Cari lettori,
oggi per voi ho intervistato una scrittrice di romance storici Cristina Contilli. Questa autrice racconta magistralmente le vicende amorose di personaggi storici delineandoli alla perfezione. Le sue accurate ricostruzioni storiche fanno da sfondo a storia d'amore eccitanti e appassionanti. Consigliata!
Presentazione dell'autrice per il blog Diario di Pensieri Persi: QUI
Ciao Cristina e benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers. Ti va di presentarti al pubblico? Quando è nata la tua passione per la strittura?
La mia passione per la scrittura è nata durante gli anni del liceo, anche se allora scrivevo poesie e non riuscivo ad immaginare che un giorno i miei testi sarebbero stati pubblicati. Ci speravo o meglio lo sognavo, ma non sapevo se sarei riuscita a vedere un giorno un mio libro sugli scaffali di una libreria.
Qual è la soddisfazione più grande per te nel fatto di essere una scrittrice? Cosa ti piace nello scrivere?
Della scrittura mi piace che può raccontare la realtà, ma può anche contribuire a cambiarla… che può far conoscere al lettore qualcosa che gli era sfuggito o su cui non aveva mai riflettuto…
Quando pubblichi un nuovo libro ti senti ancora felice ed euforica come la prima volta che ne hai pubblicato uno?
Il mio punto di svolta ed anche la soddisfazione più grande è stata la pubblicazione durante l’ultimo anno della scuola superiore di una mia poesia all’interno di un’antologia di poesie d’amore stampata dalla Mondadori che raccoglieva i testi vincitori di un concorso organizzato dal settimanale Donna Moderna. Avevo 18 anni e mezzo e questo evento mi ha dato quella fiducia in me stessa che non sempre a quell’età si possiede… si parla però del lontano 1996… allora internet non esisteva e non era facile per un’autrice giovane ed esordiente né pubblicare né entrare in contatto con altri autori e questo spiega perché il mio primo libro è arrivato solo nel 2002, dopo la laurea e dopo aver partecipato a diversi concorsi di poesia… 18 anni l’ho passati da tempo, quindi non posso dire che mi emoziono oggi come allora, anche se comunque ogni volta che esce un mio nuovo libro sono contenta e piena di aspettative…
Sei una grande appassionata di storia. Quando questa tua passione si è legata alla scrittura?
La mia passione per la storia è nata più o meno in contemporanea con la passione per la scrittura, anche se il racconto dei fatti storici mi ha sempre incuriosita ed affascinata fin da quando frequentavo la scuola elementare.
Ci puoi raccontare un pò della tua esperienza come curatrice della Collana Rosso Cuore? Come è nata l'idea per questa collana? Quali sono stati le soddifazioni e quali le difficoltà che hai incontrato durante il percorso?
Rosso Cuore è stata un’esperienza interessante, ma anche molto impegnativa… con la scrittrice toscana Samanta Catastini ci siamo trovate a gestire scelta dei romanzi, rapporti con le autrici, promozione dei libri pubblicati… la casa ed. dopo 5 mesi ha deciso che la Collana si ferma e quindi preferisco non entrare nel merito di questa scelta… comunque, nonostante le difficoltà, a livello professionale la ritengo un’esperienza istruttiva. La collana era un sogno di Samanta che mi sembrava giusto provare a realizzare in collaborazione con lei e con una casa ed. disposta a sostenere il nostro progetto: quello di dare spazio e visibilità alle autrici italiane di romanzi rosa e in questo penso che sia riuscita nel suo scopo… poi, come dicevo, in una collana è necessario gestire ed equilibrare tanti aspetti e non è sempre facile!!!
A quale dei tuoi numerosi libri sei più affezzionata e perchè?
Credo che il libro a cui sono più affezionata sia la biografia romanzata di Silvio Pellico perché è il frutto di 4 anni di lavoro e di 6 stesure oltre che di tutto il lavoro di ricerca fatto durante il dottorato.
Ci parli della tua saga dedicata ad Alain e Juliette?
Alain e Juliette hanno rappresentato un cambio di epoca (io sono una studiosa di letteratura dell’epoca romantica e risorgimentale) e di personaggi, dai patrioti italiani dell’800 a due personaggi fuori dai canoni come la figlia minore del marchese De Sade e un nobile ed ufficiale di marina con una storia complessa alle spalle.
Scrivi soprattutto romanzi rosa e storici. Per te quanto è importante l'erotismo in un libro? Perchè scegli di dare ampio spazio nei tuoi libri alla componente erotica?
L’erotismo lo racconto perché mi sembrerebbe assurdo dare spazio a scene di guerra e di politica e non all’intimità dei miei personaggi… e poi le vicende erotiche non sono estranee alla storia, neppure a quella dei grandi personaggi del passato, ma ne sono una componente, a volte secondaria, a volte essenziale… Comunque cerco di calibrare le scene erotiche in base al tipo di storia e di personaggi, ma anche di documentarmi, per es. per scrivere la saga di Alain e Juliette mi sono documentata sulla letteratura erotica al femminile nella Francia dell’epoca napoleonica.
Cosa ne pensi invece dei romanzi paranormali incentrati sulle figure di vampiri, licantropi e in generale sul filone urban fantasy paranormal romance? Ho sentito che hai scritto di recente un libro romance paranormale. ce ne vuoi parlare?
l rosa paranormale è un genere che mi incuriosisce, ma che sento abbastanza lontano dalla mia sensibilità, tanto che il mio ultimo romanzo, come spiego anche nella dedica iniziale, è nato da una sfida con la scrittrice di Officina Romance Giusy Berni che mi ha appunto sfidata a scrivere un rosa non storico e con personaggi di fantasia.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio progetto principale è di continuare a scrivere, sperando di riuscire sempre a trovare storie interessanti da raccontare e da condividere con i lettori.
Cosa ne pensi degli scrittori esordienti qui in Italia? Cosa dovrebbero fare per poter farsi conoscere? Qual è la tua opinione di scrittrice?
La strada per gli esordienti non è facile, anche se credo che oggi internet dia molte più possibilità rispetto al passato, possibilità di contattare sia case ed. sia altri scrittori e quindi di confrontarsi e di farsi conoscere…
Dove possiamo acquistare i tuoi romanzi?
I miei libri sono in vendita su internetbookshop e nelle altre librerie on line italiane, sui siti di lulu.com e di carta e penna, sul giralibro della 0111 ed. e su amazon.com. Se uno vuole, quelli provvisti di isbn, possono anche essere ordinati in libreria.
Quali sono i blog o siti dove possiamo seguirti?
Ho due blog principali:
http://www.cristinacontilli.ilcannocchiale.it/
http://www.alainejuliette.ilcannocchiale.it/
Ho anche un blog sulla letteratura italiana del periodo romantico, ma ultimamente lo aggiorno meno rispetto passato:
http://www.scrittoriromanticitaliani.ilcannocchiale.it/
Questa era l'ultima domanda. Ringrazio molto Cristina per la sua disponibilità a chiaccherare con me. Le auguro buona fortuna per le prossime sue pubblicazione.
Alessandra
INTERVISTA A CRISTINA CONTILLI
INTERVISTA AD ALESSANDRO MARCHI
lunedì 17 maggio 2010
Cari lettori,
l'intervista di oggi è stata fatta ad Alessandro Marchi che ha esordito con il libro Parada Opera edito da Mauro Pagliai Editore.

Ciao Alessandro benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers ti va di presentarti al pubblico? Parlaci un po’ di te.
Qui si comincia subito con le domande difficili… Come quando chiedono di presentare il proprio libro… Credo che per l’autore sia davvero complicato! Che posso dire… Sono entrato in quel decennio che porta agli ---anta (ma la testa è ferma a quota 23); vivo a Bologna, dove sono nato. Ho trascorso un periodo della mia vita a Salamanca, in Spagna, cruciale per il mio sviluppo. Da una decina di anni mi occupo di giornalismo e comunicazione, anche se non ho ancora trovato il contesto ideale nel quale farlo.
Come è nata la tua passione per la scrittura? E' una cosa che fai da quando sei piccolo o è maturata con il tempo?
Credo di poter dire che sia maturata col tempo. In effetti ricordo che da piccolo, quando si facevano i temi in classe, ero ossessionato dalla lunghezza. Adoravo quindi le situazioni nelle quali fosse possibile allungare il brodo con elenchi di cose: prendevano spazio e non comportavano sforzo. E così facevo paginate piene di sostantivi separati da virgole. Crescendo, ho notato che i temi in classe erano diventati per me l’equivalente di qualche ora di riposo: non facevo nessuna fatica e andavano bene lo stesso. Una volta passato all’Università non ho scritto quasi più nulla, salvo poi ritrovarmi a confronto con la stesura della tesi. Lì mi resi conto che in testa mi si era strutturata una tesi leggibile (la trovate su http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=10138 ) senza troppi sforzi. Un paio di anni dopo il mio professore mi disse che s’era messo a leggerla, e che l’aveva trovata scorrevole. Non mi fermai a
domandarmi perché non l’avesse letta prima, mi limitai a raccogliere il complimento. Ma ancora non ero pronto per scrivere qualcosa di completo di mia iniziativa. Ci sarebbero voluti ancora anni.
Ci parli un po’ del libro Parada Ópera? Quando ti è venuta l'ispirazione?
In un lento processo è arrivato il momento in cui ho pensato che fosse il caso di provare a fare qualcosa di diverso, qualcosa di mio. Per anni avevo preso appunti su foglietti volanti poi, nel 2008, decisi che era maturo il tempo per trascriverli su computer. Sono stati la scintilla per farmi immaginare un lavoro completo, nient’altro: di quello che avevo scritto in Parada Ópera rimane pochissimo, forse nulla. Parlare di ispirazione forse è fuorviante: è stata quasi una necessità. Se ci ripenso, credo che avrei dovuto provarci già cinque o sei anni prima. Forse sarebbe uscito qualcosa di peggio, ma avrei rotto il ghiaccio.
Come mai scegli il genere sentimentale? È stata una cosa voluta (nel senso che ti piace il genere e hai voluto scriverci un libro) oppure è stato puramente casuale?
Non so se si possa definire Parada Ópera un romanzo sentimentale. Forse sì, perché i sentimenti sono quelli che muovono il mondo. In questo senso, sì. Comunque della storia avevo in mente il finale e due
o tre passaggi, quelli fondamentali, nient’altro.
Il protagonista del romanzo (di cui non viene detto il nome) è arrivato alla soglia dei 40 anni e non sa ancora cosa fare della sua vita. Nella sua disperazione si crogiola tra alcool e fumo. Perché scegli questo tipo di uomo come protagonista del romanzo?
Perché vedo nei momenti di passaggio le maggiori difficoltà, sia per gli uomini che per le donne. Se non si ha in testa un piano ben chiaro, un obiettivo, sbandare è questione di un attimo. Che il protagonista di crogioli in una vita di vizi, è solo una delle reazioni possibili. Altri prendono psicofarmaci, altri si rifugiano nel lavoro, altri si drogano di beni materiali, qualcuno domanda a terzi la scelta del proprio destino – pregando magari. Ognuno ha la sua maniera di reagire alle situazioni di difficoltà o di indecisione. Se poi non si fa una scelta, ci si lascia vivere e basta. Il che può anche essere accettabile… Ma non auspicabile.
Quanto c'è di autobiografico nel tuo libro? Per alcuni aspetti credi di assomigliare al tuo protagonista?
Molto poco. Il protagonista NON è Alessandro Marchi. C’è la Spagna, sicuramente erede della mia permanenza là. Ci sono alcuni dettagli nei comportamenti del protagonista o di altri personaggi, ma nulla di
rilevante. La bicicletta del protagonista, ad esempio, è la mia. Cose piccole, di questo genere. Col protagonista ho in comune il fatto di sentirmi in una fase di passaggio. Ho ancora quasi dieci anni davanti, prima di arrivare alla sua età. Spero che i 40 non mi colgano impreparato.
Perché scegli di ambientare il tuo romanzo in Spagna? Qualche motivo in particolare?
Era una delle poche certezze del libro, quella che sarebbe stato ambientato in Spagna. Volevo raccontare e far sentire l’atmosfera di un Paese che mi piace moltissimo. Poi, leggendo il finale, dove altro avrebbe potuto essere ambientato?
Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai saputo che il tuo romanzo sarebbe stato pubblicato?
È stato un processo così lungo, quello di trovare un editore che non fosse a pagamento, che non ricordo di avere avuto il tempo di gioire. Quando firmai erano passati nove mesi da quando avevo iniziato a spedire il libro alle case editrici. Una vera e propria gestazione. E poi io sono fatto così: appena raggiungo un obiettivo penso subito a quello successivo. Nello specifico, come presentare il libro, come creare il sito,… Mi ricordo però che mi fece un certo effetto quando ebbi il libro stampato in mano.
Qual è il tuo processo creativo? Fai qualcosa in particolare mentre scrivi?
Se veramente sento di voler scrivere parecchio, spengo il cellulare e cerco di non avere impegni che possano distrarmi. Comunque scrivendo questo libro mi sono chiarito una cosa: con la sola ispirazione non si va da nessuna parte. L’ispirazione vale il 5% dell’opera, il resto è lavoro operaio. Bisogna mettersi davanti al computer per qualche ora al giorno, comunque. Tutti i giorni, se possibile. Se non esce niente,
rileggere e migliorare lo scritto. Serve tanto olio di gomito per scrivere un romanzo strutturato, con il genio si può avere l’idea ma non si porta a compimento un’opera intera.
Stai lavorando ad altri progetti letterari?
