INTERVISTA A MARCO MAZZANTI

lunedì 19 luglio 2010

Cari lettori,
dopo una lunga attesa rieccomi qui per una nuova intervista. Questa volta l'autore sottoposto alla mia dolce tortura è Marco Mazzanti autore romano giovanissimo che ha recentemente pubblicato il suo ultimo romanzo "Demetrio dai Capelli Verdi".

Potete leggere la mia recensione del romanzo: QUI
L'angolo dell'esordiente presenta l'autore: QUI
Blog dell'autore: QUI

Ciao Marco, benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers. Hai voglia di parlare un pò di te e presentarti ai lettori?

No, mi spiace, vado di fretta e non ho davvero il tempo… fuori c’è un sole grande così e, se permetti, preferisco andare al mare. Ovviamente sto scherzando! Mi presento, e lo faccio con molto piacere. Mi chiamo Marco Mazzanti (ma questo già lo sapevate!), ho ventitré anni e sono nato a Roma, dove tuttora vivo, studio, disegno, leggo e scrivo… Sì, scrivo! Quando mi prende il ghiribizzo, faccio anche questo! Mi ritengo un tipo abbastanza taciturno e solitario, schivo, eppure talvolta ho anche io i miei momenti brillanti, e divento curiosamente ciarliero.


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura? Quando hai sentito l'esigenza di pubblicare un tuo scritto e perchè? Da dove è cominciato tutto?
Scrivere come mezzo per esprimere al meglio, e dunque al massimo, il proprio intelletto. Sicuramente si tratta di una scelta, una scelta dettata da ciò che sentiamo più affine a noi, alle nostre attitudini. Più passa il tempo e più mi sento affascinando dal mondo delle parole, e la pratica della scrittura non finisce mai di stupirmi! Ho iniziato a scrivere nell’adolescenza, o forse anche prima; onestamente, non lo ricordo! L’ho fatto iniziando a scrivere racconti, poesie, filastrocche, che poi mettevo su carta o su internet, seppur sotto pseudonimi; ero molto acerbo, ma questo non vuol dire ora sia uno scrittore fatto e finito. No. Non si finisce mai di imparare.
Nel 2008 la casa editrice Deinotera ha finanziato la pubblicazione dei miei due romanzi L’uomo che dipingeva con i coltelli e La nave del destino -Asia. Non dico di scrivere ormai solo col pensiero fisso di vedermi poi pubblicato, questo no. Però è anche vero che si tratta, ormai, di un percorso che ha condizionato il mio modo di concepire la scrittura: se decido di scrivere un romanzo, devo esserne sicuro, perché poi il confronto con i lettori si avrà solo con la pubblicazione.


Hai un processo creativo particolare? Cosa fai mentre scrivi?
Il tutto parte da un’idea – dalla cosiddetta ispirazione – che può essere un ricordo, un fatto, una frase, un paesaggio, una sensazione di qualsiasi natura. Spesso anche uno sguardo, perché no?
Non mi costringo di fronte alla pagina bianca tutti i giorni. Anzi. A volte resto settimane intere, se non mesi, senza scrivere – perché scrivere, per me, è un processo che richiede tempo e spirito. Se non me la sento non lo faccio. Tanto semplice! Durante i periodi che passo senza scrivere, tuttavia, mi impegno a ricaricare le batterie, diciamo così, per poi ricominciare alla grande. E quando riprendo a scrivere mi sento come pervaso da nuove energie! Lo faccio ascoltando la musica.


A chi consigli i tuoi libri e perché?
Risponderò semplicemente dicendo: favole per ragazzi grandi e/o per adulti. L’uomo che dipingeva con i coltelli, La nave del destino – Asia e Demetrio dai capelli verdi sono questo.


Quali sono i tuoi scrittori e/o libri di riferimento?
Dino Buzzati, Michael Ende, Isabel Allende, Neil Gaiman, Lovecraft. Mi piacciono moltissimo questi cinque autori. Ho amato molto Coraline, Il deserto dei Tartari e La Storia Infinita. Quest’ultimo lo lessi per la prima volta dieci anni fa e rimane ancor oggi il mio libro preferito in assoluto. È un fantasy, ma allo stesso tempo non lo è; sfugge a qualsiasi schema, precisa definizione. È un romanzo, semplicemente.


Sei uno scrittore fantasy. Come mai scegli questo genere? Molti scrittori del genere rispondono dicendo che scrivono fantasy perchè da più libertà di espressione. E' anche per te così?
No, per me non è così. La libertà d’espressione viene da noi stessi, sia chiaro.
Io ho scelto il fantasy perché a me piace mescolare, nelle mie storie, aspetti del nostro normale quotidiano con elementi del tutto surreali, e questo al fine di stuzzicare la fantasia nel lettore, fargli riscoprire il piacere della dimensione della favola in un contesto che sappia tuttavia dimostrarsi duro e schietto e vicino a noi, del mondo reale, più di quanto non ci si aspetti di solito da un romanzo definito fantasy; per quel che riguarda i miei libri, mi riferisco principalmente a Demetrio dai capelli verdi, dove vengono affrontate tematiche come l’accettazione di sé stessi e l’incomunicabilità fra esseri umani; parlerei anche de La Nave del destino – Asia, dove c’è il suicidio e la vendetta portata alle sue più tragiche conseguenze. Ma stuzzicare la fantasia… credo che sia questo ciò che realmente conti. È molto importante: è il sale della scrittura, ciò che ci spinge a voltare le pagine con entusiasmo e desiderio di andare avanti, sino alla parola “fine”. E tutto questo al di là del genere che si decide di affrontare.


Il tuo primo libro se non sbaglio è stato "L'uomo che dipingeva con i coltelli" titolo molto interessante. La trama è abbastanza oscura e volutamente suscita la curiosità del lettore. Ce ne vuoi parlare tu in toni decisamente più semplicistici?
L’uomo che dipingeva con i coltelli è un romanzo sui colori, un noir atipico dove agiscono uomini e donne che non hanno un’anima, ma un colore, in quanto essi stessi sono, propriamente, l’incarnazione di un determinato colore. Dmtrj è il bianco; Scile il grigio; Rufus il cremisi; Anna l’oro; Asja il Magenta; Syitane l’oro brunito.

Cosa caratterizza questo romanzo? Secondo te qual è il suo punto di forza e per quale motivo i lettori che ti stanno leggendo dovrebbero acquistarlo?
Lo consiglierei a chi sia alla ricerca di un noir fuori degli schemi.
Ambientato in un epoca fittizia, senza tempo, L’uomo che dipingeva con i coltelli è un romanzo dove non c’è una figura positiva (come l’investigatore, nel caso un noir o in un giallo di tipo invece tradizionale) che cerca di contrastare il male al fine di sconfiggerlo. Entrambi i protagonisti, Dmtrj e Scile, sono sospinti da impulsi negativi e volontà assurde, e i personaggi buoni che incrociano le loro strade divengono vittime impotenti, o succubi miserabili. L’incontro/scontro con una terza personalità atroce e alienata determinerà l’innescarsi di una rapida quanto tragica serie di eventi da cui solo uno dei primi due uscirà vivo.


La nave del destino asia è un'altro fantasy pubblicato subito dopo "l'uomo che dipingeva con i coltelli" che mischia realtà storica ad elementi fantastici. Perchè questa scelta? Ci vuoi dire anche di cosa parla in breve il libro e da come nasce l'idea per la sua realizzazione?
La nave del destino – Asia è un romanzo/fiaba dove convivono, nel contesto bucolico di un mondo ispirato alla Grecia medievale, elementi del nostro ordinario con eventi e personaggi fantastici, quindi inverosimili, straordinari. Si tratta di un libro che parla principalmente di amore, amicizia, vendetta, intraprendenza; la storia prende piede nella terza parte, in occasione dei grandi festeggiamenti del compleanno del principe di Magnesia, che si tengono nella capitale del regno, Trikèria, lungo le strade della quale si esibirà il grande manipolo di artisti del Circo d’Origene. Qui, Asia conoscerà i tre gemelli Maris, Lug, Kendeas, la bellissima equilibrista Nina e le gemelle barbute Melquiades. Tutto è intriso di un’atmosfera frizzante e colorata, ma si tratta solamente della quiete che precede la tempesta, poiché in un regno lontano, Edwilanàm, i piani di un oscuro signore minacciano la felicità dei protagonisti: è giunto il momento, dopo anni e anni di solitudine, dalla morte dell’ultima regina, di cercare una nuova sposa, e stavolta nel mondo degli umani!
Chi sarà costei? Asia o Nina?
Da queste premesse si evince, credo subito, che non è un fantasy di stampo classico, Tolkeniano. E l’idea è nata dal desiderio di voler narrare una storia nuova, ma che in qualche modo avesse il sapore della leggenda e ricordasse i fasti delle antiche civiltà mediterranee.


