between light and darkness? Come si è sviluppato successivamente?
La base di partenza è nata da un incubo avuto in adolescenza che ancora oggi ricordo così da quello ho creato e immaginato i personaggi e la storia fino a renderlo un romanzo.


Quanto di te stessa c'è nella protagonista del romanzo?
Molto, la testardaggine, l’ambizione e la voglia di emergere per dire “Ehi qui ci sono anch’io!


Pensando ad una futura trasposizione cinematografica del tuo romanzo chi sceglieresti per interpretare i tuoi 4 protagonisti?
Bella domanda!! Vediamo fammi pensare… mi piacerebbe vedere dei volti nuovi mai visti prima d’ora nei cinema portando con loro la freschezza…


Ti va di parlarci dei seguiti? Come si sviluppa la storia?
In futuro la storia sarà vissuta dai figli dei protagonisti, riscoprendo le loro origini e molto di più… il destino del mondo incombe sulle loro spalle senza togliere che oltre a quello i problemi adolescenziali sono all’ordine del giorno… Non svelo nulla di più lascio la palla al lettore…

Hai siti o blog dove possiamo seguirti?
Ho il mio sito che è www.iavydrake.it e sono su facebook mi trovate come lisa cavaletti e su twitter con Iavy drake.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ora sto lavorando sul finale del secondo libro del tempo in un battito di ciglia e sto attendendo una risposta dalla casa editrice sul terzo libro della saga Between light and darkness che si intitolerà “Apocalisse”. E ho già molte idee su una futura saga sulle streghe e forse anche perché no! La vera storia di Iavy drake.


Questa era l'ultima domanda. Grazie per essere stata con noi. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
E’ stato un vero piacere! Ti volevo ringraziare con cuore per lo spazio concesso e a tutti quelli che vogliono farmi domande sono a completa disposizione trovando tutto il necessario sul mio sito internet. Un bacio grande a tutti!!

INTERVISTA A STEFANO PROCOPIO

domenica 15 agosto 2010

Cari lettori,
dopo un pò di tempo dall'ultima intervista ritorno proponendovi un nuovo autore esordiente: Stefano Procopio. Mi scuso per l'assenza ma sono stata completamente assorbita dall'altro mio blog per tante cose.

L'angolo dell'esordiente presenta l'autore: QUI

Ciao Stefano, benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti ai lettori?

S: Eccoci. Questa è una domanda capace di stroncarti la carriera sul nascere =). Ovviamente sto scherzando: sono Stefano Procopio, un altro piccolo fungo spuntato nel magico mondo della letteratura. 21 anni, fiorentino di nascita ma con sangue emiliano. Oltre ad avere la passione per la scrittura sono anche un grande amante del cinema che tra l'altro sto studiando: teoria a Bologna e pratica qui a Firenze. Ma per capire davvero che tipo sono vi rimando alla biografia riportata sul retro del mio libro, non si può sbagliare ;)

Sei un autore molto giovane che coltiva molti interessi. Quando è nata la tua passione per la scrittura?
S: Se faccio uno sforzo di memoria, torno a sei anni, quando frequentavo la prima elementare e avevo appena imparato a leggere. Ricordo che per abbreviare i tempi di un evento che attendevo con particolare impazienza cercavo di distrarmi inventando e scrivendo storie che qualcuno dei miei compagni si divertiva poi a leggere. Tutto è cominciato da lì, e la mia passione è stata coltivata lungo gli anni della mia esistenza. Un buon merito lo hanno però anche i miei maestri che oltre ad insegnare la grammatica in modo corretto sapevano anche stimolare la fantasia con temi (all'epoca li chiamavano "testi narrativi") molto particolari.

Hai un processo creativo particolare? Cosa fai mentre scrivi?
S: Non ho un processo creativo particolare, ma forse per alcuni può essere curioso. Diciamo che mi vengono delle idee, semplici soggetti, e a queste idee do un periodo di prova. Io sono un ragazzo il cui stato emotivo varia continuamente, perciò è difficile che una di queste idee mi appassioni allo stesso modo dopo anche solo due settimane. Di quelle che "sopravvivono" comincio subito a studiare trama, risvolti, approfittandone magari per arricchire un po' la mia cultura se in alcuni ambiti mi rendo conto che servono conoscenze specifiche. Alcune di queste idee diventano racconti per concorsi, altri invece progetti per romanzi futuri che tengo in archivio. Quando scrivo ho bisogno di assoluta concentrazione, perché voglio immedesimarmi a fondo in ciò che sto facendo, calarmi nel mondo da me creato, vivere ciò che vivono i miei personaggi. Spesso metto su un po' di musica d'atmosfera per fluidificarmi la stesura. In quanto amante del cinema e aspirante regista, infatti, ho una vastissima collezione di colonne sonore ordinata non per autore, ma per genere. Mi basta scegliere quello che fa al caso mio e lasciarmi andare. La musica fa il resto.

Quando si è concretizzata nel tuo primo romanzo L'ira del cielo pubblicato da sassoscritto? Ce ne vuoi parlare?
S: Presente il supereroe che immagini di essere quando sei bambino? Quando diventi grande questa figura viene a mancare e spesso accade che te ne dimentichi. Nel mio caso invece l'eroe, che avrebbe poi preso il nome di Raekow, non è morto, ma si è separato da me, è diventato una figura completamente distaccata della quale mi occupavo nella mia fantasia. Presto poi sono arrivate altre esigenze, le tipiche necessarie per costruire il "viaggio dell'eroe" - termine gratuitamente estratto dal testo di Chris Vogler. Mi riferisco alla costruzione psicologica e fisica degli alleati, del cattivo, dei risvolti, dell'ambientazione, del viaggio, tutte cose che sono state perfezionate col tempo. Devo essere onesto: non ricordo il momento esatto in cui mi sono fermato a pensare a tutto questo. E' una cosa inconscia che mi occupava già alle elementari, non ricordo come tutto è nato. E' però quando ho cominciato a considerare la mia passione per la scrittura in modo serio, e in particolare quando ho vinto il mio primo concorso (Mario Conti - XXV edizione) che ho deciso di raccogliere tutte le piccole idee sparse nell'arco di questi anni e stendere un filo logico che le legasse. In un certo senso potrei dire che "L'Ira del Cielo" fa parte di me, è come un prolungamento del mio DNA. :)

Non a caso viene precisato anche nella mia umoristica presentazione sul retro.