Sì. Nel 2009, per cause lavorative, non ho scritto che qualche racconto, con i quali comunque mi sono tolto delle soddisfazioni. Nel 2010 invece mi sono messo di impegno per portare a compimento un romanzo che avevo abbozzato (poche pagine, a dire il vero) mentre stavo terminando Parada Ópera. Ce l’ho fatta, e ora è in concorso in un Premio Letterario.
Quali sono gli scrittori che preferisci? Perché?
Mi piacciono gli scrittori che raccontano delle storie, anche piccole. Anzi, meglio se piccole e realistiche. Non amo molto ciò che non è verosimile, e ancor meno i kolossal letterari. Quindi nel solco di questa idea ci stanno benissimo gli americani di vecchia generazione: Fante, Steinbeck, Carver, per fare nomi. Poi adoro scoprire l’Asia in compagni di Tiziano Terzani.
Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano e in particolar modo quello legato agli scrittori emergenti?
Penso che sia molto triste che la letteratura sia così costantemente confusa col mercato. Comunque, succede in generale per l’arte. Solo che, non so perché, ma a scrivere ci provano davvero tutti e quindi si
crea un intasamento. Constato un fastidioso parallelo con la professione di comunicatore: chiunque crede di poterlo fare, anche se non ne ha le basi, la formazione, le capacità. Eppure mi domando: io mi azzarderei mai ad andare a progettare un ponte senza essere un ingegnere? No! E allora, perché chiunque crede di potersi dedicare alla comunicazione? In qualche modo questo lo ritrovo anche nella letteratura. Così ci troviamo con calciatori, cantanti, attori, pornostar e compagnia bella che affollano le librerie coi propri volumi, togliendo spazio agli scrittori. E lo fanno con grande successo, visto che basta il nome e la copertina per vendere, non il contenuto. È una situazione che soffoca il mercato degli esordienti, perché è ovvio che le librerie non facciano poi tanta distinzione sulla qualità del libro che le tiene in vita: se sono certi di vendere 1000 copie di Totti o Cassano, chi le obbliga a rischiare di esporre 100 opere diverse di esordienti, col rischio di avere molto invenduto? È un processo che diventa sempre più grave, ancora di più con la scomparsa delle librerie indipendenti. Ora si tendono ad avere pochi titoli in negozio, più o meno sempre gli stessi, più o meno delle stesse case editrici. Se sei un autore di quelle case godi, altrimenti
stai fresco.
A breve farai qualche presentazione del romanzo?
Ne ho già fatte cinque, e credo che per ora possano bastare. Della situazione che ti ho descritto nella risposta precedente, ne risentono anche le presentazioni: le librerie vogliono nomi famosi, grandi case
editrici e tante copie vendute. Molto spesso con un ragionamento estremamente miope: grande autore = tante copie vendute in quel giorno. E spesso poi non è così, perché il libro famoso è già stato acquistato, o perché il grande autore è alla trentesima presentazione. Un esordiente, invece, specie se alla prima, si impegna al 110% per chiamare chiunque e frequentemente i parenti gli danno una mano comprando una copia. La mia prima, a dicembre ad una Libreria Coop, ha totalizzato una quarantina di copie vendute. Non male, credo. Ho dovuto sgomitare molto per trovare alcuni spazi, e devo ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a farlo. Mi sono sempre divertito molto alle presentazioni.
Dove possiamo acquistare il tuo romanzo?
Consiglio caldamente di comprarlo via internet. In libreria è stato ben distribuito nei mesi immediatamente successivi la pubblicazione (ottobre 2009), ma ora non credo si trovi, tranne che a Bologna. Comunque qualunque libreria lo ordina, su richiesta. Sul web lo potete acquistare sul sito della Casa Editrice Mauro
Pagliai (http://www.mauropagliai.it/asp/sl.asp?id=4867), col 15% di sconto, oppure su IBS.it
(http://www.ibs.it/code/9788856400816/marchi-alessandro/parada-opera.html), su Bol.it (http://www.bol.it/libri/Parada-opera/Alessandro-Marchi/ea978885640081/), su Libreriauniversitaria.it
(http://www.libreriauniversitaria.it/parada-opera-marchi-alessandro-mauro/libro/9788856400816), su Webster.it (http://www.webster.it/libri-parada_opera_marchi_alessandro_mauro-9788856400816.htm) su Ciao.it (http://www.ciao.it/Parada_opera_Alessandro_Marchi__1782276),… C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Hai siti o blog dove possiamo seguirti?
Il mio sito è www.alessandromarchi.eu Ha un aspetto un po’ strano…Riproduce la piantina della metropolitana di Madrid che è una vera e propria guida spaziale all’interno del romanzo: i personaggi si
spostano sempre in metropolitana, e il titolo viene proprio da lì. Parada Ópera non è altro che la fermata del teatro dell’Opera di Madrid, dove avviene una delle scene principali del libro. Dentro ci si può muovere cercando i prossimi appuntamenti con presentazioni o concorsi, ce la rassegna stampa e le recensioni sul libro, ci sono le foto dei luoghi di Madrid dove il romanzo si sviluppa, c’è una piccola micro-intervista, ci sono tutti i link alle mie pagine sui social network e ai siti dove acquistare il libro.
Questa era l'ultima domanda vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Sì! Se qualcuno è punto dalla curiosità di leggere Parada Ópera, che lo compri adesso! Subito! Che clicchi su uno dei link e lo ordini! Per esperienza so che aspettare non può portare altro che a dire… “un giorno poi lo ordino… un giorno poi lo leggerò in biblioteca…”. Può essere, ma più probabilmente non lo leggerete mai. E questo, per un esordiente, equivale ad una condanna. So che per tutti è un momento difficile, che ogni euro vale tanto. È vero, senz’altro. Ma riuscite ad immaginare un modo migliore di spendere 11 €? Una pizza e una birra? Forse. Un cinema e pop-corn piccoli? Un cd non proprio recentissimo? Con l’editore ci siamo impegnati perché il prezzo fosse il più contenuto possibile e, considerato la carta e la cura della copertina, mi ritengo soddisfatto. Ah, un’ultima cosa: mi piacerebbe molto che ogni lettore mi scrivesse (paradaopera@gmail.com) una sua opinione, e che postasse anche una recensione su Anobii.com.
Grazie Alessandra, e grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere sin qui!
Ringrazio io invece Alessandro per la disponibilità che mi ha concesso e per essere stato ospite qui da me. Per ultima cosa anche io consiglio il libro di questo autore esordiente e auguro anche in bocca al lupo ad Alessandro per il concorso.
Alessandra
l'intervista di oggi è stata fatta ad Alessandro Marchi che ha esordito con il libro Parada Opera edito da Mauro Pagliai Editore.
Trama:
Un giornalista italiano vive in Spagna fin da bambino. Innamorato dell'Andalusia, e avviato nella professione, decide di raccontare gli sporchi intrecci fra politica e affari nella Marbella degli anni Novanta. Gli costerà caro: verrà isolato e schiacciato psicologicamente. Sarà vittima di una campagna denigratoria che gli farà perdere la fiducia in se stesso, e l'amore per il lavoro. Forzato a trasferirsi a Madrid, si lascerà vivere fra eccessi e frustrazione professionale. Ogni mattina si sveglierà insoddisfatto di essere diventato una persona gretta e insensibile. Passerà anni cercando di scrivere un libro, oggetto misterioso di cui tutti gli amici hanno sentito senza mai vederlo. Avrà la fortuna, però, di conoscere una donna per la quale valga la pena sforzarsi di migliorare. Con estrema naturalezza, il giornalista verrà condotto da Sofia fuori dalla spirale di abbrutimento e aridità affettiva che aveva contraddistinto la sua vita nella capitale spagnola. Inizieranno un idillio fatto di cose semplici, piaceri veri, passione bruciante, e decisioni difficili. Anche il libro sembrerà sul punto di venire pubblicato.

Ciao Alessandro benvenuto nel mio blog Italian Emerging Writers ti va di presentarti al pubblico? Parlaci un po’ di te.
Qui si comincia subito con le domande difficili… Come quando chiedono di presentare il proprio libro… Credo che per l’autore sia davvero complicato! Che posso dire… Sono entrato in quel decennio che porta agli ---anta (ma la testa è ferma a quota 23); vivo a Bologna, dove sono nato. Ho trascorso un periodo della mia vita a Salamanca, in Spagna, cruciale per il mio sviluppo. Da una decina di anni mi occupo di giornalismo e comunicazione, anche se non ho ancora trovato il contesto ideale nel quale farlo.
Come è nata la tua passione per la scrittura? E' una cosa che fai da quando sei piccolo o è maturata con il tempo?
Credo di poter dire che sia maturata col tempo. In effetti ricordo che da piccolo, quando si facevano i temi in classe, ero ossessionato dalla lunghezza. Adoravo quindi le situazioni nelle quali fosse possibile allungare il brodo con elenchi di cose: prendevano spazio e non comportavano sforzo. E così facevo paginate piene di sostantivi separati da virgole. Crescendo, ho notato che i temi in classe erano diventati per me l’equivalente di qualche ora di riposo: non facevo nessuna fatica e andavano bene lo stesso. Una volta passato all’Università non ho scritto quasi più nulla, salvo poi ritrovarmi a confronto con la stesura della tesi. Lì mi resi conto che in testa mi si era strutturata una tesi leggibile (la trovate su http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=10138 ) senza troppi sforzi. Un paio di anni dopo il mio professore mi disse che s’era messo a leggerla, e che l’aveva trovata scorrevole. Non mi fermai a
domandarmi perché non l’avesse letta prima, mi limitai a raccogliere il complimento. Ma ancora non ero pronto per scrivere qualcosa di completo di mia iniziativa. Ci sarebbero voluti ancora anni.
Ci parli un po’ del libro Parada Ópera? Quando ti è venuta l'ispirazione?
In un lento processo è arrivato il momento in cui ho pensato che fosse il caso di provare a fare qualcosa di diverso, qualcosa di mio. Per anni avevo preso appunti su foglietti volanti poi, nel 2008, decisi che era maturo il tempo per trascriverli su computer. Sono stati la scintilla per farmi immaginare un lavoro completo, nient’altro: di quello che avevo scritto in Parada Ópera rimane pochissimo, forse nulla. Parlare di ispirazione forse è fuorviante: è stata quasi una necessità. Se ci ripenso, credo che avrei dovuto provarci già cinque o sei anni prima. Forse sarebbe uscito qualcosa di peggio, ma avrei rotto il ghiaccio.
Come mai scegli il genere sentimentale? È stata una cosa voluta (nel senso che ti piace il genere e hai voluto scriverci un libro) oppure è stato puramente casuale?
Non so se si possa definire Parada Ópera un romanzo sentimentale. Forse sì, perché i sentimenti sono quelli che muovono il mondo. In questo senso, sì. Comunque della storia avevo in mente il finale e due
o tre passaggi, quelli fondamentali, nient’altro.
Il protagonista del romanzo (di cui non viene detto il nome) è arrivato alla soglia dei 40 anni e non sa ancora cosa fare della sua vita. Nella sua disperazione si crogiola tra alcool e fumo. Perché scegli questo tipo di uomo come protagonista del romanzo?
Perché vedo nei momenti di passaggio le maggiori difficoltà, sia per gli uomini che per le donne. Se non si ha in testa un piano ben chiaro, un obiettivo, sbandare è questione di un attimo. Che il protagonista di crogioli in una vita di vizi, è solo una delle reazioni possibili. Altri prendono psicofarmaci, altri si rifugiano nel lavoro, altri si drogano di beni materiali, qualcuno domanda a terzi la scelta del proprio destino – pregando magari. Ognuno ha la sua maniera di reagire alle situazioni di difficoltà o di indecisione. Se poi non si fa una scelta, ci si lascia vivere e basta. Il che può anche essere accettabile… Ma non auspicabile.
Quanto c'è di autobiografico nel tuo libro? Per alcuni aspetti credi di assomigliare al tuo protagonista?
Molto poco. Il protagonista NON è Alessandro Marchi. C’è la Spagna, sicuramente erede della mia permanenza là. Ci sono alcuni dettagli nei comportamenti del protagonista o di altri personaggi, ma nulla di
rilevante. La bicicletta del protagonista, ad esempio, è la mia. Cose piccole, di questo genere. Col protagonista ho in comune il fatto di sentirmi in una fase di passaggio. Ho ancora quasi dieci anni davanti, prima di arrivare alla sua età. Spero che i 40 non mi colgano impreparato.
Perché scegli di ambientare il tuo romanzo in Spagna? Qualche motivo in particolare?
Era una delle poche certezze del libro, quella che sarebbe stato ambientato in Spagna. Volevo raccontare e far sentire l’atmosfera di un Paese che mi piace moltissimo. Poi, leggendo il finale, dove altro avrebbe potuto essere ambientato?
Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai saputo che il tuo romanzo sarebbe stato pubblicato?
È stato un processo così lungo, quello di trovare un editore che non fosse a pagamento, che non ricordo di avere avuto il tempo di gioire. Quando firmai erano passati nove mesi da quando avevo iniziato a spedire il libro alle case editrici. Una vera e propria gestazione. E poi io sono fatto così: appena raggiungo un obiettivo penso subito a quello successivo. Nello specifico, come presentare il libro, come creare il sito,… Mi ricordo però che mi fece un certo effetto quando ebbi il libro stampato in mano.
Qual è il tuo processo creativo? Fai qualcosa in particolare mentre scrivi?
Se veramente sento di voler scrivere parecchio, spengo il cellulare e cerco di non avere impegni che possano distrarmi. Comunque scrivendo questo libro mi sono chiarito una cosa: con la sola ispirazione non si va da nessuna parte. L’ispirazione vale il 5% dell’opera, il resto è lavoro operaio. Bisogna mettersi davanti al computer per qualche ora al giorno, comunque. Tutti i giorni, se possibile. Se non esce niente,
rileggere e migliorare lo scritto. Serve tanto olio di gomito per scrivere un romanzo strutturato, con il genio si può avere l’idea ma non si porta a compimento un’opera intera.