Andiamo a parlare della tua ultima pubblicazione "Demetrio dai capelli verdi" ce ne vuoi parlare? Da dove nasce questa storia particolare con un protagonista a dir poco fuori dal comune? A cosa ti sei ispirato?
La gestazione di Demetrio dai capelli verdi è iniziata nel 2007; allora frequentavo un corso di disegno, e si era ad una delle prime lezioni di anatomia, quando l’insegnante spiegava a noi allievi la struttura muscolare del corpo umano, che un lampo attraversò la mia mente. Il classico lampo dell’ispirazione, in cui vidi, in una frazione di secondo, un uomo in abiti ottocenteschi illustrare ad una classe di ragazzi alcune tavole anatomiche. Si trattava di Joan Marcel. Benché stessi in quel periodo scrivendo La nave del destino - Asia, personaggi di una nuovissima storia entrarono prepotentemente in me. Dopo il pittore, visualizzai Roze, poi subito, quasi contemporaneamente, Demetrio, che (udite, udite!) immaginai, dapprincipio, con l’aspetto di un albino. Solo più tardi ebbi l’idea di renderlo più simile – ma solo fisicamente parlando! – ad Asia, protagonista femminile del romanzo che stavo già scrivendo, ed ecco Demetrio così come lo conosciamo ora, con i capelli verdi e la pelle che si adorna di misteriosi ghirigori azzurri. Un autentico uomo albero!


Demetrio è un ragazzo estremamente introverso e che si trova escluso dagli altri solo per un fattore estetico. Perchè proprio questo tipo di protagonista? Volevi lanciare un messaggio particolare ai lettori? Se si quale?
Demetrio ha i capelli verdi e la pelle bianchissima, che al sole, invece di abbronzarsi, si adorna di misteriosi ghirigori azzurri; c’è chi lo trova ridicolo, come Greta e Charlotte, oppure bellissimo, come il pittore Joan Marcel, ma anche curioso e dolce, come Roze. Eppure nessuno (o quasi!) è, in fondo, veramente a conoscenza di cosa ci sia dentro i suoi occhi castani e nel suo cuore di uomo pianta. Gran parte di coloro che lo incontrano che basti poco per conoscerlo, ma si sbagliano (senza rendersene conto, se non troppo tardi!), ed è quello che, similmente, accade anche nella realtà che ci circonda, nella vita di ogni giorno, tra le persone; c’è infatti una domanda, tacita e nascosta, che grida in silenzio, tra le righe di ogni pagina di questo romanzo: quanto c’è, in ognuno di noi, la volontà di conoscere gli altri, e fino a che punto noi stessi siamo disposti ad aprirci con i nostri simili? Ponendoci questo interrogativo, forse capiremmo molte cose sui rapporti umani e sul loro deteriorarsi.


Non è la prima volta che nei tuoi libri tratti il tema del diverso. Come mai? Come mai questa scelta nei protagonisti dei tuoi libri?
Trattare del personaggio diverso per arrivare a chiedersi, alla fine, se sia davvero lui a vivere in un mondo di esseri umani normali, oppure il contrario; non mi riferisco a L’uomo che dipingeva con i coltelli, che è un romanzo oscuro, diciamo così, ma neanche a La nave del destino – Asia, in cui la protagonista assume, paradossalmente, ruoli di secondo piano rispetto agli altri personaggi.
Demetrio dai capelli verdi è, sopratutto, un romanzo di formazione, che parla del diverso, il quale, nel corso delle vicende, cresce e si rapporta con i suoi simili, e da questi continui confronti sorgerà in lui, o meglio, nel lettore, una constatazione, ossia che siamo tutti, in qualche maniera, diversi, perché ognuno ha i propri talenti, le proprie particolarità.


Il personaggio del pittore è molto interessante. All'inizio frustrato e quasi invidioso della bellezza e della giovinezza di Demetrio poi trova un equilibrio quando incontra Roze. Da dove nasce l'idea del personaggio a mio parere veramente molto realistico e ben delinato?
Joan Marcel è il primo personaggio che si incontra nel romanzo, tant’è che il capitolo introduttivo si intitola proprio “Il pittore”. Insieme con Demetrio e con una donna che il ragazzo dai capelli verdi incontra nella seconda parte del libro(non voglio svelare nulla!), è uno dei tre personaggi più importanti. E’ un uomo nato in una famiglia di coloni d’origine Andalusa nel continente d’oltreoceano, il Vinland (ossia l’America del nord), che in questo paese fittizio che ricorda l’Europa Ottomana ha trovato il senso della propria vita, ma non quello del cuore. Confuso più che mai, in bilico fra l’amore per Demetrio e Roze Vazilìsa Wiborova, figlia ventitreenne di un amico commerciante, Joan Marcel incarna un po’ lo stereotipo dell’artista appassionato e talentuoso, ma solo come le stelle: così apparentemente vicine, ma in realtà così tanto lontane le une dalle altre.


Da dove nasce l'idea per l'ambientazione del romanzo di Demetrio? E' solo accennata e non molto approfondita ma si può intuire che ci troviamo in un ipotetico '800. Cosa caratterizza questa tua ambientazione?
Rispetto agli altri due romanzi, Demetrio dai capelli verdi vive in un contesto molto più concreto e verosimile, sebbene si tratti, pur sempre, di un mondo che ricordi solo vagamente il nostro in quanto non è, come dici tu, molto approfondito: non si tratta infatti di un libro storico!
La scelta di ambientarlo in un ipotetico Ottocento viene direttamente dal grande fascino che io provo per quell’epoca, con tutti suoi contrasti, le mentalità, le innovazioni, i valori.


Il finale è aperto e molte cose sono lasciate in sospeso. Ci sarà un seguito al libro?
;-)


Anche in questo libro inserisci un'altra tua passione la pittura. Come mai?
L’idea primitiva era quella di scrivere un altro libro che narrasse di colori e passioni, ma poi la storia e i personaggi, nel corso della stesura, han preso una loro strada ed ecco il romanzo così come lo vediamo adesso. Un romanzo di formazione! La pittura è il germe da cui sono nati questi miei tre libri. Il primo, L’uomo che dipingeva con i coltelli, è fortemente improntato sui colori e sull’esasperazione dei cromatismi; La nave del destino – Asia, una favola per adulti dai colori leggeri; Demetrio dai capelli verdi è simile al secondo, ma è molto più cupo, austero, decisamente meno fiabesco e frizzante.


C'è qualcosa di autobiografico nel libro? Quanto delle tue esperienze di vita o pensieri influenzano i tuoi scritti?
Domanda da un milione di euro (falsi!). No, non c’è nulla di autobiografico. Avrei scritto una autobiografia, se avessi voluto parlare di me.

Fino ad ora ti sei cimentato solo nel genere fantasy. In futuro vorrai sperimentare un'altro genere? se si quale? e hai già in mente la storia che vorresti raccontare?
Sai che ci ho pensato più di una volta? Non sarebbe una cattiva idea, eppure non so… funzionerebbe? Mi ci riconoscerei? Perché se anche scrivessi di una storia ambientata ai giorni nostri, finirei per condirla di elementi surreali, tipicamente miei. Il fantasy, o meglio, il realismo magico, ce l’ho nel sangue! In ogni caso, staremo a vedere. Non so dirti quando, comunque.


Nelle tue precedenti interviste non riveli mai nulla dei tuoi progetti futuri ma qui sei liberamente costretto a parlarci dei tuoi prossimi romanzi e di cosa progetti di fare nell'immediato futuro. Non c'è possibilità di replica, qui vige una tirannia assoluta mi dispiace. :D
D’accordo, ma allenta un po’ la presa, quantomeno! Mi fai male! Che modi! Uhm, dunque… partendo dal presupposto che Demetrio dal capelli verdi è parte integrante del mio immediato futuro, e non solo di questo, bensì anche del prossimo (in quanto l’idea sarebbe quella di promuovere al massimo questo libro per poi lavorare al volume che tratti della prosecuzione, nonché alla conclusione, dei viaggi del ragazzo dai capelli verdi, quindi ecco a te la risposta alla 15° domanda!), non saprei cosa dirti riguardo i miei prossimi romanzi, se non che il quarto, a cui sto lavorando dalla scorsa estate, non uscirà prima di tre o quattro anni (ci si rileggerà quindi nel 2013 o nel 2014!Ciao Marco!). Mi sto riferendo a quello che ho concepito col titolo “La nave del destino – La tempesta”, un progetto che mi prenderà, appunto, molto tempo.


Avendo avuto più esperienze di pubblicazione e con 2 differenti case editrici, quale opinione ti sei fatto dell'editoria italiana e degli esordienti italian? Cosa ne pensi essendo anche tu un autore emergente?
L’esperienza deriva anche dall’aver intervistato finora moltissimi scrittori esordienti ed editori, quindi dal confronto diretto; e il discorso sarebbe davvero lungo, credimi!
Sostanzialmente, senza voler srotolare un papiro, io penso, da autore emergente, che il mondo dell’editoria (piccola, media e grande), sia molto difficile: occorre fare attenzione agli ostacoli, ai trabocchetti e agli specchi d’allodole. Ma la questione, il più delle volte – al di là degli aspetti più “tecnici” o “burocratici”, diciamo così, che concernono i rapporti Scrittore-Casa Editrice, (positivi, neutri o negativi che siano, questo non ha importanza nel discorso che voglio fare) – è quella di mettersi in gioco e quindi in discussione. Scrivere un libro è una sfida con sé stessi. Si tira fuori dal cassetto un sogno, un’ambizione e la si condivide con degli sconosciuti. “È come fare un regalo a qualcuno che non te l’ha chiesto”, mi disse una volta una mia amica scrittrice.
Il regalo può essere ben accetto, oppure il contrario. Mettersi in gioco e quindi in discussione significa perciò saper incassare le critiche, e non solo quelle negative, ma anche quelle positive, nelle quali può capitare di evincere una scorretta interpretazione del proprio libro. Perché spesso è anche questione di feedback e di feeling… e di punti di vista!
Per me la scrittura rappresenta un tesoro: mi ha permesso di conoscere tante persone valide, interessanti, realmente bendisposte nei miei confronti e sempre cariche di consigli genuini. Spero che continui in questa direzione.