Come mai hai scelto proprio il genere fantasy? E cosa ne pensi del panorama fantasy in Italia?
S: In realtà non ho scelto il fantasy (è il fantasy che ha scelto me – scusate, la smetto). A parte gli scherzi, non ho mai seguito granché la scena fantasy, e tuttora non mi considero uno scrittore fantasy. Non sto dicendo che "L'Ira del Cielo" non risponda a questo genere, attenzione, dico che è stato un caso. Mi piace scrivere di tutto, prediligo però le storie di mistero e l'horror, forse per l'influenza di zio Steve (Stephen King) o per i numerosi film del genere che ho visto. Per quanto riguarda l'ambiente fantasy italiano, ammetto che ho cominciato ad osservarlo solo quando mi ci sono ritrovato anch'io, e perciò non credo di poter dare un'opinione concreta. In questi ultimi tempi ho letto dei lavori davvero notevoli, uno tra l'altro di due miei compaesani, tuttavia mi pare che l'editoria italiana sia più interessata a scommettere su noi giovani, magari con idee buone ma con uno stile totalmente da perfezionare, piuttosto che su gente che lo meriterebbe davvero.

Questo tuo primo romanzo non è solo un romanzo fantasy ma anche una storia di formazione in cui vediamo i protagonisti imbarcarsi in un avventuroso viaggio per ritrovare l'assassino del loro padre ma anche di loro stessi. Come mai questa scelta?
S: Prima dicevo che mi occupo solo di storie che superano il "periodo di prova". Questa idea, non solo ha superato il test con ottimi risultati, ma mi ha assillato per praticamente metà della vita. Ho scritto la prima versione del libro tra i nove e i dieci anni, e come è comprensibile faceva ridere i polli. L'ho riscritta altre quattro volte, modificandone di volta in volta gli espedienti narrativi. L'ultima versione l'ho scritta a diciannove anni: finalmente aveva una forma che mi soddisfacesse. Ne vorrei approfittare però per chiarire quel "romanzo di formazione" che pare generare molti fraintendimenti o addirittura discordanze. I miei personaggi, o almeno i tre protagonisti iniziali, sono ragazzini orfani che hanno vissuto in una catapecchia fino al giorno in cui ha inizio la narrazione. Ora, molto spesso ci si trova di fronte a eroi ragazzini con un atteggiamento molto maturo per la loro età che gli permette di emergere rispetto agli altri. Io volevo però che i miei personaggi di quindici anni fossero esattamente come normali quindicenni: nel loro caso, superficiali, materialisti non diversi dagli altri ma convinti di esserlo. In questo modo non ho fatto altro che immaginare tre elementi del genere (quattro se consideriamo la ragazza che entra in scena più tardi) catapultati in un viaggio stile caccia-al-tesoro per i vari continenti e studiare la loro evoluzione psicologica. Volevo essere il più realistico possibile, a costo di renderli odiosi.


C'è qualcosa di autobiografico nel libro? Ti rispecchi in qualche tuo personaggio?
S: Sì e no. Di autobiografico c'è poco. Anzi, spesso ciò che dicono i miei protagonisti o le forti emozioni che provano sono la testimonianza di persone davvero speciali con le quali ho avuto la fortuna di parlare... Allo stesso tempo però TUTTI, dico, TUTTI i personaggi, compreso l'antagonista, hanno qualcosa di me (tranne quelli femminili, magari, per motivi anatomici più che altro ;)). Sono i lati nascosti della mia personalità che ho estremizzato nella loro costruzione. C'è da dire che in tutti i forum ai quali mi sono iscritto, ho scelto come nickname "Raekow" che è il nome di uno dei protagonisti, quello che un po' più di importanza. E' inesatto dire che mi rispecchio in lui, ma certo è che è diventato, con gli anni, il mio idolo...


Ti va di raccontarci la tua esperienza di pubblicazione?
S: E' in realtà la classica storia dell'esordiente che pubblica. Una volta finito di scrivere il libro, prima di tutto mi sono occupato di trovare qualche persona esperta che me lo correggesse e valutasse. Per fortuna avevo a chi rivolgermi. Dopodiché ho mandato il manoscritto a diverse case editrici. Ho valutato i vari contratti che mi erano stati offerti, ritentato, aspettato, riflettuto, fatto un giro di telefonate, e poi ho scelto la Sassoscritto, con la quale è nato un buon rapporto di amicizia.


Cosa ne pensi del panorama editoriale legato agli scrittori esordienti in Italia?
S: Come dicevo prima, gli esordienti sono messi allo sbando più per l'età che per l'effettiva qualità dell'opera. E' un peccato, perché molti di questi ragazzi avrebbero davvero possibilità di diventare dei grandi scrittori, se solo qualcuno si occupasse di migliorarli. Con questa manovra tra l'altro vengono danneggiati anche coloro che davvero hanno qualcosa da offrire. Spero di non apparire incoerente o addirittura presuntuoso dicendo questo, non è mia intenzione, anche perché sono esattamente sulla stessa barca. Per quel che mi riguarda credo che le cose si siano evolute in modo positivo anche visto che piccoli successi li ho già raggiunti, ma so di avere ancora molto da imparare.


Quali sono i tuoi progetti futuri?
S: Spero di poter dare un seguito al mio libro. In quest'ultimo periodo sto approfondendo un altro soggetto che spero possa diventare il mio prossimo romanzo. Inoltre a partire dall'anno prossimo comincerò l'attività con l'associazione Campo Lungo dedicata al cinema indipendente. Mi impegnerò ad emergere in almeno uno dei campi.

Hai blog o siti dove possiamo seguirti?
S: A parte Facebook? =)
www.iradelcielo.splinder.com
blog che per ora ho aperto, ma che comincerò a riempire in modo serio solo tra un po'. Altrimenti c'è il mio account su youtube, Bloodiel, ancora un po' spoglio, dove vi invito tutti a vedere il booktrailer del libro.


Questa era l'ultima domanda vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
S: CIAO MAMMA!

INTERVISTA A MARCO MAZZANTI

lunedì 19 luglio 2010

Cari lettori,
dopo una lunga attesa rieccomi qui per una nuova intervista. Questa volta l'autore sottoposto alla mia dolce tortura è Marco Mazzanti autore romano giovanissimo che ha recentemente pubblicato il suo ultimo romanzo "Demetrio dai Capelli Verdi".

Potete leggere la mia recensione del romanzo: QUI
L'angolo dell'esordiente presenta l'autore: QUI
Blog dell'autore: QUI

Ciao Marco, benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers. Hai voglia di parlare un pò di te e presentarti ai lettori?

No, mi spiace, vado di fretta e non ho davvero il tempo… fuori c’è un sole grande così e, se permetti, preferisco andare al mare. Ovviamente sto scherzando! Mi presento, e lo faccio con molto piacere. Mi chiamo Marco Mazzanti (ma questo già lo sapevate!), ho ventitré anni e sono nato a Roma, dove tuttora vivo, studio, disegno, leggo e scrivo… Sì, scrivo! Quando mi prende il ghiribizzo, faccio anche questo! Mi ritengo un tipo abbastanza taciturno e solitario, schivo, eppure talvolta ho anche io i miei momenti brillanti, e divento curiosamente ciarliero.