Stai lavorando ad altri progetti letterari?
Sì. Nel 2009, per cause lavorative, non ho scritto che qualche racconto, con i quali comunque mi sono tolto delle soddisfazioni. Nel 2010 invece mi sono messo di impegno per portare a compimento un romanzo che avevo abbozzato (poche pagine, a dire il vero) mentre stavo terminando Parada Ópera. Ce l’ho fatta, e ora è in concorso in un Premio Letterario.
Quali sono gli scrittori che preferisci? Perché?
Mi piacciono gli scrittori che raccontano delle storie, anche piccole. Anzi, meglio se piccole e realistiche. Non amo molto ciò che non è verosimile, e ancor meno i kolossal letterari. Quindi nel solco di questa idea ci stanno benissimo gli americani di vecchia generazione: Fante, Steinbeck, Carver, per fare nomi. Poi adoro scoprire l’Asia in compagni di Tiziano Terzani.
Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano e in particolar modo quello legato agli scrittori emergenti?
Penso che sia molto triste che la letteratura sia così costantemente confusa col mercato. Comunque, succede in generale per l’arte. Solo che, non so perché, ma a scrivere ci provano davvero tutti e quindi si
crea un intasamento. Constato un fastidioso parallelo con la professione di comunicatore: chiunque crede di poterlo fare, anche se non ne ha le basi, la formazione, le capacità. Eppure mi domando: io mi azzarderei mai ad andare a progettare un ponte senza essere un ingegnere? No! E allora, perché chiunque crede di potersi dedicare alla comunicazione? In qualche modo questo lo ritrovo anche nella letteratura. Così ci troviamo con calciatori, cantanti, attori, pornostar e compagnia bella che affollano le librerie coi propri volumi, togliendo spazio agli scrittori. E lo fanno con grande successo, visto che basta il nome e la copertina per vendere, non il contenuto. È una situazione che soffoca il mercato degli esordienti, perché è ovvio che le librerie non facciano poi tanta distinzione sulla qualità del libro che le tiene in vita: se sono certi di vendere 1000 copie di Totti o Cassano, chi le obbliga a rischiare di esporre 100 opere diverse di esordienti, col rischio di avere molto invenduto? È un processo che diventa sempre più grave, ancora di più con la scomparsa delle librerie indipendenti. Ora si tendono ad avere pochi titoli in negozio, più o meno sempre gli stessi, più o meno delle stesse case editrici. Se sei un autore di quelle case godi, altrimenti
stai fresco.
A breve farai qualche presentazione del romanzo?
Ne ho già fatte cinque, e credo che per ora possano bastare. Della situazione che ti ho descritto nella risposta precedente, ne risentono anche le presentazioni: le librerie vogliono nomi famosi, grandi case
editrici e tante copie vendute. Molto spesso con un ragionamento estremamente miope: grande autore = tante copie vendute in quel giorno. E spesso poi non è così, perché il libro famoso è già stato acquistato, o perché il grande autore è alla trentesima presentazione. Un esordiente, invece, specie se alla prima, si impegna al 110% per chiamare chiunque e frequentemente i parenti gli danno una mano comprando una copia. La mia prima, a dicembre ad una Libreria Coop, ha totalizzato una quarantina di copie vendute. Non male, credo. Ho dovuto sgomitare molto per trovare alcuni spazi, e devo ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a farlo. Mi sono sempre divertito molto alle presentazioni.
Dove possiamo acquistare il tuo romanzo?
Consiglio caldamente di comprarlo via internet. In libreria è stato ben distribuito nei mesi immediatamente successivi la pubblicazione (ottobre 2009), ma ora non credo si trovi, tranne che a Bologna. Comunque qualunque libreria lo ordina, su richiesta. Sul web lo potete acquistare sul sito della Casa Editrice Mauro
Pagliai (http://www.mauropagliai.it/asp/sl.asp?id=4867), col 15% di sconto, oppure su IBS.it
(http://www.ibs.it/code/9788856400816/marchi-alessandro/parada-opera.html), su Bol.it (http://www.bol.it/libri/Parada-opera/Alessandro-Marchi/ea978885640081/), su Libreriauniversitaria.it
(http://www.libreriauniversitaria.it/parada-opera-marchi-alessandro-mauro/libro/9788856400816), su Webster.it (http://www.webster.it/libri-parada_opera_marchi_alessandro_mauro-9788856400816.htm) su Ciao.it (http://www.ciao.it/Parada_opera_Alessandro_Marchi__1782276),… C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Hai siti o blog dove possiamo seguirti?
Il mio sito è www.alessandromarchi.eu Ha un aspetto un po’ strano…Riproduce la piantina della metropolitana di Madrid che è una vera e propria guida spaziale all’interno del romanzo: i personaggi si
spostano sempre in metropolitana, e il titolo viene proprio da lì. Parada Ópera non è altro che la fermata del teatro dell’Opera di Madrid, dove avviene una delle scene principali del libro. Dentro ci si può muovere cercando i prossimi appuntamenti con presentazioni o concorsi, ce la rassegna stampa e le recensioni sul libro, ci sono le foto dei luoghi di Madrid dove il romanzo si sviluppa, c’è una piccola micro-intervista, ci sono tutti i link alle mie pagine sui social network e ai siti dove acquistare il libro.
Questa era l'ultima domanda vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Sì! Se qualcuno è punto dalla curiosità di leggere Parada Ópera, che lo compri adesso! Subito! Che clicchi su uno dei link e lo ordini! Per esperienza so che aspettare non può portare altro che a dire… “un giorno poi lo ordino… un giorno poi lo leggerò in biblioteca…”. Può essere, ma più probabilmente non lo leggerete mai. E questo, per un esordiente, equivale ad una condanna. So che per tutti è un momento difficile, che ogni euro vale tanto. È vero, senz’altro. Ma riuscite ad immaginare un modo migliore di spendere 11 €? Una pizza e una birra? Forse. Un cinema e pop-corn piccoli? Un cd non proprio recentissimo? Con l’editore ci siamo impegnati perché il prezzo fosse il più contenuto possibile e, considerato la carta e la cura della copertina, mi ritengo soddisfatto. Ah, un’ultima cosa: mi piacerebbe molto che ogni lettore mi scrivesse (paradaopera@gmail.com) una sua opinione, e che postasse anche una recensione su Anobii.com.
Grazie Alessandra, e grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere sin qui!
Ringrazio io invece Alessandro per la disponibilità che mi ha concesso e per essere stato ospite qui da me. Per ultima cosa anche io consiglio il libro di questo autore esordiente e auguro anche in bocca al lupo ad Alessandro per il concorso.
Alessandra
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INTERVISTA ALLE AUTRICI DI MISSING TIES SILVIA E LORE
martedì 27 aprile 2010
Cari lettori,
come vi avevo già detto nel blog Diario di Pensieri Persi, l'intervista di oggi sarà fatta alle due giovani autrici Silvia e Lore di Missing Ties. Trovate la mia recensione: QUI.
Ciao e benvenute sul blog Italian Emerging Writers. Vi va di presentarvi ai lettori?
S: allora io mi chiamo Silvia, ho... no, non lo dico quanti anni ho (ihihi). Sono della provincia di Napoli ma vivo e lavoro a Bologna.
L: Io sono Lore, quasi trentenne (ahimè), vivo nel sud Italia e tra poco diventerò mamma per la prima volta!
S: Io sono un po’ più giovane di Lore… ihihih!
Quando e come vi siete conosciute?
S: Lore aveva appena creato un forum, nel lontano 2003, sul telefilm Beverly Hills 90210 e aveva proposto di scrivere una fan fiction (che poi ho scritto da sola!). In seguito ho scoperto che aveva un altro forum su Gilmore Girls... e sono entrata a far parte dello staff. Poi abbiamo deciso di creare un nostro forum dedicato alla nostra passione: la scrittura.
L: Bugiardaaaaa! Abbiamo scritto due fan fiction su Beverly Hills (ci sono ancora le prove su Telesimo di quella che scrissi io... Orrenda!!!)! Cmq ha detto tutto S.!
S: Sìsì, intendevo che ognuno poi ha scritto la propria fan fiction.
Quando è nata l'idea di scrivere un libro assieme?
S: Noi scriviamo insieme da sempre. Ci ispiriamo a vicenda. Abbiamo già molte collaborazioni all'attivo. ^^
L: Infatti, diciamo solo che Missing Ties è stato il "salto di qualità", la prima vera e propria storia "seria".
Come avete fatto non conoscendovi e non essendovi mai incontrate di persona?
S: Milioni e milioni di mail. Anche mail con una frase alla volta. Tipo: “E se Jared dicesse questo?” “E Heath come dovrebbe essere?”. Però di solito io scrivevo nel week end il mio capitolo, glielo mandavo e lei mi diceva cosa ne pensava. Lei scriveva in settimana ed io la sera, tornata da lavoro, lo leggevo.
L: Già, non è stato facile scrivere e confrontarci essendo così distanti materialmente però è stata una gran bella sfida!
Qual è stato il vostro primo pensiero appena avete terminato la stesura del vostro romanzo?
S: Wow, è proprio un bel racconto. Anche perché capitolo dopo capitolo (postavamo la storia su forum) le nostre prime lettrici si appassionavano sempre di più.
L: Io ho pensato: "Non ci posso credere, ce l'abbiamo fatta!" e mi domandavo come fosse possibile che Jared riscuotesse tanto successo nonostante non fosse il "classico eroe"!
Qual'è stato il vostro percorso di pubblicazione?
S: Eh! Diciamo che abbiamo mandato in giro un po' il libro. Ma hanno risposto solo le case editrici a pagamento. Non avendo intenzione, per il momento, di pagare ci siamo limitate a un’auto-pubblicazione. Prima senza isbn poi con isbn.
Parlateci un po’ del vostro libro Missing Ties.
S: Da tutto, il personaggio di Jared, anche se non è mio, credo un po' da Dylan Dog. Michelle invece è un mix di telefilm e libri (sono troppo NERD!).
"Sogno di una notte di mezza estate" di William Shakespeare, volevo creare un po' quel mondo con il Fairy Wood. UN POCO, UN POCO!
L.:Diciamo che Jared sembrerebbe più il fratellino sboccato di Dylan Dog (eheheh), comunque a parte questo non ho preso spunto per gli altri personaggi, mi sono lasciata trasportare dal momento e dalla fantasia. La trama invece è nata poco a poco, e variava capitolo dopo capitolo, è stato difficile ma dell'idea iniziale è rimasto solo il nome dei personaggi!
Qual'è quello che più vi rappresenta e a cui siete più legate?
S: Maschile direi Heath, perché è proprio quello che mi aspetto da un innamorato. Femminile dico Arianna. In alcuni aspetti sono proprio io!
L: Io assolutamente Jared, le sue scelte sarebbero le mie scelte se fossi stata uomo, cacciatore di vampiri e coraggiosa. Diciamo che Jared è l'uomo che vorrei essere o che magari sono in universo parallelo! Invece Kaleb è il personaggio che più adoro, nei modi, nei gesti e nella sua bontà d'animo mai forzata o dettata dal suo "mestiere"!
E Arianna e Michelle?
S: Michelle ve la sarete tutti immaginata come Emily de Ravin, Arianna è la nostra "Rory" Alexis Bledel.
A chi di voi due è venuto in mente di creare un personaggio come Kaleb? (il mio preferito)
S: È un personaggio di Lore. Credo che volesse creare un aiutante alla Groucho (Dylan Dog) ma poi abbia cambiato proprio genere.
L: Verissimo, all'inizio Kaleb avrebbe dovuto essere l'assistente un po’ svitato e vanesio che con le sue battute avrebbe alleggerito anche i momenti più tesi, poi però poi le cose hanno preso un'altra piega ed è diventato l'uomo di Chiesa profondo, coraggioso e affezionatissimo al cugino che trovate nel libro!
Quali sono stati gli scrittori e i libri che più vi hanno influenzate?
S: Io direi Jane Austen, anche se non c'entra nulla con il fantasy ho questa mania del voler creare il pathos romantico che contraddistingue i suoi libri. E poi la maestra JK Rowling. Adorooooo!
L: Sarò ripetitiva ma Irvine Welsh per me è una grande fonte d'ispirazione, nonostante col fantasy non c'entri nulla (e nonostante io non sia amante del genere... Ebbene sì lo ammetto!) e tratti di argomenti completamente differenti da quelli trattati in Missing Ties.
Ci potete dare delle news sulla vostra trilogia e di cui missing ties sarebbe il primo libro?
S: Un giorno Lore mi ha detto: "Potrei creare una saga di più di quindici libri sulla vita di Jared!". Ma adesso che abbiamo finito il secondo abbiamo molta difficoltà ad iniziare il terzo, per motivi personali. Quindi se andrà bene scriveremo il terzo.
L: Io sono sicura che il terzo ci sarà, le idee non ci mancano e siamo anche molto motivate, dobbiamo solo incastrarci nei nostri svariati impegni e trovare il tempo e la concentrazione per metterci sotto!
Io sogno anche di poter scrivere un antefatto a Missing Ties sull'adolescenza di Jared, ho già qualche idea da parte ma per adesso è solo un progetto chiuso nel cassetto della mia mente.
Quando potrà essere pubblicato il secondo e che titolo avete in mente?