Hai blog o siti dove possiamo seguirti?
Il mio blog delle interviste è: www.mmushroom.splinder.com
Poi c’è il blog delle mie emozioni, più intimo e personale: www.icolorideldestino.spaces.live.com


Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Vorrei ringraziarti per l’opportunità che mi hai dato, leggendo il mio romanzo e intervistandomi. Saluto te e tutti i lettori del blog! Ciaooo!

INTERVISTA A MICHAELA DOOLEY

mercoledì 7 luglio 2010

Cari lettori,
ecco una nuova intervista ad un'altra delle bloody roses e questa volta tocca a Michaela Dooley, giovanissima autrice di "Raining Stars" disoinibile da maggio 2010.

Serie dei vampiri dagli occhi viola: QUI
Mia recensione del libro: QUI
L'angolo dell'esordiente presenta l'autrice: QUI

Ciao Michaela benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers ti va di presentarti ai lettori?
Ciao Alessandra, innanzi tutto grazie per l’opportunità che mi stai dando e la tua disponibilità. Cosa dire per presentarmi... sono una normalissima ragazza che però ha sempre preferito leggere, pensare, scrivere e navigare in internet piuttosto che uscire il sabato sera ed andare a ballare. È stato questo che mi ha portato ad incontrare Folgorata, Gaiottina e le Bloody Roses. Con loro è iniziato per me un percorso che non riesco a definire sogno perché è totalmente distante anche dal migliore dei miei sogni. È qualcosa di più. Io sono una ragazza al primo anno di università che l’hanno scorso ha affrontato la maturità di un tecnico commerciale. Dovrei essere più propensa ai calcoli ed alle questioni “pratiche” e lo sono, ma non sono solo questo. Ho mille pensieri che non si fermano un attimo, sono sognatrice e troppo romantica... Così ho iniziato a scrivere ed oggi, ad un anno di distanza sono qui a parlarti del mio primo libro quando ancora mi sembra del tutto irreale.

Sei molto giovane e Raining Stars è il tuo primo romanzo. Ci racconti un pò la tua esperienza come neo scrittrice? Come è stato scrivere questo romanzo e sei soddisfatta del risultato? Ti aspettavi qualcosa di più o di meno?
Come dicevo, tutto è iniziato su un forum. Leggevo le storie di Folgorata e Gaiottina e ricordo di essermi iscritta al forum proprio per commentare la storia di quest’ultima. Comunque, non so bene come, ma leggendo quelle che erano ancora fanfiction, ho iniziato a pensare io stessa a come sarebbe andata quella storia d’amore che tanto mi aveva colpito se, nel periodo in cui tutto andava storto e l’amore sembrava averti abbandonato nessuno poteva, voleva, esserti accanto e la sola cosa di cui realmente disponevi fosse stata te stessa. Ho iniziato a scrivere anche io, senza pretese. Ho sempre amato scrivere, ma, una storia! Una vera storia, con una trama, un inizio, una fine... Non lo avrei, mai, minimamente pensato. Non è stato semplice. Ricordo ancora un capitolo che avrò riscritto tipo... due o tre volte. Ricordo le strigliate delle bloodies quando volevo inserire nella storia qualcosa che per la trama non mi serviva minimamente. Ed avevano ragione: in quel periodo, avevo perso di vista la trama che volevo dare io alla storia e stavo provando a scrivere qualcosa che sapevo avrebbe colpito. Per questo dico che questa esperienza non è stata semplice e da gioco è diventata piano, piano obiettivo. Obiettivo di fare meglio, di riuscire... Ci ho messo tutta me stessa ed i consigli sempre sinceri delle mie amiche bloodies ed il risultato è stato il libro che da un mese a questa parte stringo tra le mani. Anche tralasciando il fatto che non mi sarei aspettata di riuscire a scrivere da inizio a fine una storia, posso dire che il risultato ha superato ogni mia aspettativa. A volte mi stupisco pensando di esser stata effettivamente io a scriverla!

E' stato più facile o più difficile scrivere una storia che già sapevi come iniziava come finiva? Il fatto di non poter decidere il finale della storia è stato in qualche modo una restrizione per te oppure ti ha aiutata?
Bè, io non ho avvertito la tensione del ‘‘prequel’’. Forse perchè quando ho iniziato a scrivere, anche i due libri precedenti non erano ancora usciti ed ho sviluppato la struttura del romanzo prima di sapere che le nostre storie sarebbero diventate libri. Non c’è stata alcuna restrizione... Quando sono usciti i due libri e soprattutto quando ho saputo che la mia storia sarebbe diventata un libro, ci sono stati da rispettare i riferimenti temporali, i ricordi presenti negli altri due libri.... Ma tutto questo non è stato in alcun modo restrittivo.

Come descriveresti il tuo romanzo e cosa diresti per convincere un lettore che legge questa intervista a comprarlo?
Ho voluto iniziare la storia da una situazione che tutti, bene o male, hanno dovuto affrontare. Raining stars è il tentativo disperato di riprendere in mano la propria vita. Andando contro tutto e contro tutti. Contro la convinzione che qualcosa non si può fare. Insomma, Liz è devastata ma scopre una verità che pur non risollevandola del tutto, le da la forza e la determinazione per compiere il viaggio verso la felicità che, molti, si astengono dal fare per paura di rimanerne delusi. È introspettivo, malinconico, romantico... ha un suo target di lettori... quelli che sono disposti ad affrontare tutto questo, proprio come Liz.

Come mai scegli di raccontare il prequel della serie con un romanticismi smaccato e con una vena decisamente malinconica?
Questo è dovuto essenzialmente al mio carattere. Il romanzo parte in maniera piuttosto tragica, volevo realmente trasmettere tutto il dolore possibile ma essendo io terribilmente romantica, volevo dare l’opportunità ai due protagonisti di vivere qualcosa di doloroso sì, ma che permettesse ad entrambi di scoprire qualcosa di più su loro stessi. Volevo renderli vulnerabili ma forti abbastanza da poter reagire...

Da dove hai preso spunto per l'intreccio del tuo romanzo? A cosa ti sei ispirata?
Come ho detto prima, ho iniziato a scrivere pensando ad una situazione in cui ti ritrovi sola, pensando che nessuno possa capire il tuo dolore. Poi... a discapito di tutte le volte che me la sono presa col destino... ho deciso di rendere il fato un po’ più magnanimo e grazie alla fantasia che può tutto ho deciso di scrivere di questo diario che ricompare magicamente... e che ricongiunge i due personaggi...

Quanto di autobiografico c'è nel tuo libro?
In realtà, a parte l’inizio, che mio malgrado mi sono trovata ad affrontare io stessa, pensavo che non ci fosse più nulla di autobiografico... e questo l’ho pensato fino a qualche mese fa. Poi, in fase di rilettura finale, mi sono resa conto che, tra le righe, in questo libro c’è molto di me stessa. Addirittura, alla fine, ho scoperto di riuscire ad unire situazioni della mia vita con situazioni del libro. Ne sono rimasta realmente colpita perché quando lo scrivevo non avevo minimamente pensato a me stessa. Il tutto è avvenuto inconsciamente... è... strano...

I vampiri in questo periodo sono diventati una vera e propria moda letteraria. secondo te qual è il motivo per il quale hanno riscosso tanto successo?
Per anni, decenni, i vampiri sono state creature oscure... decisamente dark e horror. Alcuni li figuravano come creature orrende e mi viene da pensare a Nosferatu. Mi viene alla mente la classica icona del vampiro che morde il collo di una ragazza... bellissima, ovviamente. Ma non c’era niente di più.. Il vampiro era ancora eminentemente pericoloso. Solo legato al sangue ed agli istinti. Intrigava, certo che intrigava. Ma, non catturava. Non ti rendeva dipendente. Non ne volevi ancora, ancora e ancora come succede in questi ultimi anni. Appassionava gli amanti del dark ma non prendeva vaste masse.
Poi c’è stata la trasformazione. I vampiri sono diventati belli, potenti, preferibilmente ricchi, sembrano essersi inciviliti ma conservano tutti una certa dose di pericolosità e si sa, il pericolo intriga e il fascino del mistero non conosce tramonto. Accanto alla figura del vampiro si pone una ragazza che più o meno, abbandona la figura della ‘‘vittima’’. Infine, in un’epoca in cui divorzi e tradimenti sono all’ordine del giorno, ecco arriva il vampiro che vivrà in eterno e che, soprattutto, promette amore eterno. Questi vampiri “nuovi” perdono l’appoggio degli amanti del dark e acquistano l’appoggio di altre e più vaste masse. L’elemento sovrannaturale infine è un grimaldello narrativo che rende la storia romance con vampiri aperta ad arricchirsi di elementi di avventura, thriller o più spiccatamente fantasy.

Cosa ti attrae di questa figura soprannaturale? Perchè anche tu scegli di scrivere sui non morti?
Io... credo di far parte della categoria di cui sopra. Credo che tutto sia dovuto al fascino del mistero e alla voglia di vedere una storia d’amore durare per sempre.

Quali sono i libri paranormal romance e soprattutto di vampiri a cui non rinunceresti mai? (tranne ovviamente twilight) :D
A cui non rinuncerei... no, ti sembrerà strano ma il paranormal romance per me è solo una frazione. Insomma, nonostante abbia scritto un libro sui vampiri... non mi considero una vera amante dei vampiri. Ho letto Twilight davvero tardi, credo sia stato un paio di anni fa, poi ho iniziato a leggere la serie di Sookie Stackhouse della Harris ma, non mi sento così legata a queste letture al punto di dirti di non poterne rinunciare. In realtà... potrei rinunciare persino a Twilight... nonostante da questo sia nato tutto...