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura? Quando hai sentito l'esigenza di pubblicare un tuo scritto e perchè? Da dove è cominciato tutto?
Scrivere come mezzo per esprimere al meglio, e dunque al massimo, il proprio intelletto. Sicuramente si tratta di una scelta, una scelta dettata da ciò che sentiamo più affine a noi, alle nostre attitudini. Più passa il tempo e più mi sento affascinando dal mondo delle parole, e la pratica della scrittura non finisce mai di stupirmi! Ho iniziato a scrivere nell’adolescenza, o forse anche prima; onestamente, non lo ricordo! L’ho fatto iniziando a scrivere racconti, poesie, filastrocche, che poi mettevo su carta o su internet, seppur sotto pseudonimi; ero molto acerbo, ma questo non vuol dire ora sia uno scrittore fatto e finito. No. Non si finisce mai di imparare.
Nel 2008 la casa editrice Deinotera ha finanziato la pubblicazione dei miei due romanzi L’uomo che dipingeva con i coltelli e La nave del destino -Asia. Non dico di scrivere ormai solo col pensiero fisso di vedermi poi pubblicato, questo no. Però è anche vero che si tratta, ormai, di un percorso che ha condizionato il mio modo di concepire la scrittura: se decido di scrivere un romanzo, devo esserne sicuro, perché poi il confronto con i lettori si avrà solo con la pubblicazione.


Hai un processo creativo particolare? Cosa fai mentre scrivi?
Il tutto parte da un’idea – dalla cosiddetta ispirazione – che può essere un ricordo, un fatto, una frase, un paesaggio, una sensazione di qualsiasi natura. Spesso anche uno sguardo, perché no?
Non mi costringo di fronte alla pagina bianca tutti i giorni. Anzi. A volte resto settimane intere, se non mesi, senza scrivere – perché scrivere, per me, è un processo che richiede tempo e spirito. Se non me la sento non lo faccio. Tanto semplice! Durante i periodi che passo senza scrivere, tuttavia, mi impegno a ricaricare le batterie, diciamo così, per poi ricominciare alla grande. E quando riprendo a scrivere mi sento come pervaso da nuove energie! Lo faccio ascoltando la musica.


A chi consigli i tuoi libri e perché?
Risponderò semplicemente dicendo: favole per ragazzi grandi e/o per adulti. L’uomo che dipingeva con i coltelli, La nave del destino – Asia e Demetrio dai capelli verdi sono questo.


Quali sono i tuoi scrittori e/o libri di riferimento?
Dino Buzzati, Michael Ende, Isabel Allende, Neil Gaiman, Lovecraft. Mi piacciono moltissimo questi cinque autori. Ho amato molto Coraline, Il deserto dei Tartari e La Storia Infinita. Quest’ultimo lo lessi per la prima volta dieci anni fa e rimane ancor oggi il mio libro preferito in assoluto. È un fantasy, ma allo stesso tempo non lo è; sfugge a qualsiasi schema, precisa definizione. È un romanzo, semplicemente.


Sei uno scrittore fantasy. Come mai scegli questo genere? Molti scrittori del genere rispondono dicendo che scrivono fantasy perchè da più libertà di espressione. E' anche per te così?
No, per me non è così. La libertà d’espressione viene da noi stessi, sia chiaro.
Io ho scelto il fantasy perché a me piace mescolare, nelle mie storie, aspetti del nostro normale quotidiano con elementi del tutto surreali, e questo al fine di stuzzicare la fantasia nel lettore, fargli riscoprire il piacere della dimensione della favola in un contesto che sappia tuttavia dimostrarsi duro e schietto e vicino a noi, del mondo reale, più di quanto non ci si aspetti di solito da un romanzo definito fantasy; per quel che riguarda i miei libri, mi riferisco principalmente a Demetrio dai capelli verdi, dove vengono affrontate tematiche come l’accettazione di sé stessi e l’incomunicabilità fra esseri umani; parlerei anche de La Nave del destino – Asia, dove c’è il suicidio e la vendetta portata alle sue più tragiche conseguenze. Ma stuzzicare la fantasia… credo che sia questo ciò che realmente conti. È molto importante: è il sale della scrittura, ciò che ci spinge a voltare le pagine con entusiasmo e desiderio di andare avanti, sino alla parola “fine”. E tutto questo al di là del genere che si decide di affrontare.


Il tuo primo libro se non sbaglio è stato "L'uomo che dipingeva con i coltelli" titolo molto interessante. La trama è abbastanza oscura e volutamente suscita la curiosità del lettore. Ce ne vuoi parlare tu in toni decisamente più semplicistici?
L’uomo che dipingeva con i coltelli è un romanzo sui colori, un noir atipico dove agiscono uomini e donne che non hanno un’anima, ma un colore, in quanto essi stessi sono, propriamente, l’incarnazione di un determinato colore. Dmtrj è il bianco; Scile il grigio; Rufus il cremisi; Anna l’oro; Asja il Magenta; Syitane l’oro brunito.

Cosa caratterizza questo romanzo? Secondo te qual è il suo punto di forza e per quale motivo i lettori che ti stanno leggendo dovrebbero acquistarlo?
Lo consiglierei a chi sia alla ricerca di un noir fuori degli schemi.
Ambientato in un epoca fittizia, senza tempo, L’uomo che dipingeva con i coltelli è un romanzo dove non c’è una figura positiva (come l’investigatore, nel caso un noir o in un giallo di tipo invece tradizionale) che cerca di contrastare il male al fine di sconfiggerlo. Entrambi i protagonisti, Dmtrj e Scile, sono sospinti da impulsi negativi e volontà assurde, e i personaggi buoni che incrociano le loro strade divengono vittime impotenti, o succubi miserabili. L’incontro/scontro con una terza personalità atroce e alienata determinerà l’innescarsi di una rapida quanto tragica serie di eventi da cui solo uno dei primi due uscirà vivo.


La nave del destino asia è un'altro fantasy pubblicato subito dopo "l'uomo che dipingeva con i coltelli" che mischia realtà storica ad elementi fantastici. Perchè questa scelta? Ci vuoi dire anche di cosa parla in breve il libro e da come nasce l'idea per la sua realizzazione?
La nave del destino – Asia è un romanzo/fiaba dove convivono, nel contesto bucolico di un mondo ispirato alla Grecia medievale, elementi del nostro ordinario con eventi e personaggi fantastici, quindi inverosimili, straordinari. Si tratta di un libro che parla principalmente di amore, amicizia, vendetta, intraprendenza; la storia prende piede nella terza parte, in occasione dei grandi festeggiamenti del compleanno del principe di Magnesia, che si tengono nella capitale del regno, Trikèria, lungo le strade della quale si esibirà il grande manipolo di artisti del Circo d’Origene. Qui, Asia conoscerà i tre gemelli Maris, Lug, Kendeas, la bellissima equilibrista Nina e le gemelle barbute Melquiades. Tutto è intriso di un’atmosfera frizzante e colorata, ma si tratta solamente della quiete che precede la tempesta, poiché in un regno lontano, Edwilanàm, i piani di un oscuro signore minacciano la felicità dei protagonisti: è giunto il momento, dopo anni e anni di solitudine, dalla morte dell’ultima regina, di cercare una nuova sposa, e stavolta nel mondo degli umani!
Chi sarà costei? Asia o Nina?
Da queste premesse si evince, credo subito, che non è un fantasy di stampo classico, Tolkeniano. E l’idea è nata dal desiderio di voler narrare una storia nuova, ma che in qualche modo avesse il sapore della leggenda e ricordasse i fasti delle antiche civiltà mediterranee.