Se L.: Vorremmo pubblicare il secondo non appena finito o a buon punto della stesura del terzo ...quindi non sappiamo rispondervi. Si chiamerà Broken Strings. Abbiamo deciso che ogni libro di questa serie avrà la parola "Legami" nel titolo. Il primo era Ties, il secondo Strings...chissà il terzo...
Quali sono i vostri progetti futuri?
S: Io sto per pubblicare un racconto/ young adult romantico. Non sarà fantasy, anche perché prima di MT non era affatto il nostro genere (anche se adesso non penso ad altro!). Poi prosegue la mia revisione a Eville anche perché molti quelli che hanno letto Missing Ties me l'hanno chiesto.
L: Al momento non ho progetti, ho molti impegni che purtroppo mi tengono lontana dalla scrittura!
S: Tipo la gravidanza? E poi Lore ha già scritto tantissime storie, in futuro potrebbe seriamente pensare di revisionarle.
Avete siti o blog dove possiamo seguirvi?
S: Ho appena riaperto il blog http://missingties.splinder.com. Ogni tanto lo aggiornerò con le varie novità sui nostri progetti.
L: Vorrei segnalare anche il nostro primo e "ingenuo" sito dove ci sono altri racconti che ho scritto www.thewriters.forumfree.net .
Questa era l'ultima domanda. Volete aggiungere qualcosa prima di salutarci?
S. e L.: Grazie ad Alessandra per questa intervista e grazie a tutti quelli che si sono interessati a Missing Ties fino ad oggi.
come vi avevo già detto nel blog Diario di Pensieri Persi, l'intervista di oggi sarà fatta alle due giovani autrici Silvia e Lore di Missing Ties. Trovate la mia recensione: QUI.
Ciao e benvenute sul blog Italian Emerging Writers. Vi va di presentarvi ai lettori?
S: allora io mi chiamo Silvia, ho... no, non lo dico quanti anni ho (ihihi). Sono della provincia di Napoli ma vivo e lavoro a Bologna.
L: Io sono Lore, quasi trentenne (ahimè), vivo nel sud Italia e tra poco diventerò mamma per la prima volta!
S: Io sono un po’ più giovane di Lore… ihihih!
Quando e come vi siete conosciute?
S: Lore aveva appena creato un forum, nel lontano 2003, sul telefilm Beverly Hills 90210 e aveva proposto di scrivere una fan fiction (che poi ho scritto da sola!). In seguito ho scoperto che aveva un altro forum su Gilmore Girls... e sono entrata a far parte dello staff. Poi abbiamo deciso di creare un nostro forum dedicato alla nostra passione: la scrittura.
L: Bugiardaaaaa! Abbiamo scritto due fan fiction su Beverly Hills (ci sono ancora le prove su Telesimo di quella che scrissi io... Orrenda!!!)! Cmq ha detto tutto S.!
S: Sìsì, intendevo che ognuno poi ha scritto la propria fan fiction.
Quando è nata l'idea di scrivere un libro assieme?
L: Infatti, diciamo solo che Missing Ties è stato il "salto di qualità", la prima vera e propria storia "seria".
Come avete fatto non conoscendovi e non essendovi mai incontrate di persona?
S: Milioni e milioni di mail. Anche mail con una frase alla volta. Tipo: “E se Jared dicesse questo?” “E Heath come dovrebbe essere?”. Però di solito io scrivevo nel week end il mio capitolo, glielo mandavo e lei mi diceva cosa ne pensava. Lei scriveva in settimana ed io la sera, tornata da lavoro, lo leggevo.
L: Già, non è stato facile scrivere e confrontarci essendo così distanti materialmente però è stata una gran bella sfida!
Qual è stato il vostro primo pensiero appena avete terminato la stesura del vostro romanzo?
S: Wow, è proprio un bel racconto. Anche perché capitolo dopo capitolo (postavamo la storia su forum) le nostre prime lettrici si appassionavano sempre di più.
L: Io ho pensato: "Non ci posso credere, ce l'abbiamo fatta!" e mi domandavo come fosse possibile che Jared riscuotesse tanto successo nonostante non fosse il "classico eroe"!
Qual'è stato il vostro percorso di pubblicazione?
S: Eh! Diciamo che abbiamo mandato in giro un po' il libro. Ma hanno risposto solo le case editrici a pagamento. Non avendo intenzione, per il momento, di pagare ci siamo limitate a un’auto-pubblicazione. Prima senza isbn poi con isbn.
Abbiamo partecipato anche a due concorsi. In uno dei due siamo arrivate in finale ma niente di più. Purtroppo sappiamo che MT è un po' "grezzo" come testo. Sia come forma che come linguaggio, in parte è dovuto al fatto che non ha subito un editing professionale (solo da parte di un bravissimo beta reader). Per il linguaggio direi che è tutta colpa di Irvine Welsh e dei suoi libri.
L: Eheheheh Welsh è stato davvero d'ispirazione in molti passaggi, anzi diciamo che almeno per me è L'ISPIRAZIONE. Purtroppo io a questa domanda non posso aggiungere altro perché tutto lo sbattimento è stato mollato a Silvia (scusa socia!)...
Parlateci un po’ del vostro libro Missing Ties.
S. e L.: Citiamo la trama: “Questo young adult fantasy racconta di una "quasi fata umana" e di un cacciatore di Vampiri: Michelle e Jared. La ragazza è in fuga dal suo mondo per ritrovare un amico, il ragazzo è di ritorno a Welshire per il funerale di suo padre. Dopo il loro incontro i due si riscoprono indissolubilmente legati. Tra mistero e magia, l'isola di Loreland fa da scenario a questa storia dove l'amicizia, l'amore e il coraggio aiutano i protagonisti fino alla fine. Le vicissitudini di Michelle, Jared e degli altri personaggi chiariranno capitolo dopo capitolo gli enigmi che man mano si andranno a creare...”
Da dove avete preso spunto per la trama e i personaggi?
"Sogno di una notte di mezza estate" di William Shakespeare, volevo creare un po' quel mondo con il Fairy Wood. UN POCO, UN POCO!
L.:Diciamo che Jared sembrerebbe più il fratellino sboccato di Dylan Dog (eheheh), comunque a parte questo non ho preso spunto per gli altri personaggi, mi sono lasciata trasportare dal momento e dalla fantasia. La trama invece è nata poco a poco, e variava capitolo dopo capitolo, è stato difficile ma dell'idea iniziale è rimasto solo il nome dei personaggi!
Qual'è quello che più vi rappresenta e a cui siete più legate?
S: Maschile direi Heath, perché è proprio quello che mi aspetto da un innamorato. Femminile dico Arianna. In alcuni aspetti sono proprio io!
L: Io assolutamente Jared, le sue scelte sarebbero le mie scelte se fossi stata uomo, cacciatore di vampiri e coraggiosa. Diciamo che Jared è l'uomo che vorrei essere o che magari sono in universo parallelo! Invece Kaleb è il personaggio che più adoro, nei modi, nei gesti e nella sua bontà d'animo mai forzata o dettata dal suo "mestiere"!
S: Heath per Lore è Jensen Ackles per me è un po' più Jesse Metcalfe. Nel secondo libro capirete perché. Jared è Cam Gigandet e Kaleb è Ian Somerhalder e ti giuriamo che l'abbiamo "assunto" prima noi che i produttori di Vampire Diaries. Anche perché Lore essendo fan di Lost lo conosceva da qualche anno.
E Arianna e Michelle?
S: Michelle ve la sarete tutti immaginata come Emily de Ravin, Arianna è la nostra "Rory" Alexis Bledel.
A chi di voi due è venuto in mente di creare un personaggio come Kaleb? (il mio preferito)
S: È un personaggio di Lore. Credo che volesse creare un aiutante alla Groucho (Dylan Dog) ma poi abbia cambiato proprio genere.
L: Verissimo, all'inizio Kaleb avrebbe dovuto essere l'assistente un po’ svitato e vanesio che con le sue battute avrebbe alleggerito anche i momenti più tesi, poi però poi le cose hanno preso un'altra piega ed è diventato l'uomo di Chiesa profondo, coraggioso e affezionatissimo al cugino che trovate nel libro!
Quali sono stati gli scrittori e i libri che più vi hanno influenzate?
S: Io direi Jane Austen, anche se non c'entra nulla con il fantasy ho questa mania del voler creare il pathos romantico che contraddistingue i suoi libri. E poi la maestra JK Rowling. Adorooooo!
L: Sarò ripetitiva ma Irvine Welsh per me è una grande fonte d'ispirazione, nonostante col fantasy non c'entri nulla (e nonostante io non sia amante del genere... Ebbene sì lo ammetto!) e tratti di argomenti completamente differenti da quelli trattati in Missing Ties.
Ci potete dare delle news sulla vostra trilogia e di cui missing ties sarebbe il primo libro?
S: Un giorno Lore mi ha detto: "Potrei creare una saga di più di quindici libri sulla vita di Jared!". Ma adesso che abbiamo finito il secondo abbiamo molta difficoltà ad iniziare il terzo, per motivi personali. Quindi se andrà bene scriveremo il terzo.
L: Io sono sicura che il terzo ci sarà, le idee non ci mancano e siamo anche molto motivate, dobbiamo solo incastrarci nei nostri svariati impegni e trovare il tempo e la concentrazione per metterci sotto!
Io sogno anche di poter scrivere un antefatto a Missing Ties sull'adolescenza di Jared, ho già qualche idea da parte ma per adesso è solo un progetto chiuso nel cassetto della mia mente.
Quando potrà essere pubblicato il secondo e che titolo avete in mente?
Se L.: Vorremmo pubblicare il secondo non appena finito o a buon punto della stesura del terzo ...quindi non sappiamo rispondervi. Si chiamerà Broken Strings. Abbiamo deciso che ogni libro di questa serie avrà la parola "Legami" nel titolo. Il primo era Ties, il secondo Strings...chissà il terzo...
Quali sono i vostri progetti futuri?
S: Io sto per pubblicare un racconto/ young adult romantico. Non sarà fantasy, anche perché prima di MT non era affatto il nostro genere (anche se adesso non penso ad altro!). Poi prosegue la mia revisione a Eville anche perché molti quelli che hanno letto Missing Ties me l'hanno chiesto.
L: Al momento non ho progetti, ho molti impegni che purtroppo mi tengono lontana dalla scrittura!
S: Tipo la gravidanza? E poi Lore ha già scritto tantissime storie, in futuro potrebbe seriamente pensare di revisionarle.
Avete siti o blog dove possiamo seguirvi?
S: Ho appena riaperto il blog http://missingties.splinder.com. Ogni tanto lo aggiornerò con le varie novità sui nostri progetti.
L: Vorrei segnalare anche il nostro primo e "ingenuo" sito dove ci sono altri racconti che ho scritto www.thewriters.forumfree.net .
Questa era l'ultima domanda. Volete aggiungere qualcosa prima di salutarci?
S. e L.: Grazie ad Alessandra per questa intervista e grazie a tutti quelli che si sono interessati a Missing Ties fino ad oggi.
INTERVISTA A MASSIMO JUNIOR D'AURIA
sabato 24 aprile 2010
Cari lettori,
l'intervista di oggi l'ho fatta a Massimo Junior D'Auria che da poco a pubblicato una raccolta di racconti gialli e noir di cui ho parlato: qui. Lo ringrazio molto per tutta la santa ppazienza che ci ha messo perchè tra farlo aspettare, poi non pubblicare... insomma di tutto e di più!!
INTERVISTA
Ciao Massimo e benvenuto nel mio blog Italian Emergin Writers ti a di presentarti al pubblico?
Ciao Alessandra, inizio ringraziandoti per lo spazio concessomi in questa intervista. Mi chiamo Massimo Junior D'Auria e sono un aspirante scrittore ventenne(ventunenne a novembre) che vive nel napoletano e studia Lettere Moderne alla Federico II. Ho pubblicato due raccolte di racconti, entrambe senza richiesta di contributo, "La vita degli altri"(Arduino Sacco Editore) e "Nero N.9" (Sogno Edizioni), ho partecipato a qualche iniziativa antologica, pubblicando qualche mio racconto, tra gli altri, con Perrone Lab, 9muse.net, in più uscirà a giugno un'antologia per la Delos Book(365 racconti erotici per un anno) che contiene tra gli altri anche un mio racconto. Amo scrivere, ma soprattutto amo leggere e penso che qualsiasi aspirante autore debba essere prima di tutto un forte lettore, dando magari una bella mano al mercato emergente e non fossilizzandosi sempre sugli stessi autori. Collaboro anche con un comitato di lettura di una casa editrice e faccio parte dello staff del Writer's dream, un portale sull'editoria e sugli scrittori emergenti.
Ci vuoi parlare un pò del tuo ultimo libro pubblciato dalla sogno edizione Nero N° 9? Come mai hai scelto come genere il Noir e il Giallo per questi tuoi racconti?
"Nero N.9" è una raccolta di racconti che hanno in comune appunto il nero. Ma il nero non deve essere necessariamente inteso come noir, perché c'è dell'altro in questa raccolta, in alcuni punti è possibile notare una commistione di più generi, dal fantastico al noir italiano. Insomma, non penso sia possibile incastonarlo in un genere preciso. I racconti sono nove, e non si deve pensare che la scelta del numero dei racconti(e quindi quella del titolo) sia casuale, infatti, il titolo e la raccolta giocano proprio su questa ambivalenza del nove che si trova ad avere rappresentazioni diverse, talvolta completamente opposte, in diversi branche della conoscenza. La scelta del genere, se di genere vero e proprio si può parlare, è stata abbastanza naturale, avevo voglia di scrivere qualcosa di diverso rispetto alla precedente raccolta e quindi mi sono mosso in questa direzione, dove se devo dire la verità mi sento molto a mio agio, non so se a torto o a ragione. Questo per dire che "Nero N.9" potrebbe non essere il mio unico testo di questo genere.