Quali sono i tuoi progetti futuri? C'è un romanzo che vorresti scrivere? Dammi qualche news succosa! :D
Oh bé, spero di riuscire a passare matematica generale ^_^’ ma questo riguarda “l’altra me”... In realtà, non ho molte news, ma se dovessi tornare a scrivere mi piacerebbe confrontarmi su un romanzo scritto in terza persona, questa volta. E... un giallo, mi piacerebbe scrivere un giallo! Ma sono solo pensieri, non c’è nulla di concreto, al momento.

Se potessi scrivere un romanzo assieme ad un altra autrice/ autore quale sceglieresti? Perchè?
Ahi... non oso immaginare come sia scrivere un libro a quattro mani... In realtà non credo che mi piacerebbe. Almeno per quanto mi riguarda, scrivere è una cosa piuttosto personale... Ci sono io e ci sono i miei pensieri... è anche un modo per conoscere più affondo me stessa. Non penso che riuscirei a scrivere qualcosa con qualcun altro... O almeno non lo immagino... ma insomma, un anno fa non immaginavo neppure di poter scrivere un libro, quindi...

Quali sono gli autori che preferisci? Quelli che ti hanno formata come scittrice?
L’autore che in assoluto io adoro è Jhon Katzenbach. Non so quante volte ho riletto “L’analista” e “La storia di un pazzo”. Ecco se prima mi avessi chiesto più in generale a quali libri non potrei rinunciare ti avrei detto sicuramente questi due libri. Sono due thriller. Ma, soprattutto il primo dei due, è qualcosa che... mi ha intrigato da sempre. È molto psicologico e mi tiene incollata alle pagine. Insomma non ho parole neppure per descrivertelo. Lui è il mio scrittore preferito. Poi... mi piace leggere poesie, è una delle cose che preferisco fare quando sono su internet senza far nulla. Inoltre, essendomi diplomata l’anno scorso, ho bei ricordi delle ore di letteratura, in classe...

Qual è il tu processo creativo? Fai qualcosa in particolare?
Spesso, quando scrivo chiudo gli occhi. Davvero. A scuola ho imparato a scrivere con dieci dita, senza osservare tastiera o monitor. Così, di solito, quando viene la sera, mi rinchiudo in camera e come se fosse una seduta da un terapeuta chiudo gli occhi e immagino la scena. Nello stesso tempo le dita battono veloci sulla tastiera. Poi quando li riapro, cancello, aggiusto le frasi... Questo non sempre. Ma quando scrivo qualcosa che mi prende davvero. Mi estraneo completamente da tutto il resto.... è forte! Altre volte, semplicemente, gambe sulla scrivania e pc in grembo. Raramente ho ascoltato della musica. Ma in quel caso rigorosamente straniera. Altrimenti finisce che inizio a cantare :-P

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano legato agli esordienti?
Io sono di un paesino della Puglia. Qui, scrivere un libro è qualcosa di assurdo. Almeno lo era per me fino a un anno fa. È qualcosa di talmente lontano dalla realtà che sembra un’utopia. Un po’ come il ragazzino che va dalla mamma e le dice: voglio fare il cantante. Assurdo, semplicemente. E, puntualmente, gli si dice: vai a lavorare. Nessuno sa niente di come si possa fare, così la cosa viene semplicemente lasciata correre. Poi, un giorno, la scoperta. Il mondo lì fuori non vive di utopia e accanto alle grandi case editrici che pubblicano secondo rigidi parametri di calcolo del rischio, ci sono persone che sono felici di dare una possibilità ad autori esordienti. Ci sono persone che se vedono della materia non la buttano via solo perché non c’è un grande nome. Ci sono persone come quelle della Mamma Editore, disposte ad aiutarti in questo progetto. Ad accompagnarti. Persone che senza chiederti niente in cambio ti regalano quella che fino a pochi mesi prima è utopia. Ed io... io credo che se tutti fossero come queste persone, forse, in Italia, l’informazione e la cultura sarebbero un po’ più libere da compromessi...

Hai blog o siti dove possiamo seguirti? 

Ho recentemente aperto la mia pagina su facebook:
http://www.facebook.com/pages/Michaela-Dooley/132061046822877

Inoltre potete trovarmi nel nuovo forum delle Bloody Roses:
http://docks.forumcommunity.net/

E nella nostra cara bacheca nel forum Edward&Bella:
http://edwardandbella.forumcommunity.net/?t=28909437

Questa era l'ultima domanda. C'è qualcosa che vorresti aggiungere di salutarci?
No, vorrei semplicemente ringraziarti ancora e ringraziare ancora la Mamma Editori per questa opportunità meravigliosa, quindi, grazie.

INTERVISTA A FANNY GOLDROSE

martedì 29 giugno 2010

Cari lettori,
l'autrice intrevistata oggi è Fanny Goldrose, una delle Bloody Roses, con il suo libro "Dark Angel" una storia d'amore con tanta suspance che ha come protagonista una ragazza normale Rose contesa tra un angelo e un demone.

L'angolo dell'esordiente presenta l'autrice: QUI
Recensione "Dark Angel": QUI

Ciao Fanny benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti ai lettori?


Ciao Alessandra, ciao a tutti. Mi presento con piacere: il mio nome è Fanny Di Natale, anche se tutti nel mondo del Web mi conoscono come Fanny Goldrose. Sono una scrittrice ma anche una mamma e una moglie come tante. Di giorno affogo tra le scartoffie dell'ufficio dove mi guadagno il pane ma poi negli spazi che mi ritaglio con cura, adoro scrivere perché mi piace immaginare che dentro le mie pagine i lettori/lettrici possano perdersi e sognare allontanandosi da quella quotidianità che a volte sembra troppo stretta.

Dark Angel è il tuo secondo romanzo e anche questa volta è un romanzo per adolescenti. Come mai scrivi solo romanzi young adult? Non hai mai pensato di scrivere qualcosa per un pubblico di età più adulta?

C’ho pensato sì, penso sempre molto ad ogni cosa. Per ora ho scritto solamente romanzi Young Adult perché tra le età che ho vissuto, quella la ricordo come la più ricca di emozioni e quella in cui ero più aperta ai cambiamenti e disposta a credere nei sogni.

In questo tuo nuovo romanzo ti sei potuta confrontare con tante altre ragazze di tutte le età che ti hanno potuta aiutare nel tuo percorso di scrittura, di pubblicazione e post pubblicazione. Come le hai conosciute e come ti sei trovata nel gruppo delle Bloody Roses?

Tutto è nato da un’iscrizione alla community dell’edwardendbella italian forum dietro suggerimento di una delle Bloody. Sono stata accolta meravigliosamente e una volta loggata ho scoperto un mondo fatto di impegno e costanza, di amicizia e perseveranza, nonché di gran talento, sincerità e altruismo. Per gioco o per sfida verso me stessa ho dato il via a Dark Angel sottoforma di Fan Fiction, mentre in contemporanea leggevo, commentavo e partecipavo alla messa a punto dei lavori altrui. L’investitura non è arrivata subito, ma dopo un periodo di scambio e collaborazione reciproca.
Rimanendo nel tema "Dark Angel" questo è anche il tuo primo romanzo paranormale. Come mai questa scelta e questo cambiamento di genere?

Adoro gli angeli e adoro le storie d’amore. Ho amato Twilight e i suoi vampiri, come amo i protagonisti della saga dei Rochester. Ho voluto provare ad esplorare un mondo e direi che non mi sarebbe potuto piacere di più.

Come mai hai scelto come soggetti angeli e demoni e non ti sei fatta influenzare dai vampiri della tue colleghe?

Venivo da un percorso in onore dei romanzi sugli angeli, ma fino ad ora poco riusciti. Dentro di me sentivo di dovere una storia con i fiocchi a quelle creature con le ali che hanno sempre cercato di uscire dalle mie pagine per farli volare a modo mio. I demoni… Beh! Dove esiste il bianco dev’esserci spazio anche per il nero.

Nel tuo romanzo si può trovare qualcosa di autobiografico? Non solo come aspetto esteriore o comportamenti ma anche come pensieri riguardo ad un certo argomento?

Ho sempre creduto fermamente nel fatto che un libro sia il racconto veritiero o distorto, magari un po’ smussato o arricchito ma delle sensazioni o degli episodi vissuti da chi lo scrive.

Cosa ti aspettavi con la pubblicazione di questo romanzo? Quali erano le tue aspettative? Cosa è stato soddisfatto e cosa no?
Mi aspetto di divertire ed appassionare quanto mi sono divertita ed appassionata a realizzarlo e devo dire che è accaduto più di quanto mi sarei aspettata. Cosa è stato soddisfatto? Certamente la volontà di fare un buon lavoro e constatare che viene apprezzato… Cosa non è stato soddisfatto? Questo lo diranno i miei lettori.

Ti aspettavi un responso da parte dei lettori più che positivo? Perchè e cosa ne pensi?

A dir la verità io cerco sempre di non aspettarmi niente. Sono molto autocritica ma ogni volta che rileggo Dark Angel ci ritrovo tutto quello che speravo di trasmettere quindi penso che se riesci a mettere su carta delle emozioni, chi legge non può che condividerle.