Andiamo a parlare della tua ultima pubblicazione "Demetrio dai capelli verdi" ce ne vuoi parlare? Da dove nasce questa storia particolare con un protagonista a dir poco fuori dal comune? A cosa ti sei ispirato?
La gestazione di Demetrio dai capelli verdi è iniziata nel 2007; allora frequentavo un corso di disegno, e si era ad una delle prime lezioni di anatomia, quando l’insegnante spiegava a noi allievi la struttura muscolare del corpo umano, che un lampo attraversò la mia mente. Il classico lampo dell’ispirazione, in cui vidi, in una frazione di secondo, un uomo in abiti ottocenteschi illustrare ad una classe di ragazzi alcune tavole anatomiche. Si trattava di Joan Marcel. Benché stessi in quel periodo scrivendo La nave del destino - Asia, personaggi di una nuovissima storia entrarono prepotentemente in me. Dopo il pittore, visualizzai Roze, poi subito, quasi contemporaneamente, Demetrio, che (udite, udite!) immaginai, dapprincipio, con l’aspetto di un albino. Solo più tardi ebbi l’idea di renderlo più simile – ma solo fisicamente parlando! – ad Asia, protagonista femminile del romanzo che stavo già scrivendo, ed ecco Demetrio così come lo conosciamo ora, con i capelli verdi e la pelle che si adorna di misteriosi ghirigori azzurri. Un autentico uomo albero!


Demetrio è un ragazzo estremamente introverso e che si trova escluso dagli altri solo per un fattore estetico. Perchè proprio questo tipo di protagonista? Volevi lanciare un messaggio particolare ai lettori? Se si quale?
Demetrio ha i capelli verdi e la pelle bianchissima, che al sole, invece di abbronzarsi, si adorna di misteriosi ghirigori azzurri; c’è chi lo trova ridicolo, come Greta e Charlotte, oppure bellissimo, come il pittore Joan Marcel, ma anche curioso e dolce, come Roze. Eppure nessuno (o quasi!) è, in fondo, veramente a conoscenza di cosa ci sia dentro i suoi occhi castani e nel suo cuore di uomo pianta. Gran parte di coloro che lo incontrano che basti poco per conoscerlo, ma si sbagliano (senza rendersene conto, se non troppo tardi!), ed è quello che, similmente, accade anche nella realtà che ci circonda, nella vita di ogni giorno, tra le persone; c’è infatti una domanda, tacita e nascosta, che grida in silenzio, tra le righe di ogni pagina di questo romanzo: quanto c’è, in ognuno di noi, la volontà di conoscere gli altri, e fino a che punto noi stessi siamo disposti ad aprirci con i nostri simili? Ponendoci questo interrogativo, forse capiremmo molte cose sui rapporti umani e sul loro deteriorarsi.


Non è la prima volta che nei tuoi libri tratti il tema del diverso. Come mai? Come mai questa scelta nei protagonisti dei tuoi libri?
Trattare del personaggio diverso per arrivare a chiedersi, alla fine, se sia davvero lui a vivere in un mondo di esseri umani normali, oppure il contrario; non mi riferisco a L’uomo che dipingeva con i coltelli, che è un romanzo oscuro, diciamo così, ma neanche a La nave del destino – Asia, in cui la protagonista assume, paradossalmente, ruoli di secondo piano rispetto agli altri personaggi.
Demetrio dai capelli verdi è, sopratutto, un romanzo di formazione, che parla del diverso, il quale, nel corso delle vicende, cresce e si rapporta con i suoi simili, e da questi continui confronti sorgerà in lui, o meglio, nel lettore, una constatazione, ossia che siamo tutti, in qualche maniera, diversi, perché ognuno ha i propri talenti, le proprie particolarità.


Il personaggio del pittore è molto interessante. All'inizio frustrato e quasi invidioso della bellezza e della giovinezza di Demetrio poi trova un equilibrio quando incontra Roze. Da dove nasce l'idea del personaggio a mio parere veramente molto realistico e ben delinato?
Joan Marcel è il primo personaggio che si incontra nel romanzo, tant’è che il capitolo introduttivo si intitola proprio “Il pittore”. Insieme con Demetrio e con una donna che il ragazzo dai capelli verdi incontra nella seconda parte del libro(non voglio svelare nulla!), è uno dei tre personaggi più importanti. E’ un uomo nato in una famiglia di coloni d’origine Andalusa nel continente d’oltreoceano, il Vinland (ossia l’America del nord), che in questo paese fittizio che ricorda l’Europa Ottomana ha trovato il senso della propria vita, ma non quello del cuore. Confuso più che mai, in bilico fra l’amore per Demetrio e Roze Vazilìsa Wiborova, figlia ventitreenne di un amico commerciante, Joan Marcel incarna un po’ lo stereotipo dell’artista appassionato e talentuoso, ma solo come le stelle: così apparentemente vicine, ma in realtà così tanto lontane le une dalle altre.


Da dove nasce l'idea per l'ambientazione del romanzo di Demetrio? E' solo accennata e non molto approfondita ma si può intuire che ci troviamo in un ipotetico '800. Cosa caratterizza questa tua ambientazione?
Rispetto agli altri due romanzi, Demetrio dai capelli verdi vive in un contesto molto più concreto e verosimile, sebbene si tratti, pur sempre, di un mondo che ricordi solo vagamente il nostro in quanto non è, come dici tu, molto approfondito: non si tratta infatti di un libro storico!
La scelta di ambientarlo in un ipotetico Ottocento viene direttamente dal grande fascino che io provo per quell’epoca, con tutti suoi contrasti, le mentalità, le innovazioni, i valori.


Il finale è aperto e molte cose sono lasciate in sospeso. Ci sarà un seguito al libro?
;-)


Anche in questo libro inserisci un'altra tua passione la pittura. Come mai?
L’idea primitiva era quella di scrivere un altro libro che narrasse di colori e passioni, ma poi la storia e i personaggi, nel corso della stesura, han preso una loro strada ed ecco il romanzo così come lo vediamo adesso. Un romanzo di formazione! La pittura è il germe da cui sono nati questi miei tre libri. Il primo, L’uomo che dipingeva con i coltelli, è fortemente improntato sui colori e sull’esasperazione dei cromatismi; La nave del destino – Asia, una favola per adulti dai colori leggeri; Demetrio dai capelli verdi è simile al secondo, ma è molto più cupo, austero, decisamente meno fiabesco e frizzante.