Qual'è stata la tua fonte di ispirazione?
Non ho avuto una fonte d'ispirazione univoca, in alcuni casi la cronaca nera è stata, purtroppo, una fonte da cui pescare a piene mani. D'altra parte molte delle mie letture mi hanno influenzato e ispirato, perché cerco di prendere da ognuna di esse quanto di buono c'è. Tuttavia, ripetendomi, non penso di essermi ispirato a qualcosa in particolare.
Tutti i protagonisti dei racconti sono degli inetti. Come mai hai scelto questo tipo di personaggi per i tuoi racconti? Come mai hai scelto proprio il loro punto di vista per raccontare le storie?
Sicuramente molti dei personaggi sono dei deboli con il proprio bagaglio di fragilità, ma non li ritengo completamente inetti, insomma molti di loro vivono comunque situazioni non proprio rosee e cercano di superarle anche se per farlo a volte scelgono la strada più facile e meno pulita. Quella che una persona eticamente dovrebbe evitare, ma che purtroppo, leggendo gli articoli di cronaca, vediamo essere seguita da molti, spesso troppi. Penso che si debba raccontare entrambe le facce della medaglia, e non limitarsi solo a personaggi forti e senza macchia. Ogni essere umano ha le proprie macchie e le proprie debolezze, non si è stereotipi tranciati di netto dalla penna/accetta di uno scrittore. Il loro punto di vista mi intrigava, volevo dar voce alle loro debolezze, al loro essere essere umani spesso sfortunati(ad esempio al personaggio di "Io, Puttana"). Più che di inettitudine parlerei quindi ampio spettro di umanità(anche quando i personaggi umani non sono).
Quali sono gli autori e le opere che hanno influenzato il tuo stile di scrittura?
L’autore che mi ha colpito più di tutti, parlando in generale, è sicuramente Stephen King, molti potranno storcere il naso, considerandolo troppo commerciale per i propri gusti, ma penso che questo possa essere pensato solo da chi non conosce bene King, in fondo, nei suoi testi c’è molto altro e di questo gliene si deve dare atto. Penso quindi che qualcosa dei miei scritti abbia risentito sicuramente della sua influenza. Apprezzo moltissimo anche Kafka e Orwell, ma non so fino a che punto in questa raccolta siano percepibili dei loro echi, sicuramente Kafka era maggiormente presente nella mia precedente raccolta "La vita degli altri". Come detto sopra riguardo l'ispirazione, cerco comunque di fare tesoro di ogni lettura, quindi il mio stile di scrittura potrebbe essere ancora modificato.
Qual è il tuo processo creativo? Cosa ti piace fare mentre scrivi?
Il mio processo creativo è molto semplice, devo stare in assoluto silenzio con la porta chiusa, meno vengo disturbato e meglio è. Conosco gente che scrive ascoltando musica o anche con della gente intorno, non riesco a capire come si possa fare. Evidentemente è un mio limite, ma amo, come già detto, l'assoluto silenzio. Se c'è qualche rumore che mi disturba, mi fermo finché non sparisce. Ogni tanto mentre scrivo mi fermo un paio di minuti e poi riprendo, a volte però scrivo anche ininterrottamente per un'ora o anche di più, dipende un po' da come mi sento.
Ci parli delle altre tue opere?
Allora, penso sia inutile parlare dei racconti comparsi in antologia, le due righe scritte all'inizio per presentarmi bastano ed avanzano, anche se attendo con curiosità l'uscita dell'antologia della Delos. Per ciò che riguarda "La vita degli altri" si tratta sempre di una raccolta di racconti, ma ha poco o nulla in comune con "Nero n.9", si tratta di racconti maggiormente introspettivi che hanno il proprio fulcro non sull'azione, ma sulle emozioni dei personaggi, sulle loro riflessioni intorno alle situazioni che si trovano a vivere per un motivo o per un altro. Forse, l'unico punto in comune tra le due opere è il trattare di vite che sono comunque per alcuni motivi e per certi versi al limite. E' una raccolta molto breve che comprende dodici racconti per un totale di circa 70 pagine, sicuramente ci sono dei buoni spunti, ma a dirla tutta penso che "Nero n.9" sia un'opera migliore.
Ci racconti un pò la tua esperienza di pubblicazione? Com'è stata? Quando hai finalmente pubblicato il tuo primo libro come ti sei sentito?
In entrambi casi ho mandato il manoscritto a diverse case editrice e a fronte di alcune offerte a pagamento ho ricevuto l'offerta di contratto, senza alcun contributo, dall'Arduino Sacco Editore per "La vita degli altri" e quasi un anno dopo dalla Sogno Edizioni per "Nero n.9". Certamente vedere il mio nome sulla copertina di un mio libro mi ha fatto tremendamente piacere, non penso sia un'emozione da poco, ma comunque c'era anche la consapevolezza che il mio lavoro non fosse finito lì, da una parte perché sapevo di dover migliorare, dall'altra perché mi dovevo imbarcare nella fase di post-pubblicazione, infatti, penso che per un autore emergente la cosa più difficile sia farsi conoscere e farsi leggere.
Qual'è la principale motivazione per cui fino ad ora hai scritto solo racconti??
Scrivo racconti perché preferisco la forma-racconto, questo l'ho detto più e più volte, e penso che anche mi riesca meglio scrivere racconti. In ogni caso ho provato a scrivere anche un romanzo, ma fino ad adesso dopo vari tentativi non sono arrivato ancora a nulla. Vedremo in futuro.
Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano? Cosa consiglieresti ad altri scrittori esordienti? Hai qualche blog o sito dove possiamo seguirti?
Penso che il panorama editoria sia molto intricato, ci sono alcune cose che non mi piacciono molto. Una su tutti l'editoria a pagamento, penso che l'autore non debba mai pagare per pubblicare, ma che debba essere pagato per scrivere. Pensate se un operaio dovesse pagare il proprio principale per lavorare in fabbrica, sarebbe assurdo. I miei consigli agli autori esordienti sono principalmente due: non pagare per pubblicare; leggere molto(anche autori esordienti/emergenti, non solo i soliti noti), solo confrontandosi con altri scrittori(noti e non) si può crescere stilisticamente ed anche dal punto di vista contenutistico. Ho un blog personale all'indirizzo www.massimojuniordauria.wordpress.com
Dove possiamo comprare i tuoi libri?
"La vita degli altri" è ordinabile sul sito dell'editore, sui siti di vendita on line(ibs, webster eccetera) ed è ordinabile in libreria.
"Nero n.9" è ordinabile sul sito dell'editore http://www.sognoedizioni.com/ , sui siti di vendita on line(ibs, webster eccetera) ed è ordinabile in libreria(distribuzione codex), è presente anche fisicamente in alcuni librerie/negozi, mi vengono in mente ad esempio la libreria "Diffusione Cultura" a Sesto san Giovanni e "Napule è"(oggettistica napoletana, ma anche libri di autori napoletani) a Casoria(Na).
Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Voglio ringraziarti per lo spazio concessomi e voglio ringraziare chiunque abbia letto. Un saluto a tutti e mi raccomando leggete molto(anche autori esordienti)!
l'intervista di oggi l'ho fatta a Massimo Junior D'Auria che da poco a pubblicato una raccolta di racconti gialli e noir di cui ho parlato: qui. Lo ringrazio molto per tutta la santa ppazienza che ci ha messo perchè tra farlo aspettare, poi non pubblicare... insomma di tutto e di più!!
INTERVISTA
Ciao Massimo e benvenuto nel mio blog Italian Emergin Writers ti a di presentarti al pubblico?
Ciao Alessandra, inizio ringraziandoti per lo spazio concessomi in questa intervista. Mi chiamo Massimo Junior D'Auria e sono un aspirante scrittore ventenne(ventunenne a novembre) che vive nel napoletano e studia Lettere Moderne alla Federico II. Ho pubblicato due raccolte di racconti, entrambe senza richiesta di contributo, "La vita degli altri"(Arduino Sacco Editore) e "Nero N.9" (Sogno Edizioni), ho partecipato a qualche iniziativa antologica, pubblicando qualche mio racconto, tra gli altri, con Perrone Lab, 9muse.net, in più uscirà a giugno un'antologia per la Delos Book(365 racconti erotici per un anno) che contiene tra gli altri anche un mio racconto. Amo scrivere, ma soprattutto amo leggere e penso che qualsiasi aspirante autore debba essere prima di tutto un forte lettore, dando magari una bella mano al mercato emergente e non fossilizzandosi sempre sugli stessi autori. Collaboro anche con un comitato di lettura di una casa editrice e faccio parte dello staff del Writer's dream, un portale sull'editoria e sugli scrittori emergenti.
Ci vuoi parlare un pò del tuo ultimo libro pubblciato dalla sogno edizione Nero N° 9? Come mai hai scelto come genere il Noir e il Giallo per questi tuoi racconti?
"Nero N.9" è una raccolta di racconti che hanno in comune appunto il nero. Ma il nero non deve essere necessariamente inteso come noir, perché c'è dell'altro in questa raccolta, in alcuni punti è possibile notare una commistione di più generi, dal fantastico al noir italiano. Insomma, non penso sia possibile incastonarlo in un genere preciso. I racconti sono nove, e non si deve pensare che la scelta del numero dei racconti(e quindi quella del titolo) sia casuale, infatti, il titolo e la raccolta giocano proprio su questa ambivalenza del nove che si trova ad avere rappresentazioni diverse, talvolta completamente opposte, in diversi branche della conoscenza. La scelta del genere, se di genere vero e proprio si può parlare, è stata abbastanza naturale, avevo voglia di scrivere qualcosa di diverso rispetto alla precedente raccolta e quindi mi sono mosso in questa direzione, dove se devo dire la verità mi sento molto a mio agio, non so se a torto o a ragione. Questo per dire che "Nero N.9" potrebbe non essere il mio unico testo di questo genere.
Qual'è stata la tua fonte di ispirazione?
Non ho avuto una fonte d'ispirazione univoca, in alcuni casi la cronaca nera è stata, purtroppo, una fonte da cui pescare a piene mani. D'altra parte molte delle mie letture mi hanno influenzato e ispirato, perché cerco di prendere da ognuna di esse quanto di buono c'è. Tuttavia, ripetendomi, non penso di essermi ispirato a qualcosa in particolare.
Tutti i protagonisti dei racconti sono degli inetti. Come mai hai scelto questo tipo di personaggi per i tuoi racconti? Come mai hai scelto proprio il loro punto di vista per raccontare le storie?
Sicuramente molti dei personaggi sono dei deboli con il proprio bagaglio di fragilità, ma non li ritengo completamente inetti, insomma molti di loro vivono comunque situazioni non proprio rosee e cercano di superarle anche se per farlo a volte scelgono la strada più facile e meno pulita. Quella che una persona eticamente dovrebbe evitare, ma che purtroppo, leggendo gli articoli di cronaca, vediamo essere seguita da molti, spesso troppi. Penso che si debba raccontare entrambe le facce della medaglia, e non limitarsi solo a personaggi forti e senza macchia. Ogni essere umano ha le proprie macchie e le proprie debolezze, non si è stereotipi tranciati di netto dalla penna/accetta di uno scrittore. Il loro punto di vista mi intrigava, volevo dar voce alle loro debolezze, al loro essere essere umani spesso sfortunati(ad esempio al personaggio di "Io, Puttana"). Più che di inettitudine parlerei quindi ampio spettro di umanità(anche quando i personaggi umani non sono).
Quali sono gli autori e le opere che hanno influenzato il tuo stile di scrittura?
L’autore che mi ha colpito più di tutti, parlando in generale, è sicuramente Stephen King, molti potranno storcere il naso, considerandolo troppo commerciale per i propri gusti, ma penso che questo possa essere pensato solo da chi non conosce bene King, in fondo, nei suoi testi c’è molto altro e di questo gliene si deve dare atto. Penso quindi che qualcosa dei miei scritti abbia risentito sicuramente della sua influenza. Apprezzo moltissimo anche Kafka e Orwell, ma non so fino a che punto in questa raccolta siano percepibili dei loro echi, sicuramente Kafka era maggiormente presente nella mia precedente raccolta "La vita degli altri". Come detto sopra riguardo l'ispirazione, cerco comunque di fare tesoro di ogni lettura, quindi il mio stile di scrittura potrebbe essere ancora modificato.
Qual è il tuo processo creativo? Cosa ti piace fare mentre scrivi?
Il mio processo creativo è molto semplice, devo stare in assoluto silenzio con la porta chiusa, meno vengo disturbato e meglio è. Conosco gente che scrive ascoltando musica o anche con della gente intorno, non riesco a capire come si possa fare. Evidentemente è un mio limite, ma amo, come già detto, l'assoluto silenzio. Se c'è qualche rumore che mi disturba, mi fermo finché non sparisce. Ogni tanto mentre scrivo mi fermo un paio di minuti e poi riprendo, a volte però scrivo anche ininterrottamente per un'ora o anche di più, dipende un po' da come mi sento.
Ci parli delle altre tue opere?
Allora, penso sia inutile parlare dei racconti comparsi in antologia, le due righe scritte all'inizio per presentarmi bastano ed avanzano, anche se attendo con curiosità l'uscita dell'antologia della Delos. Per ciò che riguarda "La vita degli altri" si tratta sempre di una raccolta di racconti, ma ha poco o nulla in comune con "Nero n.9", si tratta di racconti maggiormente introspettivi che hanno il proprio fulcro non sull'azione, ma sulle emozioni dei personaggi, sulle loro riflessioni intorno alle situazioni che si trovano a vivere per un motivo o per un altro. Forse, l'unico punto in comune tra le due opere è il trattare di vite che sono comunque per alcuni motivi e per certi versi al limite. E' una raccolta molto breve che comprende dodici racconti per un totale di circa 70 pagine, sicuramente ci sono dei buoni spunti, ma a dirla tutta penso che "Nero n.9" sia un'opera migliore.