Qual è stata l'ispirazione che ti ha spinto a scrivere dark angel? Quando ti è venuta in mente questa storia e successivamente come l'hai sviluppata?

Tutto è nato da un’immagine scovata in un motore di ricerca. Ho digitato “Angeli” e mi si è aperto un mondo sotto un aspetto che non avevo mai considerato: quello della lotta e della suspance da condire con l’amore che invece gli ho sempre attribuito.

Cosa caratterizza i tuoi angeli e i tuoi demoni? quali sono gli elementi di novità che hai messo in questi due diversi esseri soprannaturali?

Sono essere sovrannaturali ma con una quotidianità dentro cui ritrovo me stessa. Il contesto è quasi ingenuo e l’ambientazione semplice. I personaggi hanno una storia, un punto di partenza e uno d’arrivo che si intrecciano dentro scenari vissuti anche dalla gente comune. Di Daniel ci si innamora perché è un pasticcione, ma con la grinta tra le dita pronta ad esplodere nel momento del bisogno. E Alex? Lui è la trasgressione, la bellezza, la sfida da vincere. Rose invece è tutti noi dentro i suoi panni normali, ma pronta a tirare fuori le unghie in nome della vita e dell’amore.

Dalla prima stesura al testo che i lettori si trovano di fronte durante la lettura è cambiato qualcosa? Ci sono stati dei cambiamenti radicali?

Ci sono stati certo. Ci sono sempre. Il romanzo nasce da un’idea ma poi si sviluppa, si corregge e si perfeziona strada facendo.

Durante la stesura del tuo manoscritto hai incontrato il cosiddetto blocco dello scrittore? Se si come sei riuscita a superarlo?

Nessun blocco, questo no. Mi è capitato però in passato ma non ho mai tentato di superarlo. Se arriva il blocco, archivio e passo oltre cominciando una storia nuova. Ritengo sia inutile accanirsi laddove non si ha più niente da dire.

Hai incontrato altre difficoltà? Come sei riuscita a superarle e a terminare il racconto?

La mia difficoltà più grande risiede nella trama. Rischio sempre di perdermi ma per questo esistono le Bloody Roses. Se finisci la benzina o vai fuori strada loro intervengono sempre riportandoti in pista.

Per scrivere di angeli e demoni ti sei prima documentata?
Non prima. Durante.

Qual è il tuo processo creativo? Fai qualcosa in particolare?

No. E’ solo istinto. Apro una pagina di Word, scelgo un titolo e comincio.

Quali sono gli autori o i libri che ti hanno formata? Quelli che preferisci e che a cui ti ispiri?

Certamente la scuola Moccia mi ha insegnato la semplicità. Adoro i suoi libri ed il motivo principale sono le ambientazioni fatte di vite vissute e di contesti quotidiani. Adoro però anche Cohelo, Tracy Chevalier e sicuramente J.K.Rowling anche se loro scrivono in modo totalmente diverso e meravigliosamente unico.

Mi hanno detto che non ti sei immaginata degli attori per Alex, Dan e Rose. Ora sei liberamente costretta a sceglierne 3 per ognuno dei protagonisti cosicchè io possa placare la mia voglia di scoprire come te li eri immaginati.

Sotto tale costrizione mi piego allora al volere della curiosità, ma tre volti per ognuno sono un po’ troppi a mio avviso… Troviamo un compromesso: ti indicherò un volto per ognuno almeno per dare l’idea e scegliendo rigorosamente attori italiani: per Rose scelgo Martina Stella, per Daniele Kim Rossi Stewart e per Alex Raul Bova… Dei classici ok, ma almeno li conoscono tutti :-P

Qual è il personaggio a cui sei più legata? Quello con cui ti sei più divertita a scrivere?

Sicuramente Rose. Lei è quella che più impersona le mie gioie e le mie paure, i miei successi e le mie delusioni.

Hai blog o siti dove possiamo seguirti?

La realizzazione di un Blog è nei mie progetti più prossimi. Per adesso mi trovate su: http://www.fannygoldrose.com/ e sul forum delle Bloody Roses http://docks.forumcommunity.net/

Quali sono i tuoi progetti futuri? Svelaci un pò di succose anteprime e news.

Ho in progetto la realizzazione del primo libro di una nuova collana pensata dalle Bloody e sicuramente un altro Gothic Romance ma devo ancora decidere se dare un seguito a Dark Angel. Seguitemi, seguitemi, seguitemi e scoprirete tutto!!!!

Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

Innanzitutto ringrazio i miei lettori che mi hanno seguita ed incoraggiata sin dalle prime battute del romanzo quando ancora era una Fan Fiction. Ringrazio te per questa intervista e per lo spazio che mi hai dedicato e le Bloody che si adoperano ogni giorni perché questa macchina meravigliosa che si è messa in moto continui a macinare chilometri di successi. Sicuramente consiglio di correre ad ordinare i romanzi delle mie colleghe. Sono davvero meritevoli. Raining Star, e i libri in uscita “L’alba della chimera” e “In una gelida rosa” valgono la pena di essere letti e vissuti.

Grazie a tutti e buona lettura…

INTERVISTA A FRANCESCO SCARDONE

lunedì 28 giugno 2010

Cari lettori,
l'autore intervistato oggi ma letteralmente oggi perchè è stato super veloce a rispondere è Francesco Scardone che presenta il suo primo romanzo "Necrophylia". Premettendo che questo libro non è il mio genere ma proprio per nulla ho davvero apprezzato come l'autore ha raccontato questa storia. Dal punto di vista del suo personaggio che racconta la sua vita dei suoi pensieri ma che allo stesso tempo vuole convincerti di essere assolutamente normale. Devo dire che mi ha colpita. L'autore è stato davvero bravo perchè penso sia riuscito in pieno nel suo intento. Detto ciò buona lettura.

Angolo dell'esordiente presenta l'autore: QUI

Ciao Francesco e benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti andrebbe di presentarti ai lettori?



Ciao a tutti e grazie a te Alessandra per lo spazio che mi lasci sul tuo blog. Chi dire di me? Beh, ho 20 anni e sono napoletano. Scrivo da quando ne ho 5, credo ed è dall'epoca che non ho voluto nè saputo fare altro. Necrophylia è il mio primo romanzo. Per quel che mi riguarda amo tutto quello che viene fuori dalle budella, amo i racconti viscerali. Amo le anime tormentate. Odio qualsiasi tipo di accademismo e sono convinto che la parola intellettuale sia la più brutta parola del nostro vocabolario. Mi piace, nell'arte, stare a contatto con persone sincere che si mettono in gioco fino in fondo e che non tralasciano niente di sè, dalla parte più nobile alla parte più abbietta. Ammiro quelle persone che riescono a raccontare il proprio dolore senza censure, senza aver paura di soffrire ancora di più nel raccontare. Nella vita di tutti i giorni mi si può trovare un minuto a leggere Dostoevskij e il minuto dopo a guardare una puntata del Grande Fratello. Mi sento di dire, quindi, che sono un tipo abbastanza vario!^^


Il tuo primo romanzo è Necrophylia che hai scritto alla giovane età di 19 anni. Qual è stata l'ispirazione che ti ha portato alla stesura di questo manoscritto?

Di solito quando comincio a scrivere una cosa l'ispirazione parte da un flash che mi è passato per la testa. Anche per Necrophylia è stato così. Da quel flash comincio a lavorare per tirare fuori qualcosa di concreto. Di solito cerco sempre di sviluppare le mie storie nel modo più grottesco e paradossale possibile. Cerco di tratteggiare storie e personalità al limite che, però, nella loro apparente follia cerco di avvicinare il più possibile alla esperienza comune di tutti noi. Mi piace mettere in discussione il sentire comune. Non dare mai niente per scontato. Mi piace provocare e lasciare il lettore sull'abisso di un baratro, togliergli, almeno cercare di farlo, tutte le sue certezze, le sue sicurezze. Mi piace destabilizzare. Miro, quando scrivo, a lasciare al lettore, una volta finito di leggere, una sensazione di malessere alla bocca dello stomaco, un senso di angoscia che lo porti ad interrogarsi.

Come è nata l'idea di scrivere di un argomento così diverso e fuori dagli schemi per certi versi. La necrophylia. Non ci sono molti romanzi come il tuo. Perchè questa scelta?


Beh, il tema non è certamente dei più comuni. La spiegazione alla tua domanda la trovi in parte nella mia risposta precedente. Oltre quello devo dire che ho una fantasia molto macabra e le tonnellate di film horror che ho visto hanno sicuramente lasciato il segno. Poi, in ogni caso, ai fini della storia dovevo associare la cosa più viva che ci fosse(il sesso) alla cosa più morta che ci fosse(appunto la morte stessa).

Nel romanzo il protagonista vuole a tutti i costi convincere il lettore che quello che fa è normale. Descrivi la sua perversione sessuale come la normalità. E' stato facile o difficile per te immedesimarti nella psiche del tuo personaggio, cercare di capire i suoi sentimenti e i suoi pensieri per poi scriverli?


Beh, a dire il vero, nessuna vera e propria difficoltà. Ti spiego meglio. Io la vedo così: per me il protagonista di Necrophylia non incarna semplicemente un necrofilo, non a caso mi ritrovo in molti dei ragionamenti che egli stesso fa. Attraverso il personaggio principale ho cercato, non so se riuscendoci, di descrivere quello che credo ogni uomo debba sentirsi dentro. Logicamente quello che ogni uomo ha dentro scavando sotto tutte le patine sociali e civili delle quali continuamente si fa vanto. Se l'uomo riesce a liberarsi di tutte le sovrastrutture di cui si circonda non può non rendersi conto dell'istinto di autodistruzione che gli è proprio. Difficilmente lo accetterà, però, me ne rendo conto.