C'è qualcosa di autobiografico nel libro? Quanto delle tue esperienze di vita o pensieri influenzano i tuoi scritti?
Domanda da un milione di euro (falsi!). No, non c’è nulla di autobiografico. Avrei scritto una autobiografia, se avessi voluto parlare di me.

Fino ad ora ti sei cimentato solo nel genere fantasy. In futuro vorrai sperimentare un'altro genere? se si quale? e hai già in mente la storia che vorresti raccontare?
Sai che ci ho pensato più di una volta? Non sarebbe una cattiva idea, eppure non so… funzionerebbe? Mi ci riconoscerei? Perché se anche scrivessi di una storia ambientata ai giorni nostri, finirei per condirla di elementi surreali, tipicamente miei. Il fantasy, o meglio, il realismo magico, ce l’ho nel sangue! In ogni caso, staremo a vedere. Non so dirti quando, comunque.


Nelle tue precedenti interviste non riveli mai nulla dei tuoi progetti futuri ma qui sei liberamente costretto a parlarci dei tuoi prossimi romanzi e di cosa progetti di fare nell'immediato futuro. Non c'è possibilità di replica, qui vige una tirannia assoluta mi dispiace. :D
D’accordo, ma allenta un po’ la presa, quantomeno! Mi fai male! Che modi! Uhm, dunque… partendo dal presupposto che Demetrio dal capelli verdi è parte integrante del mio immediato futuro, e non solo di questo, bensì anche del prossimo (in quanto l’idea sarebbe quella di promuovere al massimo questo libro per poi lavorare al volume che tratti della prosecuzione, nonché alla conclusione, dei viaggi del ragazzo dai capelli verdi, quindi ecco a te la risposta alla 15° domanda!), non saprei cosa dirti riguardo i miei prossimi romanzi, se non che il quarto, a cui sto lavorando dalla scorsa estate, non uscirà prima di tre o quattro anni (ci si rileggerà quindi nel 2013 o nel 2014!Ciao Marco!). Mi sto riferendo a quello che ho concepito col titolo “La nave del destino – La tempesta”, un progetto che mi prenderà, appunto, molto tempo.


Avendo avuto più esperienze di pubblicazione e con 2 differenti case editrici, quale opinione ti sei fatto dell'editoria italiana e degli esordienti italian? Cosa ne pensi essendo anche tu un autore emergente?
L’esperienza deriva anche dall’aver intervistato finora moltissimi scrittori esordienti ed editori, quindi dal confronto diretto; e il discorso sarebbe davvero lungo, credimi!
Sostanzialmente, senza voler srotolare un papiro, io penso, da autore emergente, che il mondo dell’editoria (piccola, media e grande), sia molto difficile: occorre fare attenzione agli ostacoli, ai trabocchetti e agli specchi d’allodole. Ma la questione, il più delle volte – al di là degli aspetti più “tecnici” o “burocratici”, diciamo così, che concernono i rapporti Scrittore-Casa Editrice, (positivi, neutri o negativi che siano, questo non ha importanza nel discorso che voglio fare) – è quella di mettersi in gioco e quindi in discussione. Scrivere un libro è una sfida con sé stessi. Si tira fuori dal cassetto un sogno, un’ambizione e la si condivide con degli sconosciuti. “È come fare un regalo a qualcuno che non te l’ha chiesto”, mi disse una volta una mia amica scrittrice.
Il regalo può essere ben accetto, oppure il contrario. Mettersi in gioco e quindi in discussione significa perciò saper incassare le critiche, e non solo quelle negative, ma anche quelle positive, nelle quali può capitare di evincere una scorretta interpretazione del proprio libro. Perché spesso è anche questione di feedback e di feeling… e di punti di vista!
Per me la scrittura rappresenta un tesoro: mi ha permesso di conoscere tante persone valide, interessanti, realmente bendisposte nei miei confronti e sempre cariche di consigli genuini. Spero che continui in questa direzione.

Hai blog o siti dove possiamo seguirti?
Il mio blog delle interviste è: www.mmushroom.splinder.com
Poi c’è il blog delle mie emozioni, più intimo e personale: www.icolorideldestino.spaces.live.com


Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Vorrei ringraziarti per l’opportunità che mi hai dato, leggendo il mio romanzo e intervistandomi. Saluto te e tutti i lettori del blog! Ciaooo!

INTERVISTA A ROBERTO RE

sabato 26 giugno 2010

Cari lettori,
l'intrevista di oggi è abbastanza vecchiotta... l'ho fatta un paio di settimane fa ma per problemi di blogger e computer la pubblico solo ora! Il libro dell'autore Roberto Re è "Il libro dei Misteri", un fantasy italiano che ha riscosso molti consensi e opinioni positive da tantissimi lettori che hanno potuto come me avere il piacere di leggerlo.
Buona Lettura!

Angolo dell'esordiente presenta l'autore: QUI

Ciao Roberto, benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti ai lettori?

R: Ciao e grazie dello spazio. Dunque, ho 33 anni e da quasi 3 sono tornato felicemente bamboccione, sono un divoratore di libri di molti generi (l’importante è che la trama mi attiri, poi non guardo troppo la catalogazione) e fin da più “giovane” ho il pallino della scrittura. Dopo molti tentativi fortunatamente cestinati, è venuta l’idea di base per "Il Libro dei Misteri" che mi ha tenuto occupato per parecchi anni nella stesura utilizzando il tempo libero a disposizione (quando c’era), e che ha visto la luce a giugno dell’anno scorso.


Il tuo primo romanzo è "Il libro dei misteri". Come lo descriveresti? Cosa diresti ai lettori che ti stanno leggendo per invogliarli alla lettura del tuo libro?
R: Il Libro dei Misteri è un romanzo che gioca molto con l’avventura ma senza disdegnare qualche tocco di originalità per vedere di uscire un po’ dai classici (e a volti noiosi…) schemi predefiniti. Per cui non aspettatevi i soliti eroi sboroni che partono alla salvezza del mondo senza paura, brandendo armi che fanno a pezzi i cattivi di turno con un solo movimento del polso, ma personaggi assolutamente umani che si rivelano in pieno con tutta la loro umanità, con le loro paure e ansie, gioie e dolori come proverebbe ciascuno di noi trovandosi, da un giorno all’altro, catapultato in una realtà decisamente più grossa. E aspettatevi uno stile brioso infarcito di dialoghi, nei quali si può trovare ironia e sarcasmo per rendere la lettura più piacevole. “Scrivi come ti piacerebbe leggere” è l’unica regola che mi sono dato (a parte quelle interne alla storia, ovvio), e dato che non sopporto un ritmo troppo piatto e colmo di descrizioni, ho cercato di dar vita ad una storia che puntasse molto sui personaggi, cercando di caratterizzarli e renderli credibili il più possibile.