Ci racconti un pò la tua esperienza di pubblicazione? Com'è stata? Quando hai finalmente pubblicato il tuo primo libro come ti sei sentito?
In entrambi casi ho mandato il manoscritto a diverse case editrice e a fronte di alcune offerte a pagamento ho ricevuto l'offerta di contratto, senza alcun contributo, dall'Arduino Sacco Editore per "La vita degli altri" e quasi un anno dopo dalla Sogno Edizioni per "Nero n.9". Certamente vedere il mio nome sulla copertina di un mio libro mi ha fatto tremendamente piacere, non penso sia un'emozione da poco, ma comunque c'era anche la consapevolezza che il mio lavoro non fosse finito lì, da una parte perché sapevo di dover migliorare, dall'altra perché mi dovevo imbarcare nella fase di post-pubblicazione, infatti, penso che per un autore emergente la cosa più difficile sia farsi conoscere e farsi leggere.
Qual'è la principale motivazione per cui fino ad ora hai scritto solo racconti??
Scrivo racconti perché preferisco la forma-racconto, questo l'ho detto più e più volte, e penso che anche mi riesca meglio scrivere racconti. In ogni caso ho provato a scrivere anche un romanzo, ma fino ad adesso dopo vari tentativi non sono arrivato ancora a nulla. Vedremo in futuro.
Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano? Cosa consiglieresti ad altri scrittori esordienti? Hai qualche blog o sito dove possiamo seguirti?
Penso che il panorama editoria sia molto intricato, ci sono alcune cose che non mi piacciono molto. Una su tutti l'editoria a pagamento, penso che l'autore non debba mai pagare per pubblicare, ma che debba essere pagato per scrivere. Pensate se un operaio dovesse pagare il proprio principale per lavorare in fabbrica, sarebbe assurdo. I miei consigli agli autori esordienti sono principalmente due: non pagare per pubblicare; leggere molto(anche autori esordienti/emergenti, non solo i soliti noti), solo confrontandosi con altri scrittori(noti e non) si può crescere stilisticamente ed anche dal punto di vista contenutistico. Ho un blog personale all'indirizzo www.massimojuniordauria.wordpress.com
Dove possiamo comprare i tuoi libri?
"La vita degli altri" è ordinabile sul sito dell'editore, sui siti di vendita on line(ibs, webster eccetera) ed è ordinabile in libreria.
"Nero n.9" è ordinabile sul sito dell'editore http://www.sognoedizioni.com/ , sui siti di vendita on line(ibs, webster eccetera) ed è ordinabile in libreria(distribuzione codex), è presente anche fisicamente in alcuni librerie/negozi, mi vengono in mente ad esempio la libreria "Diffusione Cultura" a Sesto san Giovanni e "Napule è"(oggettistica napoletana, ma anche libri di autori napoletani) a Casoria(Na).
Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Voglio ringraziarti per lo spazio concessomi e voglio ringraziare chiunque abbia letto. Un saluto a tutti e mi raccomando leggete molto(anche autori esordienti)!
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INTERVISTA A MARIACHIARA CABRINI
mercoledì 7 aprile 2010
Cari lettori,

l'intervista di oggi è quella che ho fatto a Mariachiara Cabrini autrice di "Imprinting Love". Vi consiglio caldamente il suo libro edito da 0111 edizioni. La recensione che ho fatto del romanzo la trovate: qui. Vi consiglio sempre di Mariachiara anche il suo romanzo La fiamma del destino che trovate online qui.
Ciao Mariachiara e benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers, ti va di presentarti al pubblico?
Salve a tutti mi chiamo Mariachiara ho 27 anni e vivo a Mantova. Sono laureata in Storia dell'arte ma il mio sogno sarebbe lavorare nel campo dell'editoria e magari riuscire a mantenermi scrivendo. Leggo tantissimo, anche in lingua originale e gestisco un blog dedicato ai libri L'arte dello scrivere http://weirde.splinder.com
La tua passione per la scrittura quando è cominciata? E' stata una conseguenza per la tua passione per la lettura e per i libri oppure è qualcosa che ti hai sempre avuto?
Ho sempre amato leggere a quanto ricordo, mio padre mi rinfaccia ancora che da picola ed ancora incapace di leggere da sola pretendevo mi leggessero e rileggesero le favole ancora e ancora senza mai stancarmi. Poi alle elementari cominciai a scrivere delle storie mie, conservo ancora sei o sette quaderni pieni di storie, non ho ancora abuto il coragio di riprenderli in mano, però. All'inizio erano tipo dei copioni che mettevo in scena per le mie barbie, poi dei copiioni per i personaggi dei cartoni, insomma mi piaceva l'idea di comandare ai personaggi e dire loro quello che dovevano fare.
Poi l'adolescenza mi ha zittita e solo alle superiori ho ripreso a scrivere e a 17 anni è nata la prima bozza embrionale di Imprinting love, che però allora si intitolava Quello che vuoi. Poi dopo aver aperto il mio blog tre anni fa ho trovato il coraggio di iniziare a scrivere sul serio.
Questo per quanto riguarda la scrittura, la lettura invece è una passione che non mi ha mai abbandonato, ho la camera e la casa piena di libri e se non fossi passata agli ebook non so come avrei potuto fare. Amo in modo particolare la fantascienza, il fantasy, e i romanzi storici, meglio se con un tocco di romanticismo, e ho avuto parecchie fasi, la fase Isabel Allende, Banana Yoshimoto, Asimov, Jane Austen e molte altre finchè grazie al telefilm Buffy scoprii un nuovo genere che ora mi appassiona l'urban fantasy.
Spiegaci come è nata la storia d'amore raccontata nel tuo primo romanzo "Imprinting Love". Qual'era la tua idea iniziale per il romanzo? La storia è sempre stata fondamentalmente la stessa oppure è cambiata radicalmente dalla tua idea iniziale.
L'idea iniziale è rimasta la stessa. Anna che timda e riservata nonchè non bellissima cerca un modo per conquistare il suo uomo, è l'eterno tema del brutto anatroccolo che diventa cigno. Ma in origine la trama era più complessa. Tommaso e Cordelia avevano più spazio, il libro si sviluppava più o meno come è ora fino alla notte d'amore, poi però Anna si metteva per ripicca con Tommaso e Marco non capiva i suoi sentimenti finchè non era troppo tardi, in una versione non li capiva proprio mai e scopriva i sentimenti di Anna per lui sull'areo che lo portava lontano da lei grazie ad un lettera che però gli era arrivata tropo tardi, c'era anche una corsa strappalacrime all'areoporto....cassai subito quella versione come troppo melodrammatica e cinematografica. In realtà tutte le varie versione che ho scritto negli anni sono ste cancellate, non riuscivo a venirne a capo, finchè finalmente stufa e spronata dal termine per presntare un romanzo al concorso indetto dalla Mondadori (What women write) non mi sono decisa a prendere in mano più seriamente il mio lavoro. Ho cassato tutto ciò che stonava e ho SEMPLIFICATO E SEMPLIFICATO. Era il mio primo romanzo e non ero in grado di portare avanti una trama troppo complessa. Ho schematizzato i capitoli e finalmente ho concluso il romanzo.
L'dea dell'imprinting, che poi ha dato vita ad un nuovo titolo per il romanzo, mi è venuta guardando in tv un film dove una bambina veniva vista come mamma da uno stormo di oche a causa proprio del'imprinting. Mi sono chiesta? Se vale per le oche perchè non per l'uomo è l'unica cosa logica che potrebbe spiegare una cosa illogica come l'amore non corrisposto.
Anna anche se timida in fondo in fondo è una ragazza molto forte con grande personalità che alla fine trovato un pò di coraggio per uscire allo scoperto ha saputo far avverare il suo sogno. E' un personaggio che ti rispecchia?
Direi di no, forse nella timidezza, ma io sono veramente cinica e realistica, anche troppo a volte, e se fossi stata Anna, alla fine del romanzo avrei dato un bel calcio nelle parti basse a Marco tanto per svegliarlo un pò....Scherzo, però no, non mi rispecchia molto nel complesso.
Quanto c'è di autobiografico nel tuo romanzo?
Non molto, anzi quasi nulla, forse il personaggio di Samantha mi somiglia in diverse cose e l'ironia che permea il romanzo, ma per il resto il libro è nato come una bella favola nulla più. Io sono molto più contorta di Anna e quando mento a me stessa sono bravissima.
Qual'è il messaggio che vorresti lanciare al lettore?
No so se emerge per chi legge il romanzo, ma Marco e l'amore che anna prova per lui, in realtà sono più un simbolo che altro, Anna usa questo suo amore non corrisposto per nascondersi e non correre rischi nella sua vita. Non è ciò che prova per Marco che le ha impedito di avere altre storie, ma la sua stessa paura. E durante il libro più volte riemerge questo suo terrore di esporsi e rischiare, il romanzo è una parabola di come si debba osare nella vita per ottenere ciò che si vuole, e soprattutto per essere ciò che si può essere a pieno. Non importa che Marco ricambi il suo amore in fondo, il vero lieto fine è che Anna alla fine del romanzo è un apersona diversa da prima, finalmente uscita dal guscio. Non è detto che ciò renda più felici, ma rende certamente più realizzati.
Come ti sei sentita quando finalmente hai completato il romanzo?
Mi si è tolto un macigno dale spalle eppure al tempo stesso il terrore di esporlo agli altri mi attanagliava.....mi sentivo come una madre che accompagna il figlio al primo giorno di scuola felice di vederlo cresciuto ma spaventata dal distacco e da ciò che può succedere al suo bambino cosa gli altri potranno fargli e dirgli....
Parlaci un pò della tua esperienza di pubblicazione per questo romanzo. E' stato facile, difficile, sofferto...
Direi sofferta. L'ho inviato al concorso Mondadori, e a diverse case editrici, solo che il concorso si è protatto per un anno prima della decisione finale e questo mi impediva di accettare proposte di altre case editrici nella vana speranza di venire pubblicata da Mondadori. Così alla fine non avevo case editrici disposte a pubbicarlo quando ho finalmente saputo di non aver vinto il concorso. Per ripicca (sì sono una persona vendicativa) l'h autopubblicato con Lulu.com e devo dire che è un bel servizio. L'edizione di Lulu era molto bella e per ogni copia venduta avevi degli introiti di tutto rispetto, l'unico problema era che il libro era acquistabile solo dal sito lulu.
Poi ho saputo che due scrittrici emergenti come me aveva fatto un acordo con la casa editrice 0111 per creare una collana di autrici rosa e mi sono proposta con Imprinting love. Così il romanzo è stato pubblicato, 30 copie, con la 0111 ed è reperibile su diversi siti online italiani di vedita di libri. Peccato che io non vedrò un solo centesimo di diritti d'autore. Diciamo che l'ho fatto più che altro per pubblicizzare un pò il mio lavoro e per farmi conoscere. Spero di riuscire a vendere le 30 copie.
Sappiamo che ti sei molto impegnata nel tuo progetto di pubblicazione di alcune autrici urban fantasy qui in italia e ne abbiamo visto i risultati soprattutto con la casa editrice Newton e Compton che ha già cominciato a pubblicare la serie della scrittrice Kery Arthur dedicata a Riley Jensen e che prossimamente pubblicherà anche la serie dedicata ai vampiri di Christine Feehan. Cosa ti aspetti per il futuro? Pensi che altre case editrici possano seguire le orme della Newton e ascoltare di più i lettori?
Ho già visto progressi anche in alte case editrici, la mia sola paura è la pubbicazione di così tanti autori di un solo genere rischia di stancare i lettori. Non so bene cosa aspettarmi siceramente, in America l'editoria è più varia. Credo che diverse case editrici si siano rese conto che in tempi di crisi e con i prezzi dei libri che salgono bisogna rimboccarsi le maniche e dare ascolto ai lettori fa parte di questo.
Sappiamo che hai scritto altre opere letterarie. Ce ne vuoi parlare tu? Qual'è l'opera a cui sei più legata? Perchè?
Ho scritto diversi racconti e due romanzi un fantasy e un urban fantasy. Sicuramente il romanzo a cui sono più affezionata è La fiamma del destino, il fantasy su cui ho lavorato da tre anni a questa parte. E' un opera più matura e credo sia bello, almeno io lo trovo bello, e ho iniziato a schematizzare un suo seguito. Vorrei davvero venisse pubblicato da una casa editrice piuttosto famosa, l'ho spedito in giro e ora aspetto eventuali risposte, io credo potrebbe avere successo, ma purtroppo ciò che credo io non ha molto voce in capitolo. Detto questo come abbiamo visto le case editrici ora ascoltano i lettori perciò se passerete a leggere i capitoli che ho messo online qui: http://mywritten.wordpress.com/
E vi piaceranno, fatevi santire ad case editrici come Piemme,Salani, Armando Curcio editore, Giunti, Nord, chiedendo venga pubblicato. Magari funziona.
Sono affeziona alla fiamma del destino perchè parla di diversi temi a me cari e trovo che i personaggi che la animano siano più realistici di quelli delle altre mie opere.
E soprattutto con un eroina che non deve salvare il mondo facendo qualcosa, ma non facendolo....semplicemente lasciandosi andare e fidandosi degli altri.
Qual'è il consiglio che ti senti di dare ad altri scrittore esordienti?