Qual è il messaggio che vorresti dare ai lettori che leggono il tuo romanzo?


Non amo trasmettere messaggi nelle storie che scrivo. Quello che più mi preme è instillare il dubbio, far nascere la domanda. Non amo molto la letteratura morale che ha come unico obiettivo quello di insegnare qualcosa al lettore. Per me lo scrittore non deve insegnare, deve solo raccontare e mettere in gioco completamente il proprio io.

Il romanzo è scritto il prima persona. C'è qualcosa di autobiografico come pensieri, azioni, emozioni che si rispecchiano anche in te?


Logicamente la storia in sè non ha nulla di autobiografico. Però molti dei pensieri del protagonista sono i miei. Non tutti, a dire il vero. In verità c'è una piccola parte di me in ogni personaggio che descrivo. E' così di solito che faccio: cerco di scompormi e lascio un pezzo di me in ognuno dei miei personaggi.


Come descriveresti il tuo romanzo utilizzando un aggettivo? Perchè?


Beh, direi sicuramente grottesco. Se posso usare il secondo direi malinconico. Grottesco di certo per quello che descrive e per il cinismo con cui lo fa. Malinconico perchè dietro l'apparente grande cinismo si nasconde una profonda tristezza e, appunto, una dolce malinconia.

Che legame hai con il tuo libro? Cosa ha significato per te scrivere Necrophylia? Ci sei particolarmente legato?


Beh, è il primo romanzo, dopo vari tentativi, a cui sono riuscito a scrivere la parola fine. Solo per questo già ci sono molto affezionato. Segna per me un momento importante: quello in cui faccio uscire i miei scritti dall'hard disk del pc e provo a mettermi in gioco. Anche per questo significa molto. Poi, come in ogni cosa che scrivo, anche in Necrophylia ho provato a mettere in gioco una parte di me e a "vomitare" le angosce e i sentimenti che mi sento dentro.


Com' è stato il tuo processo di pubblicazione? La tua ricerca di una casa editrice?


Beh, quando ho pubblicato Necrophylia ne sapevo veramente poco del mondo dell'editoria. Ho firmato uno dei primi contratti che mi arrivarono. In ogni caso, ora che ho un pò più di esperienza, non posso non accorgermi di quanto complicato sia questo mondo e di come sia difficile muoversi al suo interno.


Quali sono i tuoi autori e/o libri preferiti? Quelli che ti hanno formato?


Amo molto la letteratura americana. Come riferimenti non posso non citare Palahniuk, Kerouac, Ellis, Roth. Alcuni scritti francesi, soprattutto quelli più esistenzialisti, per esempio Sartre, mi affascinano molto. Tra le nuove scoperte ho da poco letto un paio di romanzi dell'italiano Trevisan e mi ha colpito molto. Poi non posso non citare il mio scrittore preferito, Dostoevskij. Un uomo ed uno scrittore senza pari, la cui personalità mi ha sicuramente influenzato moltissimo.


Dove possiamo seguirti? Hai blog o siti?


No, non ho niente del genere. Però cercando sul web si possono trovare diverse informazioni su Necrophylia. Diciamo che sto cercando di farlo conoscere in giro il più possibile.


Quali sono i tuoi progetti futuri? Ci puoi svelare qualcosa?


Ho da poco ultimato il mio secondo romanzo e sono alla ricerca di un editore. Anche questo, come il primo, è a forti tinte pulp, molto forte e diretto come Necrophylia e cinico allo stesso modo. Il titolo provvisorio è "Schegge".

Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

Beh, auguro a tutti buone letture. Spero che il mio Necrophylia vi abbia incuriosito almeno un pò, non è, certo, il solito romanzo, ma superate le prime ritrosie di fronte ad una trama così forte, se gli darete fiducia, credo, vi potrà riservare qualche buona sorpresa. Ciao a tutti!^^

INTERVISTA A ROBERTO RE

sabato 26 giugno 2010

Cari lettori,
l'intrevista di oggi è abbastanza vecchiotta... l'ho fatta un paio di settimane fa ma per problemi di blogger e computer la pubblico solo ora! Il libro dell'autore Roberto Re è "Il libro dei Misteri", un fantasy italiano che ha riscosso molti consensi e opinioni positive da tantissimi lettori che hanno potuto come me avere il piacere di leggerlo.
Buona Lettura!

Angolo dell'esordiente presenta l'autore: QUI

Ciao Roberto, benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti ai lettori?

R: Ciao e grazie dello spazio. Dunque, ho 33 anni e da quasi 3 sono tornato felicemente bamboccione, sono un divoratore di libri di molti generi (l’importante è che la trama mi attiri, poi non guardo troppo la catalogazione) e fin da più “giovane” ho il pallino della scrittura. Dopo molti tentativi fortunatamente cestinati, è venuta l’idea di base per "Il Libro dei Misteri" che mi ha tenuto occupato per parecchi anni nella stesura utilizzando il tempo libero a disposizione (quando c’era), e che ha visto la luce a giugno dell’anno scorso.


Il tuo primo romanzo è "Il libro dei misteri". Come lo descriveresti? Cosa diresti ai lettori che ti stanno leggendo per invogliarli alla lettura del tuo libro?
R: Il Libro dei Misteri è un romanzo che gioca molto con l’avventura ma senza disdegnare qualche tocco di originalità per vedere di uscire un po’ dai classici (e a volti noiosi…) schemi predefiniti. Per cui non aspettatevi i soliti eroi sboroni che partono alla salvezza del mondo senza paura, brandendo armi che fanno a pezzi i cattivi di turno con un solo movimento del polso, ma personaggi assolutamente umani che si rivelano in pieno con tutta la loro umanità, con le loro paure e ansie, gioie e dolori come proverebbe ciascuno di noi trovandosi, da un giorno all’altro, catapultato in una realtà decisamente più grossa. E aspettatevi uno stile brioso infarcito di dialoghi, nei quali si può trovare ironia e sarcasmo per rendere la lettura più piacevole. “Scrivi come ti piacerebbe leggere” è l’unica regola che mi sono dato (a parte quelle interne alla storia, ovvio), e dato che non sopporto un ritmo troppo piatto e colmo di descrizioni, ho cercato di dar vita ad una storia che puntasse molto sui personaggi, cercando di caratterizzarli e renderli credibili il più possibile.


Ci racconti come è stata la tua esperienza di pubblicazione e come ti sei sentito quando finalmente sei riuscito a pubblicare un tuo libro?
R: guarda, ovviamente all’inizio vieni preso da una sorta di esaltazione perché credi che tutto verrà fatto come te l’immagini. Bene, ben presto quell’aria da “bell’addormentato nel bosco” ti passa. Il libro è uscito con una editrice a contributo, è l’unico editore al quale avevo mandato lo scritto (dietro suggerimento) e quando è arrivata la risposta, dopo circa quattro mesi, ho pensato che quella di prenderti a casa delle copie fosse una usanza consueta dell’editoria. Ovviamente col tempo ho scoperto che si, è una usanza consueta, ma negativa. Quando non hai esperienza del settore e non ti preoccupi di informarti di quello che stai per fare, magari con chi ha già avuto esperienze simili, allora le rogne te le vai a cercare. Per restare nell’argomento, la fase della preparazione all’uscita erano eventi per me nuovi e tutti interessanti: un minimo di correzione tramite editor, la scelta della copertina preparata dal grafico ecc ecc. E poi avere il libro tra le mani nel suo formato finale è stata una sensazione decisamente piacevole.


"Il libro dei misteri" è un romanzo fantasy. Come mai scegli questo genere? E' quello che preferisci anche come lettore oppure è stata una scelta casuale?
R: Potrei subito darti la risposta più banale e scontata, cioè che il fantasy ti permette di liberare la fantasia e dare sfogo ai tuoi sogni, uscendo per qualche ora dalla realtà ecc ecc. Ma è l’aspetto che, sinceramente, mi interessa meno. O per lo meno, può interessarmi come “lettore” ma non come “scrittore”. Il fantasy ti offre la grande opportunità ti trasportare tematiche presenti nella realtà in un ambiente fittizio, di tua completa invenzione, e utilizzarli come non potresti fare se creassi, che ne so, una storia qualsiasi ambientata nella realtà. Nella mia storia trasporto l’aspetto religioso del dogma, utilizzando il Libro dei Misteri come se fosse la Sindone , o il Graal, o il Velo di Oviedo, o l’Arca dell’Alleanza per il Cristianesimo. Oggetti, cioè, che vengono venerati per quello che ci viene detto essere, ma dei quali non abbiamo “realmente” nessuna conoscenza. Trasporto nel romanzo una mia idea di quella che potrebbe essere la “divinità” diversa dal concetto che ne abbiamo noi: se dio (o gli dei) ci crearono a sua/loro immagine e somiglianza, perché allora anche loro non potrebbero essere scontrosi, capricciosi, arroganti ecc ecc, facendone una sorta di rivisitazione di quelli greci e romani? Ecco, per fare un paio di esempi, quello che ti permette il fantasy: trasportare dei tuoi concetti in un mondo dove ciò potrebbe essere plausibile…