Ci racconti come è stata la tua esperienza di pubblicazione e come ti sei sentito quando finalmente sei riuscito a pubblicare un tuo libro?
R: guarda, ovviamente all’inizio vieni preso da una sorta di esaltazione perché credi che tutto verrà fatto come te l’immagini. Bene, ben presto quell’aria da “bell’addormentato nel bosco” ti passa. Il libro è uscito con una editrice a contributo, è l’unico editore al quale avevo mandato lo scritto (dietro suggerimento) e quando è arrivata la risposta, dopo circa quattro mesi, ho pensato che quella di prenderti a casa delle copie fosse una usanza consueta dell’editoria. Ovviamente col tempo ho scoperto che si, è una usanza consueta, ma negativa. Quando non hai esperienza del settore e non ti preoccupi di informarti di quello che stai per fare, magari con chi ha già avuto esperienze simili, allora le rogne te le vai a cercare. Per restare nell’argomento, la fase della preparazione all’uscita erano eventi per me nuovi e tutti interessanti: un minimo di correzione tramite editor, la scelta della copertina preparata dal grafico ecc ecc. E poi avere il libro tra le mani nel suo formato finale è stata una sensazione decisamente piacevole.


"Il libro dei misteri" è un romanzo fantasy. Come mai scegli questo genere? E' quello che preferisci anche come lettore oppure è stata una scelta casuale?
R: Potrei subito darti la risposta più banale e scontata, cioè che il fantasy ti permette di liberare la fantasia e dare sfogo ai tuoi sogni, uscendo per qualche ora dalla realtà ecc ecc. Ma è l’aspetto che, sinceramente, mi interessa meno. O per lo meno, può interessarmi come “lettore” ma non come “scrittore”. Il fantasy ti offre la grande opportunità ti trasportare tematiche presenti nella realtà in un ambiente fittizio, di tua completa invenzione, e utilizzarli come non potresti fare se creassi, che ne so, una storia qualsiasi ambientata nella realtà. Nella mia storia trasporto l’aspetto religioso del dogma, utilizzando il Libro dei Misteri come se fosse la Sindone , o il Graal, o il Velo di Oviedo, o l’Arca dell’Alleanza per il Cristianesimo. Oggetti, cioè, che vengono venerati per quello che ci viene detto essere, ma dei quali non abbiamo “realmente” nessuna conoscenza. Trasporto nel romanzo una mia idea di quella che potrebbe essere la “divinità” diversa dal concetto che ne abbiamo noi: se dio (o gli dei) ci crearono a sua/loro immagine e somiglianza, perché allora anche loro non potrebbero essere scontrosi, capricciosi, arroganti ecc ecc, facendone una sorta di rivisitazione di quelli greci e romani? Ecco, per fare un paio di esempi, quello che ti permette il fantasy: trasportare dei tuoi concetti in un mondo dove ciò potrebbe essere plausibile…


Quanto di autobiografico c'è nei protagonisti del tuo romanzo? C'è qualcuno che ti assomiglia e che tu preferisci agli altri?
R: Autobiografico ben poco, anche perché quel personaggio avrebbe rischiato di diventare decisamente insopportabile. Non troverete una copia dell’autore nella storia, anche se uno dei protagonisti a corso il grande rischio di assomigliargli parecchio mentre veniva “costruito”. Fortunatamente per lui, non ho calcato troppo la mano. Ce ne sono due che, per motivi diversi, sono quelli che preferisco: una è Ydael, della quale parleremo più sotto. L’altro è Kilian: acido, burbero, scontroso, di poche ma pericolose parole e dai modi che vanno dritti al punto, più di una volta ha rischiato di prendersi la scena tutta per se. Spesso ho faticato non poco per mettergli le briglie, ma alla fine sono riuscito a non fargli prendere uno spazio troppo esagerato…


Qual è stata l'ispirazione che ti ha spinto a scrivere questo romanzo?
R: Come spiegavo poco sopra, è stata una serie di pensieri riguardanti l’uso che la religione cristiana, ma non solo quella, fa di alcuni oggetti che sono diventati di culto col passare dei secoli, e dei quali conosciamo ben poco. L’ambientazione fantasy mi permetteva di costruire una storia dove inventare un oggetto simile, e farne la linea guida per la prima metà della narrazione. Una unione tra il mistero e un fantasy avventuroso che mi ha permesso di dare libero sfogo alla fantasia


Il personaggio che preferisco è sicuramente la dea Ydael: forte coraggiosa, spigliata, capricciosa. Insomma un bel personaggio. Come è nata l'idea di questa dea-gatta?
R: Ydael raccoglie molti consensi sia dal pubblico maschile che femminile, diciamo che è pericolosa perché se si monta troppo la testa diventa incontrollabile. Battute a parte, la piccola dea è un perfetto concentrato dell’universo femminile: sa come ottenere quello che vuole, e se non riesce ad ottenerlo si comporta come se ci fosse riuscita lo stesso. Passa dalle frasi taglienti a soffusi miagolii con estrema disinvoltura, e se qualcuno si arrischia a grattarla dietro le orecchie quando è in forma felina rischia di farsi fregare l’anima senza nemmeno accorgersene. L’idea della gatta è stata anche per “esigenze di copione”: avendo bisogno di un animale che rappresentasse insieme più caratteristiche, e dalle dimensioni non troppo ingombranti da far viaggiare, a volte, insieme al gruppo, l’idea di un gatto mi è sembrata la più naturale.

Una curiosità personale. Essendo un fantasy, il libro è caratterizzato da nomi non consueti. E' stato facile o difficile per te inventarli?
R: Né facile né difficile, è stato divertente. Non puoi utilizzare, in un fantasy, nomi comuni alla nostra realtà. Credo che ne risentirebbe anche la storia. L’importante è creare nomi non troppo complicati, facili per il lettore da ricordare e associare alla caratteristiche fisiche del personaggio. Nomi semplici e, magari, con un buon suono che non influiscono negativamente nella lettura.

Qual è stata stata la difficoltà più grande nello scrivere questo romanzo e come sei riuscito a superala?
R: Sicuramente trovare il tempo per farlo. Questo romanzo ha avuto una gestazione lunghissima per una infinità di motivi. Intanto il lavoro, che ti consente di metterti seduto a scrivere tranquillo solo dopo cena quando va bene, poi vari eventi famigliari conditi da parecchi traslochi. Per almeno dieci anni, prima di essere terminata la stesura del libro ha subito pause enormi, stavo anche mesi e mesi senza riuscire a proseguire la storia, tanto che ad un certo punto pensavo quasi di abbandonare il tutto. Poi, tornato a casa dopo la fine di una storia durata qualche anno, ho ritrovato il tempo e soprattutto la voglia di riprendere in mano l’idea. Ovviamente col passare degli anni cambia il modo di esprimersi, e così il romanzo ha subito un ribaltone dall’inizio fino alla fine.