Oddio, anche io lo sono perciò direi: anche io sono sulla vostra stessa barca perciò vi capisco. Non arrendetevi e anche se vi diranno che non avete talento o non andate bene per loro continuate a scrivere, poichè non si scrive per orgoglio o superbia o per mangiare, ma per racontare, perciò finchè avrete storie da raccontare voi scrivete.
Detto questo, la prima regola per scrivere un libro decente è ricontrollare e rileggere fino alla nausea, farlo leggere ad altri, lasciare passare del tempo e rileggere ancora e ancora. E poi leggere tanto e prendere ispirazione ai libri letti, per scrivere sempre meglio.
Hai siti o blog dove possiamo seguirti?
Il mio blog principale è http://www.weirde.splinder.com/
Il blog del romanzo imprinting love http://imprintinglove.wordpress.com/
Il blog de La fiamma del destino http://mywritten.wordpress.com/
Il blog della fanfiction su Buffy http://buffiniano.splinder.com/
Il blog di Killer mood http://romanzocacciatrice.blogspot.com/
Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Grazie di avermi ospitata sul tuo blog Alessandra e grazie a chi comprerà il mio romanzo. E se non comprerete il mio, comprate quello di qualcun altro poichè il mio motto è: leggere per cambiare. Chi? Noi stessi ed il mondo intero.
Mi ha fatto molto piacere poterti ospitare. Ti auguro buona fortuna e un grande in bocca al lupo per il torneo.

l'intervista di oggi è quella che ho fatto a Mariachiara Cabrini autrice di "Imprinting Love". Vi consiglio caldamente il suo libro edito da 0111 edizioni. La recensione che ho fatto del romanzo la trovate: qui. Vi consiglio sempre di Mariachiara anche il suo romanzo La fiamma del destino che trovate online qui.
Ciao Mariachiara e benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers, ti va di presentarti al pubblico?
Salve a tutti mi chiamo Mariachiara ho 27 anni e vivo a Mantova. Sono laureata in Storia dell'arte ma il mio sogno sarebbe lavorare nel campo dell'editoria e magari riuscire a mantenermi scrivendo. Leggo tantissimo, anche in lingua originale e gestisco un blog dedicato ai libri L'arte dello scrivere http://weirde.splinder.com
La tua passione per la scrittura quando è cominciata? E' stata una conseguenza per la tua passione per la lettura e per i libri oppure è qualcosa che ti hai sempre avuto?
Ho sempre amato leggere a quanto ricordo, mio padre mi rinfaccia ancora che da picola ed ancora incapace di leggere da sola pretendevo mi leggessero e rileggesero le favole ancora e ancora senza mai stancarmi. Poi alle elementari cominciai a scrivere delle storie mie, conservo ancora sei o sette quaderni pieni di storie, non ho ancora abuto il coragio di riprenderli in mano, però. All'inizio erano tipo dei copioni che mettevo in scena per le mie barbie, poi dei copiioni per i personaggi dei cartoni, insomma mi piaceva l'idea di comandare ai personaggi e dire loro quello che dovevano fare.
Poi l'adolescenza mi ha zittita e solo alle superiori ho ripreso a scrivere e a 17 anni è nata la prima bozza embrionale di Imprinting love, che però allora si intitolava Quello che vuoi. Poi dopo aver aperto il mio blog tre anni fa ho trovato il coraggio di iniziare a scrivere sul serio.
Questo per quanto riguarda la scrittura, la lettura invece è una passione che non mi ha mai abbandonato, ho la camera e la casa piena di libri e se non fossi passata agli ebook non so come avrei potuto fare. Amo in modo particolare la fantascienza, il fantasy, e i romanzi storici, meglio se con un tocco di romanticismo, e ho avuto parecchie fasi, la fase Isabel Allende, Banana Yoshimoto, Asimov, Jane Austen e molte altre finchè grazie al telefilm Buffy scoprii un nuovo genere che ora mi appassiona l'urban fantasy.
Spiegaci come è nata la storia d'amore raccontata nel tuo primo romanzo "Imprinting Love". Qual'era la tua idea iniziale per il romanzo? La storia è sempre stata fondamentalmente la stessa oppure è cambiata radicalmente dalla tua idea iniziale.
L'idea iniziale è rimasta la stessa. Anna che timda e riservata nonchè non bellissima cerca un modo per conquistare il suo uomo, è l'eterno tema del brutto anatroccolo che diventa cigno. Ma in origine la trama era più complessa. Tommaso e Cordelia avevano più spazio, il libro si sviluppava più o meno come è ora fino alla notte d'amore, poi però Anna si metteva per ripicca con Tommaso e Marco non capiva i suoi sentimenti finchè non era troppo tardi, in una versione non li capiva proprio mai e scopriva i sentimenti di Anna per lui sull'areo che lo portava lontano da lei grazie ad un lettera che però gli era arrivata tropo tardi, c'era anche una corsa strappalacrime all'areoporto....cassai subito quella versione come troppo melodrammatica e cinematografica. In realtà tutte le varie versione che ho scritto negli anni sono ste cancellate, non riuscivo a venirne a capo, finchè finalmente stufa e spronata dal termine per presntare un romanzo al concorso indetto dalla Mondadori (What women write) non mi sono decisa a prendere in mano più seriamente il mio lavoro. Ho cassato tutto ciò che stonava e ho SEMPLIFICATO E SEMPLIFICATO. Era il mio primo romanzo e non ero in grado di portare avanti una trama troppo complessa. Ho schematizzato i capitoli e finalmente ho concluso il romanzo.
L'dea dell'imprinting, che poi ha dato vita ad un nuovo titolo per il romanzo, mi è venuta guardando in tv un film dove una bambina veniva vista come mamma da uno stormo di oche a causa proprio del'imprinting. Mi sono chiesta? Se vale per le oche perchè non per l'uomo è l'unica cosa logica che potrebbe spiegare una cosa illogica come l'amore non corrisposto.
Anna anche se timida in fondo in fondo è una ragazza molto forte con grande personalità che alla fine trovato un pò di coraggio per uscire allo scoperto ha saputo far avverare il suo sogno. E' un personaggio che ti rispecchia?
Direi di no, forse nella timidezza, ma io sono veramente cinica e realistica, anche troppo a volte, e se fossi stata Anna, alla fine del romanzo avrei dato un bel calcio nelle parti basse a Marco tanto per svegliarlo un pò....Scherzo, però no, non mi rispecchia molto nel complesso.
Quanto c'è di autobiografico nel tuo romanzo?
Non molto, anzi quasi nulla, forse il personaggio di Samantha mi somiglia in diverse cose e l'ironia che permea il romanzo, ma per il resto il libro è nato come una bella favola nulla più. Io sono molto più contorta di Anna e quando mento a me stessa sono bravissima.
Qual'è il messaggio che vorresti lanciare al lettore?
No so se emerge per chi legge il romanzo, ma Marco e l'amore che anna prova per lui, in realtà sono più un simbolo che altro, Anna usa questo suo amore non corrisposto per nascondersi e non correre rischi nella sua vita. Non è ciò che prova per Marco che le ha impedito di avere altre storie, ma la sua stessa paura. E durante il libro più volte riemerge questo suo terrore di esporsi e rischiare, il romanzo è una parabola di come si debba osare nella vita per ottenere ciò che si vuole, e soprattutto per essere ciò che si può essere a pieno. Non importa che Marco ricambi il suo amore in fondo, il vero lieto fine è che Anna alla fine del romanzo è un apersona diversa da prima, finalmente uscita dal guscio. Non è detto che ciò renda più felici, ma rende certamente più realizzati.
Come ti sei sentita quando finalmente hai completato il romanzo?
Mi si è tolto un macigno dale spalle eppure al tempo stesso il terrore di esporlo agli altri mi attanagliava.....mi sentivo come una madre che accompagna il figlio al primo giorno di scuola felice di vederlo cresciuto ma spaventata dal distacco e da ciò che può succedere al suo bambino cosa gli altri potranno fargli e dirgli....
Parlaci un pò della tua esperienza di pubblicazione per questo romanzo. E' stato facile, difficile, sofferto...
Direi sofferta. L'ho inviato al concorso Mondadori, e a diverse case editrici, solo che il concorso si è protatto per un anno prima della decisione finale e questo mi impediva di accettare proposte di altre case editrici nella vana speranza di venire pubblicata da Mondadori. Così alla fine non avevo case editrici disposte a pubbicarlo quando ho finalmente saputo di non aver vinto il concorso. Per ripicca (sì sono una persona vendicativa) l'h autopubblicato con Lulu.com e devo dire che è un bel servizio. L'edizione di Lulu era molto bella e per ogni copia venduta avevi degli introiti di tutto rispetto, l'unico problema era che il libro era acquistabile solo dal sito lulu.
Poi ho saputo che due scrittrici emergenti come me aveva fatto un acordo con la casa editrice 0111 per creare una collana di autrici rosa e mi sono proposta con Imprinting love. Così il romanzo è stato pubblicato, 30 copie, con la 0111 ed è reperibile su diversi siti online italiani di vedita di libri. Peccato che io non vedrò un solo centesimo di diritti d'autore. Diciamo che l'ho fatto più che altro per pubblicizzare un pò il mio lavoro e per farmi conoscere. Spero di riuscire a vendere le 30 copie.
Sappiamo che ti sei molto impegnata nel tuo progetto di pubblicazione di alcune autrici urban fantasy qui in italia e ne abbiamo visto i risultati soprattutto con la casa editrice Newton e Compton che ha già cominciato a pubblicare la serie della scrittrice Kery Arthur dedicata a Riley Jensen e che prossimamente pubblicherà anche la serie dedicata ai vampiri di Christine Feehan. Cosa ti aspetti per il futuro? Pensi che altre case editrici possano seguire le orme della Newton e ascoltare di più i lettori?
Ho già visto progressi anche in alte case editrici, la mia sola paura è la pubbicazione di così tanti autori di un solo genere rischia di stancare i lettori. Non so bene cosa aspettarmi siceramente, in America l'editoria è più varia. Credo che diverse case editrici si siano rese conto che in tempi di crisi e con i prezzi dei libri che salgono bisogna rimboccarsi le maniche e dare ascolto ai lettori fa parte di questo.
Sappiamo che hai scritto altre opere letterarie. Ce ne vuoi parlare tu? Qual'è l'opera a cui sei più legata? Perchè?
Ho scritto diversi racconti e due romanzi un fantasy e un urban fantasy. Sicuramente il romanzo a cui sono più affezionata è La fiamma del destino, il fantasy su cui ho lavorato da tre anni a questa parte. E' un opera più matura e credo sia bello, almeno io lo trovo bello, e ho iniziato a schematizzare un suo seguito. Vorrei davvero venisse pubblicato da una casa editrice piuttosto famosa, l'ho spedito in giro e ora aspetto eventuali risposte, io credo potrebbe avere successo, ma purtroppo ciò che credo io non ha molto voce in capitolo. Detto questo come abbiamo visto le case editrici ora ascoltano i lettori perciò se passerete a leggere i capitoli che ho messo online qui: http://mywritten.wordpress.com/
E vi piaceranno, fatevi santire ad case editrici come Piemme,Salani, Armando Curcio editore, Giunti, Nord, chiedendo venga pubblicato. Magari funziona.
Sono affeziona alla fiamma del destino perchè parla di diversi temi a me cari e trovo che i personaggi che la animano siano più realistici di quelli delle altre mie opere.
E soprattutto con un eroina che non deve salvare il mondo facendo qualcosa, ma non facendolo....semplicemente lasciandosi andare e fidandosi degli altri.
Qual'è il consiglio che ti senti di dare ad altri scrittore esordienti?
Oddio, anche io lo sono perciò direi: anche io sono sulla vostra stessa barca perciò vi capisco. Non arrendetevi e anche se vi diranno che non avete talento o non andate bene per loro continuate a scrivere, poichè non si scrive per orgoglio o superbia o per mangiare, ma per racontare, perciò finchè avrete storie da raccontare voi scrivete.
Detto questo, la prima regola per scrivere un libro decente è ricontrollare e rileggere fino alla nausea, farlo leggere ad altri, lasciare passare del tempo e rileggere ancora e ancora. E poi leggere tanto e prendere ispirazione ai libri letti, per scrivere sempre meglio.
Hai siti o blog dove possiamo seguirti?
Il mio blog principale è http://www.weirde.splinder.com/
Il blog del romanzo imprinting love http://imprintinglove.wordpress.com/
Il blog de La fiamma del destino http://mywritten.wordpress.com/
Il blog della fanfiction su Buffy http://buffiniano.splinder.com/
Il blog di Killer mood http://romanzocacciatrice.blogspot.com/
Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Grazie di avermi ospitata sul tuo blog Alessandra e grazie a chi comprerà il mio romanzo. E se non comprerete il mio, comprate quello di qualcun altro poichè il mio motto è: leggere per cambiare. Chi? Noi stessi ed il mondo intero.
Mi ha fatto molto piacere poterti ospitare. Ti auguro buona fortuna e un grande in bocca al lupo per il torneo.
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Romance
INTERVISTA A TERESA DI GAETANO
martedì 30 marzo 2010
Cari lettori,
l'intervista di oggi presenta l'autrice Teresa di Gaetano e in particolar modo il suo romanzo "La bambola di vetro".
Teresa Di Gaetano è diplomata in Giornalismo Radiotelevisivo ed ha collaborato per diverse testate giornalistiche. Giornalista, ha fatto uno stage presso l’ADNKRONOS sezione cultura di Roma, avendo vinto un concorso letterario-giornalistico.
Allieva della rivista “Storie” di Roma, la sua esercitazione sul momentismo, nuova corrente letteraria, è stata pubblicata nella antologia. Ha frequentato un “Laboratorio di giornalismo e tecniche audiovisive” a Roma.