Quanto di autobiografico c'è nei protagonisti del tuo romanzo? C'è qualcuno che ti assomiglia e che tu preferisci agli altri?
R: Autobiografico ben poco, anche perché quel personaggio avrebbe rischiato di diventare decisamente insopportabile. Non troverete una copia dell’autore nella storia, anche se uno dei protagonisti a corso il grande rischio di assomigliargli parecchio mentre veniva “costruito”. Fortunatamente per lui, non ho calcato troppo la mano. Ce ne sono due che, per motivi diversi, sono quelli che preferisco: una è Ydael, della quale parleremo più sotto. L’altro è Kilian: acido, burbero, scontroso, di poche ma pericolose parole e dai modi che vanno dritti al punto, più di una volta ha rischiato di prendersi la scena tutta per se. Spesso ho faticato non poco per mettergli le briglie, ma alla fine sono riuscito a non fargli prendere uno spazio troppo esagerato…


Qual è stata l'ispirazione che ti ha spinto a scrivere questo romanzo?
R: Come spiegavo poco sopra, è stata una serie di pensieri riguardanti l’uso che la religione cristiana, ma non solo quella, fa di alcuni oggetti che sono diventati di culto col passare dei secoli, e dei quali conosciamo ben poco. L’ambientazione fantasy mi permetteva di costruire una storia dove inventare un oggetto simile, e farne la linea guida per la prima metà della narrazione. Una unione tra il mistero e un fantasy avventuroso che mi ha permesso di dare libero sfogo alla fantasia


Il personaggio che preferisco è sicuramente la dea Ydael: forte coraggiosa, spigliata, capricciosa. Insomma un bel personaggio. Come è nata l'idea di questa dea-gatta?
R: Ydael raccoglie molti consensi sia dal pubblico maschile che femminile, diciamo che è pericolosa perché se si monta troppo la testa diventa incontrollabile. Battute a parte, la piccola dea è un perfetto concentrato dell’universo femminile: sa come ottenere quello che vuole, e se non riesce ad ottenerlo si comporta come se ci fosse riuscita lo stesso. Passa dalle frasi taglienti a soffusi miagolii con estrema disinvoltura, e se qualcuno si arrischia a grattarla dietro le orecchie quando è in forma felina rischia di farsi fregare l’anima senza nemmeno accorgersene. L’idea della gatta è stata anche per “esigenze di copione”: avendo bisogno di un animale che rappresentasse insieme più caratteristiche, e dalle dimensioni non troppo ingombranti da far viaggiare, a volte, insieme al gruppo, l’idea di un gatto mi è sembrata la più naturale.

Una curiosità personale. Essendo un fantasy, il libro è caratterizzato da nomi non consueti. E' stato facile o difficile per te inventarli?
R: Né facile né difficile, è stato divertente. Non puoi utilizzare, in un fantasy, nomi comuni alla nostra realtà. Credo che ne risentirebbe anche la storia. L’importante è creare nomi non troppo complicati, facili per il lettore da ricordare e associare alla caratteristiche fisiche del personaggio. Nomi semplici e, magari, con un buon suono che non influiscono negativamente nella lettura.

Qual è stata stata la difficoltà più grande nello scrivere questo romanzo e come sei riuscito a superala?
R: Sicuramente trovare il tempo per farlo. Questo romanzo ha avuto una gestazione lunghissima per una infinità di motivi. Intanto il lavoro, che ti consente di metterti seduto a scrivere tranquillo solo dopo cena quando va bene, poi vari eventi famigliari conditi da parecchi traslochi. Per almeno dieci anni, prima di essere terminata la stesura del libro ha subito pause enormi, stavo anche mesi e mesi senza riuscire a proseguire la storia, tanto che ad un certo punto pensavo quasi di abbandonare il tutto. Poi, tornato a casa dopo la fine di una storia durata qualche anno, ho ritrovato il tempo e soprattutto la voglia di riprendere in mano l’idea. Ovviamente col passare degli anni cambia il modo di esprimersi, e così il romanzo ha subito un ribaltone dall’inizio fino alla fine.


Cosa ne pensi del panorama editoriale in relazione agli scrittori esordienti?
R: Penso che faccia abbastanza schifo. Tolti coloro che riescono ad arrivare alle case editrici decenti, unendo alla bravura personale la fortuna di aver trovato persone serie decise a puntare sui loro scritti, il panorama della media-piccola editoria è piuttosto rivoltante. Ci sono quelle editrici che, anche in questo panorama, ti pubblicano senza chiedere contributi o altre clausole simili nei contratti, ma da quello che ho potuto sentire in giro con i vari esordienti che ho avuto il piacere di conoscere in quest’ultimo anno, l’editoria a contributo/pagamento è una piaga che non accenna a diminuire. Ormai mi sono fatto una idea personale dopo aver sbagliato la prima volta, e cioè che quel tipo di pubblicazione deve essere l’ultima spiaggia. L’esordiente italiano viene visto più come un pollo da spennare che un possibile talento sul quale puntare, si viene attirati con parole che promettono molto ma che poi, alla fine, rendono nulla. Non aspettatevi pubblicità da quelle editrici, perché sono più interessate a promuovere se stesse che ciò che pubblicano, col risultato che tocca all’autore tutto il lavoro di pubblicità e marketing per cercare di farsi conoscere, programmare presentazioni, far girare la voce…Spesso è una fatica che non ti aspetti quando provi a entrare nell’ambiente, col risultato che questo modo di agire mi aveva fatto pensare che tutti questi sforzi sono tempo sprecato, e che il prossimo libro il cantiere sarebbe stato l’ultimo, da cercare di mettere in mani serie. Ma le soddisfazioni che mi sta dando il libro in questo ultimo periodo mi sta facendo sperare che, se davvero c’è della qualità in quello che scrivi, qualcuno che ha esperienza del settore se ne può accorgere e darti delle piacevoli sorprese: il libro era tra i 5 finalisti del Premio Letterario Nazionale “Cittadella”, relativo a romanzi fantasy editi nel biennio 2008/09, ed è arrivato secondo ex equo dietro Marco Davide, ed è anche tra i 3 finalisti del Premio di Narrativa Nazionale “Insieme nel Mondo” che verrà assegnato a metà luglio..


Quali sono i tuoi progetti futuri? C'è qualche novità che puoi svelarci?
R: Ho terminato ad aprile un secondo romanzo, più lungo e complesso e ambizioso de "Il Libro dei Misteri", che al momento è sotto lavoro di editing con una persona che ci sa fare. Rimane nel campo del fantasy, ma senza la solita ricerca del solito oggetto da parte di qualcuno che deve salvare il mondo. Ho cercato qualcosa che potesse andare al di là di questa traccia, e scriverlo è stato tanto eccitante quanto faticoso. Non so dire quando (e se…) uscirà per tutti i motivi che ho elencato nella risposta alla domanda precedente.


Hai blog o siti dove possiamo seguirti?
R: No, non ho un blog e nemmeno un sito personale per un motivo tanto semplice quanto banale: non avrei il tempo e tantomeno la voglia di stargli dietro. Chi vuole trovarmi può farlo tranquillamente rintracciandomi su Facebook, che uso per tutti i motivi possibili e immaginabili, comunicazioni e notizie varie comprese.



Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
R: Si, aggiungo un “grazie dello spazio” e buona lettura a tutti!
 

INTERVISTA A ROBERTA CIUFFI

mercoledì 16 giugno 2010

Cari lettori,
ho avuto il piacere nei giorni scorsi di intervistare Roberta Ciuffi una scrittrice italiana di romanzi rosa storici. E' stato un piacere primo perchè ho potuto conoscerla meglio e secondo perchè ho scoperto una scrittrice di grande talento. Perciò ve la consiglio caldamente e trovate il suo ultimo romanzo in edicola. Si intitola "La Favola di Bella" e trovate la mia recensione: QUI
Buona Lettura!

Ciao Roberta benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti ai lettori?


Sono una scrittrice italiana di romance storici. Ho pubblicato il mio primo libro nel 1997, ne ‘I Romanzi Mondadori’ e non mi sono più fermata. Al momento ne ho pubblicati 21. 

Il tuo ultimo romanzo pubblicato è "La favola di Bella" ce ne vuoi parlare? Quando è nata l'idea di questo romanzo?
Questa è una domanda cui non so mai rispondere. Non so quando o come le idee prendano corpo, di solito le storie sembrano spuntare e mettere foglie e fiori da sole. So però che volevo scrivere qualcosa che avesse l’atmosfera di una fiaba moderna, e credo di esserci riuscita.


Quando e come è comiciata questa passione per la scrittura? E quando hai capito che poteva essere più di un semplice passatempo?
Ovviamente da bambina volevo fare la scrittrice! E ho sempre buttato giù qualche idea, un po’ come quel personaggio di Hemingway, che non faceva che dirsi: potrei scrivere di questo! Lui non c’è mai riuscito, io invece qualcosa ho messo insieme. Da quando ho iniziato a spedire dattiloscritti –e a vedermeli tornare indietro- la scrittura ha smesso all’istante di essere un passatempo ed è diventata qualcosa di serio, che impegnava mente e anima.


Ci parli un pò delle tue esperienze di publicazione? E' stato facile o difficile trovare un casa editrice per pubblicare i tuoi romanzi?
Il primo romance l’ho scritto calibrandolo per una possibile pubblicazione su I Romanzi, ed in effetti l’hanno preso subito. Prima avevo tentato con un altro romanzo, che però sia per la grandezza sia per la storia non era adeguato, ma di questo mi sono resa conto dopo. 