Cosa ne pensi del panorama editoriale in relazione agli scrittori esordienti?
R: Penso che faccia abbastanza schifo. Tolti coloro che riescono ad arrivare alle case editrici decenti, unendo alla bravura personale la fortuna di aver trovato persone serie decise a puntare sui loro scritti, il panorama della media-piccola editoria è piuttosto rivoltante. Ci sono quelle editrici che, anche in questo panorama, ti pubblicano senza chiedere contributi o altre clausole simili nei contratti, ma da quello che ho potuto sentire in giro con i vari esordienti che ho avuto il piacere di conoscere in quest’ultimo anno, l’editoria a contributo/pagamento è una piaga che non accenna a diminuire. Ormai mi sono fatto una idea personale dopo aver sbagliato la prima volta, e cioè che quel tipo di pubblicazione deve essere l’ultima spiaggia. L’esordiente italiano viene visto più come un pollo da spennare che un possibile talento sul quale puntare, si viene attirati con parole che promettono molto ma che poi, alla fine, rendono nulla. Non aspettatevi pubblicità da quelle editrici, perché sono più interessate a promuovere se stesse che ciò che pubblicano, col risultato che tocca all’autore tutto il lavoro di pubblicità e marketing per cercare di farsi conoscere, programmare presentazioni, far girare la voce…Spesso è una fatica che non ti aspetti quando provi a entrare nell’ambiente, col risultato che questo modo di agire mi aveva fatto pensare che tutti questi sforzi sono tempo sprecato, e che il prossimo libro il cantiere sarebbe stato l’ultimo, da cercare di mettere in mani serie. Ma le soddisfazioni che mi sta dando il libro in questo ultimo periodo mi sta facendo sperare che, se davvero c’è della qualità in quello che scrivi, qualcuno che ha esperienza del settore se ne può accorgere e darti delle piacevoli sorprese: il libro era tra i 5 finalisti del Premio Letterario Nazionale “Cittadella”, relativo a romanzi fantasy editi nel biennio 2008/09, ed è arrivato secondo ex equo dietro Marco Davide, ed è anche tra i 3 finalisti del Premio di Narrativa Nazionale “Insieme nel Mondo” che verrà assegnato a metà luglio..


Quali sono i tuoi progetti futuri? C'è qualche novità che puoi svelarci?
R: Ho terminato ad aprile un secondo romanzo, più lungo e complesso e ambizioso de "Il Libro dei Misteri", che al momento è sotto lavoro di editing con una persona che ci sa fare. Rimane nel campo del fantasy, ma senza la solita ricerca del solito oggetto da parte di qualcuno che deve salvare il mondo. Ho cercato qualcosa che potesse andare al di là di questa traccia, e scriverlo è stato tanto eccitante quanto faticoso. Non so dire quando (e se…) uscirà per tutti i motivi che ho elencato nella risposta alla domanda precedente.


Hai blog o siti dove possiamo seguirti?
R: No, non ho un blog e nemmeno un sito personale per un motivo tanto semplice quanto banale: non avrei il tempo e tantomeno la voglia di stargli dietro. Chi vuole trovarmi può farlo tranquillamente rintracciandomi su Facebook, che uso per tutti i motivi possibili e immaginabili, comunicazioni e notizie varie comprese.



Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
R: Si, aggiungo un “grazie dello spazio” e buona lettura a tutti!
 

INTERVISTA ALLE AUTRICI DI MISSING TIES SILVIA E LORE

martedì 27 aprile 2010

Cari lettori,
come vi avevo già detto nel blog Diario di Pensieri Persi, l'intervista di oggi sarà fatta alle due giovani autrici Silvia e Lore di Missing Ties. Trovate la mia recensione: QUI.


Ciao e benvenute sul blog Italian Emerging Writers. Vi va di presentarvi ai lettori?


S: allora io mi chiamo Silvia, ho... no, non lo dico quanti anni ho (ihihi). Sono della provincia di Napoli ma vivo e lavoro a Bologna.
L: Io sono Lore, quasi trentenne (ahimè), vivo nel sud Italia e tra poco diventerò mamma per la prima volta!
S: Io sono un po’ più giovane di Lore… ihihih!


Quando e come vi siete conosciute?


S: Lore aveva appena creato un forum, nel lontano 2003, sul telefilm Beverly Hills 90210 e aveva proposto di scrivere una fan fiction (che poi ho scritto da sola!). In seguito ho scoperto che aveva un altro forum su Gilmore Girls... e sono entrata a far parte dello staff. Poi abbiamo deciso di creare un nostro forum dedicato alla nostra passione: la scrittura.
L: Bugiardaaaaa! Abbiamo scritto due fan fiction su Beverly Hills (ci sono ancora le prove su Telesimo di quella che scrissi io... Orrenda!!!)! Cmq ha detto tutto S.!
S: Sìsì, intendevo che ognuno poi ha scritto la propria fan fiction.


Quando è nata l'idea di scrivere un libro assieme?

S: Noi scriviamo insieme da sempre. Ci ispiriamo a vicenda. Abbiamo già molte collaborazioni all'attivo. ^^
L: Infatti, diciamo solo che Missing Ties è stato il "salto di qualità", la prima vera e propria storia "seria".


Come avete fatto non conoscendovi e non essendovi mai incontrate di persona?


S: Milioni e milioni di mail. Anche mail con una frase alla volta. Tipo: “E se Jared dicesse questo?” “E Heath come dovrebbe essere?”. Però di solito io scrivevo nel week end il mio capitolo, glielo mandavo e lei mi diceva cosa ne pensava. Lei scriveva in settimana ed io la sera, tornata da lavoro, lo leggevo.
L: Già, non è stato facile scrivere e confrontarci essendo così distanti materialmente però è stata una gran bella sfida!


Qual è stato il vostro primo pensiero appena avete terminato la stesura del vostro romanzo?


S: Wow, è proprio un bel racconto. Anche perché capitolo dopo capitolo (postavamo la storia su forum) le nostre prime lettrici si appassionavano sempre di più.
L: Io ho pensato: "Non ci posso credere, ce l'abbiamo fatta!" e mi domandavo come fosse possibile che Jared riscuotesse tanto successo nonostante non fosse il "classico eroe"!


Qual'è stato il vostro percorso di pubblicazione?