Quando scrivi nella tua mente ti immagini prima i personaggi di cui andrai a raccontare oppure prima creai la trama del romanzo?
Un’altra domanda difficile! A volte l’uno a volte l’altro, diciamo. Del resto trama e personaggi sono inscindibili: determinati avvenimenti non possono accadere se non a causa della presenza di quei personaggi. 


Come scrittrice di romanzi rosa cosa pensi del fatto che la letteratura "delle donne" sia sottovalutata rispetto ad altri generi letteari?
Posso dire che mi secca, ma io vado per la mia strada senza stare troppo ad angosciarmi. L’importante è che piaccia a me. Inoltre, ho sviluppato un grande orgoglio ‘di categoria’. Non ho alcun problema a presentarmi come scrittrice di romance, o di romanzi rosa, anzi. 


Qual'è il libro a cui sei più legata tra quelli che hai scritto?
Non te lo so dire. Mi sono divertita tantissimo a scrivere ‘Il ritorno del marinaio’, uno dei miei romance umoristici: ricordo che scoppiavo a ridere da sola! È stato un periodo molto piacevole, le parole sembrano scriversi da sole.


Per te quanto importante è l'ambientazione storica e l'accuratezza con cui la si descrive?
Per me la priorità l’hanno la storia (il plot) e i personaggi. A meno di non star scrivendo un vero e proprio romanzo storico, l’ambientazione costituisce lo sfondo su cui si muovono, non l’elemento principale.


Scrivi romanzi rosa. Cosa ne pensi tu dell'amore?
Che vuoi che ti dica? A costo di essere banale, penso che sia il motore autentico della vita. L’amore è ovunque, e si incarna in ogni cosa.


Cosa ne pensi delle altre scrittrici rosa italiane?


Credo che stiano facendo un buon lavoro, aprendo spazi al romance ‘Italian Style’.


Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai in cantiere altri romanzi per le tue lettrici?
Sto scrivendo un’antologia natalizia e poi, una volta terminata, passerò ad un paranormale di cui ho già scritto un centinaio di pagine. Inoltre nei primi mesi del 2011 uscirà un romanzo con Harlequin.


Hai blog o siti dove possiamo seguirti?
Non per il momento, ma mi sto adoperando per il sito. 


Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Solo ringraziarti per l’opportunità di tornare a presentarmi alle lettrici! È di importanza fondamentale, in un lavoro solitario come quello della scrittura.

INTERVISTA A STEFANIA AUCI

venerdì 11 giugno 2010

Cari lettori,
oggi ho il piacere di presentarvi un'autrice che scrive di vampiri: Stefania Auci. Ancora una volta sono incappata accidentalmente in una scrittrice molto ma molto brava e devo ammettere che insomma un pò i fiuto anch'io ce l'ho no? :) Comunque il suo libro è una raccolta di 3 racconti intotolata "Hidden in the dark" edito da 0111 edizioni.
Trovate la mia recensione del romanzo: QUI

Ciao Stefania, benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti al pubblico?


Volentieri. Sono di Palermo, 35 anni, con due bambini e un marito che apprezza questa mia passione. Scrivo da quando avevo sedici anni e devo dire che, sia pure tra alti e bassi, non ho mai smesso.
Per il resto, sono una persona normalissima.

Ci parli del tuo primo libro Hidden in the dark pubblicato in marzo dalla collana Rosso Cuore? Come è stata questa tua prima esperienza di pubblicazione?


Hidden è stato un "esperimento" difficile: primo perché, in generale, i lettori italiani non amano molto i racconti; secondo perché volevo ingolosire senza svelare troppo delle mie storie. Inoltre, a quasi tre mesi dall'uscita posso dirlo con sincerità: temevo il giudizio del sovrano lettore, come dice Barbara Risoli.


E invece, gli esiti sono stati... fantastici. Non ho altro modo per descrivere il calore e l'apprezzamento che hanno circondato questo piccolo libro e non posso che ringraziare di cuore coloro che continuano a sostenere me e lui. Mi sento rinfrancata e stimolata ad andare avanti lungo la mia strada che, per inciso, è tutt'altro che facile, vista la concorrenza agguerrita e la netta preferenza che dimostrano le case editrici medio-grandi per le autrici straniere.


Non mi stancherò mai di ringraziare Cristina Contili e Samanta Catastini: sono due persone di grandissima professionalità e immense doti umane. Averle come curatrici è stato un onore.

Scrivi di vampiri. Cosa ti affascina e ti attrae di questa figura soprannaturale?


Il tempo che scorre loro addosso, la capacità di guardare all'essere umano senza la poesia che spesso ci caratterizza. Talvolta, non abbiamo il coraggio di ammettere quanto meschino possa essere l'uomo, quanto sia sopravvalutata l'evoluzione storica. Alla fine, l'umanità compie gli stessi errori. Ecco, ho pensato che un essere che vive per sempre possa notare questa stortura e guardare all'ipocrisia umana con disincanto.


Perchè i tuoi vampiri non sono come quelli di cui leggiamo molto in questo periodo? Con sentimenti tipicamente umani e che nonostante la loro natura cercano la redenzione? Perchè cerchi di esaltare nei tuoi racconti la loro natura inumana?


Perché sono inumani. Sembra una sorta di controsenso, specie dopo aver letto 1978 e Natale a Heriot Row , ma vi assicuro che non è così. I due protagonisti cambiano, e parecchio, ma non abdicano mai del tutto alla loro vera natura. Oliver è e rimane un assassino, Samuel, che pure ha sperimentato sulla sua pelle l'amore umano, non si strugge nel dolore per il suo passato. Fa parte di lui, e non vuole né può rinunciarvi.


La tua passione per i vampiri nasce come coneguenza del boom di libri paranormal romance che c'è stato in questo periodo in Italia o è radicata in te da più tempo?

Se dico che il mio primo, vero romanzo scritto a sedici anni parlava di un vampiro a New York... beh, credo che dimostri che le mie "origini" sono lontane dalla moda. Così come lo sono i miei personaggi: in loro non vi è una ricerca estrema di assoluzione. Anzi, per dirla tutta, non vogliono alcuna assoluzione poiché pensano di non averne bisogno.

L'ambientazione delle tue storia è la Scozia più in particolare Edimburgo e Moray Place. Cosa ti lega a questi luoghi?


Il karma? No, scherzo... In verità, non lo so: è una domanda che mi fanno in molti. So soltanto che sono stata in Scozia per due volte e che in entrambi i casi ho provato un profondo senso di appartenenza. Edimburgo mi ha preso il cuore e non mi ha più lasciato.


Quando ti è venuta l'ispirazione per questi racconti? E più in particolare per i personaggi di Samuel e Oliver?

Mentre la Signora in viola nasce come il desiderio di raccontare la vita di Samuel e Oliver nella loro "quotidianità", gli altri due racconti sono due "fixed points", due punti nella loro lunghissima vita. Due istantanee, insomma, in cui ho cristallizzato i loro pensieri. Fanno parte della saga che ho scritto, e hanno una loro posizione esatta.


Quanto ai miei personaggi, posso dire che nascono da immagini, da spunti che avevo dentro. Nel momento in cui mi sono messa al pc, sono venuti fuori da soli, con le loro caratteristiche che li rendono assai differenti eppure simili.


Ci sono attori o un modelli in particolare che incarnano perfettamente l'immagine che hai nella mente di questi due personaggi?

Ci ho pensato a posteriori, in verità. Samuel è sicuramente il più difficile. Non riesco a trovare un viso angelico e perverso come il suo, che rechi negli occhi tutto ciò che... no, non posso dire altro!! (spoilers!)

Se devo trovare un attore, penso ad Alessio Boni; per Oliver, è più semplice: Cliwe Owen è un buon punto di partenza... ma con lineamenti meno marcati. Più aristocratici.

Quali sono gli autori che ti hanno più influenzata?

Molti. I narratori contemporanei scozzesi in primo luogo: Rankin, Mc Call Smith e Welsh. Poi i grandi classici della letteratura inglese, per cui ho un'autentica venerazione; P. Gregory, La Ward; JK Rowling (assolutamente), e poi ancora molti altri... la lista è lunga. Sono del parere che si debba leggere moltissimo, e diversi generi, per poter scrivere bene.

Ci puoi svelare qualcosa sul tuo prossimo libro? Qualche succosa news in anteprima per noi?

Vorrei potervi dare qualcosa di succoso, come una pubblicazione... ma ahimè non ve ne è traccia! La saga di Moray Place 12, 3 volumi, è terminata e adesso sono all'opera su un progetto totalmente diverso. Spero di poter trovare un Editore ( con la E, appunto) coraggioso che si fidi delle mie storie e punti su di me, dandomi la possibilità di farmi conoscere. Non perché non mi sia trovata bene con la 0111, quanto per avere maggiore visibilità. E' inutile essere ipocriti su questo punto.


Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano in relazione agli autori esordienti?


Che è difficile, con barriere d'ingresso altissime e di difficile superamento. Si scrive troppo e si legge troppo poco, e questo a discapito della qualità. I tempi di risposta per un manoscritto possono arrivare ad un anno... sempre che te la diano, la risposta. E poi devi essere abbastanza fortunato da capitare nelle mani di un editor che non sia stanco di leggere strafalcioni. Passiamoci la mano sulla coscienza: noi autori non siamo dei campioni di grammatica e sintassi...

Hai siti o blog dove possiamo seguirti?


http://morayplace12.blogspot.com/
Vi aspetto!

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Fate il tifo per me e tenete le dita incrociate... e grazie di avermi concesso la parola. Sei stata davvero gentilissima!
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