S: Eh! Diciamo che abbiamo mandato in giro un po' il libro. Ma hanno risposto solo le case editrici a pagamento. Non avendo intenzione, per il momento, di pagare ci siamo limitate a un’auto-pubblicazione. Prima senza isbn poi con isbn.
Abbiamo partecipato anche a due concorsi. In uno dei due siamo arrivate in finale ma niente di più. Purtroppo sappiamo che MT è un po' "grezzo" come testo. Sia come forma che come linguaggio, in parte è dovuto al fatto che non ha subito un editing professionale (solo da parte di un bravissimo beta reader). Per il linguaggio direi che è tutta colpa di Irvine Welsh e dei suoi libri.
L: Eheheheh Welsh è stato davvero d'ispirazione in molti passaggi, anzi diciamo che almeno per me è L'ISPIRAZIONE. Purtroppo io a questa domanda non posso aggiungere altro perché tutto lo sbattimento è stato mollato a Silvia (scusa socia!)...


Parlateci un po’ del vostro libro Missing Ties.


S. e L.: Citiamo la trama: “Questo young adult fantasy racconta di una "quasi fata umana" e di un cacciatore di Vampiri: Michelle e Jared. La ragazza è in fuga dal suo mondo per ritrovare un amico, il ragazzo è di ritorno a Welshire per il funerale di suo padre. Dopo il loro incontro i due si riscoprono indissolubilmente legati. Tra mistero e magia, l'isola di Loreland fa da scenario a questa storia dove l'amicizia, l'amore e il coraggio aiutano i protagonisti fino alla fine. Le vicissitudini di Michelle, Jared e degli altri personaggi chiariranno capitolo dopo capitolo gli enigmi che man mano si andranno a creare...”

Da dove avete preso spunto per la trama e i personaggi?

S: Da tutto, il personaggio di Jared, anche se non è mio, credo un po' da Dylan Dog. Michelle invece è un mix di telefilm e libri (sono troppo NERD!).
"Sogno di una notte di mezza estate" di William Shakespeare, volevo creare un po' quel mondo con il Fairy Wood. UN POCO, UN POCO!
L.:Diciamo che Jared sembrerebbe più il fratellino sboccato di Dylan Dog (eheheh), comunque a parte questo non ho preso spunto per gli altri personaggi, mi sono lasciata trasportare dal momento e dalla fantasia. La trama invece è nata poco a poco, e variava capitolo dopo capitolo, è stato difficile ma dell'idea iniziale è rimasto solo il nome dei personaggi!


Qual'è quello che più vi rappresenta e a cui siete più legate?


S: Maschile direi Heath, perché è proprio quello che mi aspetto da un innamorato. Femminile dico Arianna. In alcuni aspetti sono proprio io!
L: Io assolutamente Jared, le sue scelte sarebbero le mie scelte se fossi stata uomo, cacciatore di vampiri e coraggiosa. Diciamo che Jared è l'uomo che vorrei essere o che magari sono in universo parallelo! Invece Kaleb è il personaggio che più adoro, nei modi, nei gesti e nella sua bontà d'animo mai forzata o dettata dal suo "mestiere"!


Con quali attori o modelli vi immaginate Heath, Jared e Kaleb?

S: Heath per Lore è Jensen Ackles per me è un po' più Jesse Metcalfe. Nel secondo libro capirete perché. Jared è Cam Gigandet e Kaleb è Ian Somerhalder e ti giuriamo che l'abbiamo "assunto" prima noi che i produttori di Vampire Diaries. Anche perché Lore essendo fan di Lost lo conosceva da qualche anno.


E Arianna e Michelle?


S: Michelle ve la sarete tutti immaginata come Emily de Ravin, Arianna è la nostra "Rory" Alexis Bledel.


A chi di voi due è venuto in mente di creare un personaggio come Kaleb? (il mio preferito)


S: È un personaggio di Lore. Credo che volesse creare un aiutante alla Groucho (Dylan Dog) ma poi abbia cambiato proprio genere.
L: Verissimo, all'inizio Kaleb avrebbe dovuto essere l'assistente un po’ svitato e vanesio che con le sue battute avrebbe alleggerito anche i momenti più tesi, poi però poi le cose hanno preso un'altra piega ed è diventato l'uomo di Chiesa profondo, coraggioso e affezionatissimo al cugino che trovate nel libro!


Quali sono stati gli scrittori e i libri che più vi hanno influenzate?


S: Io direi Jane Austen, anche se non c'entra nulla con il fantasy ho questa mania del voler creare il pathos romantico che contraddistingue i suoi libri. E poi la maestra JK Rowling. Adorooooo!
L: Sarò ripetitiva ma Irvine Welsh per me è una grande fonte d'ispirazione, nonostante col fantasy non c'entri nulla (e nonostante io non sia amante del genere... Ebbene sì lo ammetto!) e tratti di argomenti completamente differenti da quelli trattati in Missing Ties.


Ci potete dare delle news sulla vostra trilogia e di cui missing ties sarebbe il primo libro?


S: Un giorno Lore mi ha detto: "Potrei creare una saga di più di quindici libri sulla vita di Jared!". Ma adesso che abbiamo finito il secondo abbiamo molta difficoltà ad iniziare il terzo, per motivi personali. Quindi se andrà bene scriveremo il terzo.
L: Io sono sicura che il terzo ci sarà, le idee non ci mancano e siamo anche molto motivate, dobbiamo solo incastrarci nei nostri svariati impegni e trovare il tempo e la concentrazione per metterci sotto!
Io sogno anche di poter scrivere un antefatto a Missing Ties sull'adolescenza di Jared, ho già qualche idea da parte ma per adesso è solo un progetto chiuso nel cassetto della mia mente.


Quando potrà essere pubblicato il secondo e che titolo avete in mente?


Se L.: Vorremmo pubblicare il secondo non appena finito o a buon punto della stesura del terzo ...quindi non sappiamo rispondervi. Si chiamerà Broken Strings. Abbiamo deciso che ogni libro di questa serie avrà la parola "Legami" nel titolo. Il primo era Ties, il secondo Strings...chissà il terzo...


Quali sono i vostri progetti futuri?


S: Io sto per pubblicare un racconto/ young adult romantico. Non sarà fantasy, anche perché prima di MT non era affatto il nostro genere (anche se adesso non penso ad altro!). Poi prosegue la mia revisione a Eville anche perché molti quelli che hanno letto Missing Ties me l'hanno chiesto.
L: Al momento non ho progetti, ho molti impegni che purtroppo mi tengono lontana dalla scrittura!
S: Tipo la gravidanza? E poi Lore ha già scritto tantissime storie, in futuro potrebbe seriamente pensare di revisionarle.


Avete siti o blog dove possiamo seguirvi?

S: Ho appena riaperto il blog http://missingties.splinder.com. Ogni tanto lo aggiornerò con le varie novità sui nostri progetti.
L: Vorrei segnalare anche il nostro primo e "ingenuo" sito dove ci sono altri racconti che ho scritto www.thewriters.forumfree.net .


Questa era l'ultima domanda. Volete aggiungere qualcosa prima di salutarci?

S. e L.: Grazie ad Alessandra per questa intervista e grazie a tutti quelli che si sono interessati a Missing Ties fino ad oggi.
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