Nel Novembre 2003 ha pubblicato la prima raccolta per ragazzi “Bubble, Bubble! Dodici racconti” insignita da vari riconoscimenti ai premi letterari. Alcuni suoi racconti sono apparsi nelle antologie dei premi.
Nel gennaio 2006 presso la Casa editrice Montedit è uscita una seconda raccolta Conchiglia… e altri racconti, mentre nel febbraio 2007 ha pubblicato per la stessa Casa editrice il suo romanzo di esordio La bambola di vetro Ha scritto una fiaba: “La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose”.
INTERVISTA
Ciao Teresa benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers, è un piacere per me ospitarti qui! Hai voglia di presentarti?
Ciao Alessandra e grazie per avermi ospitato nel tuo bel blog dedicato agli scrittori emergenti. Mi chiamo Teresa e come molti ho la passione per la scrittura. Una passione che è nata quando ero bambina, grazie a mia madre che sin dalla tenera età mi ha sensibilizzato a leggere prima i grandi classici per ragazzi e poi tutti quei libri che in un modo o nell’altro hanno segnato la storia della letteratura di tutti i tempi. Sono convinta che insegnare ai bambini l’amore per la lettura sia una cosa davvero fondamentale. Perché leggere un buon libro aiuta la fantasia a crescere e a svilupparsi, quindi a non farla rimanere ancorata a quelle percezioni naturali che si hanno da bambini, ma a farla volare in alto. Accostatami a questi libri di un certo rilievo, mi sono accorta che anche a me sarebbe in qualche modo piaciuto scriverli. Così ebbra di questa convinzione mi sono messa a scrivere anch’io un libro, da bambina, un giallo per l’esattezza. La stessa idea l’ha avuta anche mia sorella. Ricordo, infatti, che mentre eravamo alla scrivania, nella nostra cameretta, scrivevamo ognuna di noi due il proprio manoscritto. Io in particolar modo avvertivo un forte richiamo, una certa gioia, nell’annotare quello che la mia fantasia mi suggeriva. Credo, infatti, che fin da bambini si mostrano le proprie inclinazioni. E così poi successivamente scrissi altre storie, mentre mia sorella non si cimentò più. Ovviamente sono rimaste incompiute, ma se a distanza di tempo rileggo quegli scritti non mi sorprende ritrovare un grande entusiasmo, una grande inventiva. Per me scrivere era ed è un autentico momento di felicità. Poi, non c’è che dire, sono stata abbastanza fortunata nell’essere dotata di una smisurata fantasia. Certo, quando c’è tanta immaginazione, soprattutto in giovanissima età, non si ha la maturità nel saperla gestire opportunamente. Ma, credo, che comunque è buon punto di partenza per accostarsi al mondo della scrittura.
Ci parli del tuo romanzo fantasy "La bambola di vetro"?
“La bambola di vetro” è appunto, come dici bene tu, un fantasy. E’ un libro che ha visto la luce nel 2007, però è nato molti anni prima. Ho iniziato a scriverla infatti solo nel 1996, ma poi, improvvisamente ho abbandonato il manoscritto. Avevo scritto prima “La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose” e le due storie si somigliavano troppo. Una mia caratteristica è quella di cercare di scrivere libri uno diverso dall’altro, anche per non ripetermi, ma soprattutto per sperimentare nuovi modi di raccontare. Ho ripreso il manoscritto de “La bambola di vetro” successivamente. Stavo scrivendo il mio primo libro di racconti, “Bubble, Bubble! Dodici racconti”, e volevo appunto inserirlo in questa raccolta come un lungo racconto. Ma siccome era troppo lungo, allora ho deciso di pubblicarlo a parte. La storia si allontana un po’ dalla mia idea originale, ma il mio intento, quello di usare la scrittura come un luogo di riflessione, oltre che di evasione, è riuscito appieno.
Da dove hai preso l'ispirazione per il soggetto del libro?
L’ispirazione mi è venuta grazie alla lettura di un piccolo libriccino, “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde, intorno agli anni Ottanta. Ho cercato, qualche tempo fa, tra le mie carte se avevo annotato l’idea (è mia abitudine, quando ho un’idea di annotarla nel primo foglio che mi capita!), ma non ho trovato nulla. Evidentemente l’avevo ben scolpita nella mente. Ma il libro risente delle influenze di altri bei libri, come: “La bambola” di Boleslaw Prus, “Cime tempestose” di Emily Bronte e “Sulla strada” di Jack Kerouak.
Qual'è il personaggio che più ti rappresenta?
Mah... tutto il libro mi rappresenta un pochino. In ogni personaggio c’è una piccola parte di me. Possiamo parlare di personaggio preferito. Bè... è indiscutibile che sia Latakìa Bèrard, la bella modella di cui è innamorato Reinhold. Mi piace perché amo moltissimo la moda, fin da bambina, oltre la scrittura, ho questa passione per il mondo della moda. Ricordo, infatti, che strappavo dalle riviste i modelli degli abiti che mi piacevano di più e li raccoglievo dentro una carpetta. E poi perché ha un modo disincantato di guardare la vita, essendo dotata del potere del futuro. Non crearsi illusioni mi sembra un modo maturo per affrontare la vita. Attenzione, non intendo che non bisogna sognare o stare solo coi piedi per terra. Questo no. Ma intendo nell’avere una certa saggezza nel saper mettere un punto alle situazioni, cioè sognare sì, ma tenendosi ben saldi alla realtà, proprio per evitare che l’infrangersi delle nostre illusioni nel momento in cui si presentano non ci pieghino del tutto. E mi sembra che Latakìa tra tutti i personaggi sia il migliore in assoluto nel trasmettere questo messaggio. E poi mi piace anche per quel suo intuito di cui l’ho dotata, una prerogativa di noi donne. Noi donne rispetto agli uomini abbiamo a volte quell’intuito che ci permette di evitare alcune situazioni o di capirle. Forse perché abbiamo la possibilità di essere madri.
Quali scrittori hanno maggiormente influenzato il tuo stile?
Non c’è uno scrittore in particolare che ha influenzato il mio stile, ma libri. E’ significativo che un testo tracci nella mia sfera personale un segno e che io, vuoi per ammirazione, vuoi per emulazione, vuoi per imitazione, ho seguito. Non sono però solo libri che mi sono piaciuti; molto spesso sono libri che non mi sono piaciuti e, allora, per discostarmene ho ricercato un nuovo stile, un nuovo modo di raccontare le mie storie.
Perchè hai scelto il genere fantasy?
Il fantasy è un genere che mi è congeniale. Data la mia traboccante immaginazione. E poi con il fantasy si può spaziare con i vari generi. Puoi costruire storie d’amore, puoi scrivere di mistero, non ci sono limiti. Forse l’unico genere (ma che comunque amo moltissimo) che non si può introdurre è quello del romanzo prettamente storico. Sì... molti libri storici sono fantasiosi, ma rimangono giustamente ancorati al loro tempo.
Quali sono i temi principali del romanzo? E quale messaggio vorresti lanciare ai lettori che leggono il tuo romanzo?
La storia non è molto semplice da raccontare, perché ho costruito una trama molto articolata. Praticamente sono due trame in una. Narra dell’avventura soprannaturale di Reinhold Kyd, un ragazzo di una ventina d’anni, che dovrà combattere contro l’avverso Tempo per liberare la contessina Virginia di Bergeijk da un terribile maleficio. L’intento è quello di dar voce, attraverso le belle frasi pronunciate dai personaggi, a tutta quella sfera di sentimenti e sensazioni che permettono di descrivere una piccola parte della dimensione umana. Siamo fatti di sentimenti e questi ci muovono verso le situazioni. Possiamo plasmarle, è vero, grazie al libero arbitrio, ma non possiamo impedire che alcune cose accadano nella nostra vita. Come ad esempio, la morte. Possiamo ritardarla, ma è un evento che fa parte della nostra esistenza. Allora, se i fantasmi del passato popolano in qualche modo la nostra coscienza si può ben capire come in realtà il nostro presente è inscindibilmente parte del passato. Mentre il futuro si presenta incerto e le nostre aspettative possono andare deluse, il presente è il continuum del passato, dobbiamo, quindi, riallacciarci alla storia dei nostri avi per capire la nostra esistenza. Siamo tessuto, per così dire, già cucito da chi è venuto prima di noi.
Qual'è stato il tuo percorso come scrittrice? Spiegaci anche come sei riuscita a pubblicare il tuo libro. Hai qualche consiglio da dare ad altri scrittori emergenti?
Inizialmente ho tentato di scrivere delle storie lunghe, ma poi abbandonavo i manoscritti e, quindi, le storie rimanevano lì incomplete. Poi mi sono cimentata anche un po’ con le poesie, ma con scarsi risultati. E così ho puntato sui racconti e da lì si comprendono molte cose. Soprattutto le dinamiche della narrazione. Si ha un’idea ed è giusto annotarla da qualche parte per poi riprenderla. Ma mentre nel racconto il tessuto narrativo si sviluppa in poche pagine, con i romanzi bisogna stare attenti a tante cose. Le contraddizioni, ad esempio. Scompariranno è ovvio solo se rileggiamo il testo e lo rimeditiamo. Credo che è bene fare qualche corso di scrittura creativa, anche se purtroppo sono a pagamento, aiutano in un certo qual modo a sviluppare l’idea di testo narrativo. Scrivere, infatti, non è come parlare eppure il racconto o romanzo si deve avvicinare il più possibile a un qualcosa che è narrato oralmente. La tradizione greca con l’Iliade e l’Odissea ci ha infatti tramandato questa idea di far narrativa. Sappiamo che queste due grandi opere furono scritte da Omero, ma sappiamo anche che furono tramandate oralmente. Questo cosa vuol dire? Che la storia ci è giunta sino a noi grazie ai cantastorie che la riproponevano nelle piazze e alle corti dei re. Sarebbe un bene poter leggere e scrivere tutti i giorni (l’idea di tenere un diario dove annotare i propri pensieri e ciò che è accaduto è un’ottima risorsa di esercizio), questo è il consiglio che posso dare a chi si vuole accostare a questo ambitissimo mestiere.
Quando hai scoperto la tua passione per la scrittura?
Come ho detto prima da bambina, un tema svolto fantasiosamente a casa ed una poesia dedicata alla mia maestra. Questi scritti di cui parlo sono i primi in assoluto, seguiti naturalmente dal giallo, dalle altre storie e dal mio diario personale.
Parlaci delle altre tue opere letterarie.
Ho già scritto “La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose”. E’ una fiaba fantasy. A differenza delle opere già pubblicate prevede una continuazione, quindi la storia si sviluppa in più volumi. Quando allora la creai avevo pensato di suddividerla in cinque volumi, poi ho avuto, per così dire un ripensamento, dettato da un mio momentaneo smarrimento (sono stata colpita dal famoso blocco dello scrittore e per qualche anno non sono più riuscita a continuare la storia), adesso invece non posso dare un numero ai volumi della saga, però per ora ne ho previsti altri tre oltre i cinque già pensati. Quindi, dipenderà tutto dall’ispirazione del momento. Intanto sto lavorando al secondo volume (è decisamente più grande del primo!) che si intitolerà “La sabbia delle streghe – Alla ricerca dei ricordi”. Vorrei dedicarmi alla stesura di altre storie, ma è davvero impossibile. Ancora ora che sto correggendo il testo aggiungo idee ai capitoli iniziali cambiando la storia, quindi... Comunque, una cosa è certa: i sottotitoli degli altri volumi della saga sono stati già tutti pensati, per cui... aspettiamo!
Hai in programma qualche presentazione? Parlaci dei tuoi progetti futuri.
Sì per La sabbia delle strege – La leggenda di Primrose farò delle presentazioni, però per ora è prematuro parlarne dato che ancora il libro non è stato pubblicato. Però è una cosa che farò: è importante e fondamentale incontrare le persone, non soltanto per parlare della storia, ma anche per avere un confronto ideale con i miei lettori.
Hai dei siti dove possiamo seguirti? Dove si possono acquistare i tuoi libri?
Certo. Amando scrivere non ho proprio resistito alla tentazione di aver dei blog. Sì... parlo al plurale perché ne avevo due. Il primo, “Una città trasparente a se stessa” (http://digater.blogspot.com/), era un luogo ideale dove annotavo di tanto in tanto una storia che scribacchiavo quando avevo un po’ di tempo. Parlo al passato perché l’ho recentemente chiuso. Infatti, questa storia probabilmente diventerà un libro dall’omonimo titolo e, quindi, non mi sembra più opportuno postarla di volta in volta sul blog. Ma il blog comunque sarà consultabile, cioè rimarrà on line per poter leggere il primo e parte del secondo capitolo ed eventualmente poi mi tornerà utile se e quando il libro uscirà perché vi annoterò tutto ciò che riguarda appunto il libro. Inoltre, in questo blog si possono ammirare alcune belle foto che ho scattato (un’altra mia passione!). Il secondo, “Teresa” (http://tdigaetano.spaces.live.com/), è il mio diario personale, annoto, quindi davvero un po’ di tutto. Ho voluto un po’ ricuperare l’antica idea di blog, perché oggi la maggior parte dei blog sono tematici (o si parla solo di recensioni di libri, o solo di recensioni di film), invece ho ripreso l’antica idea del blog che era un diario on line dove poter pubblicare le proprie vicende.
Per quanto riguarda i miei libri, si possono acquistare soprattutto su internet. Ad esempio su ibs, bol.it, etc. e sul sito della Casa editrice, ecco i link rispettivamente per “La bambola di vetro” e “Conchiglia... e altri racconti”:
http://www.clubautori.it/teresa.di.gaetano/la.bambola.di.vetro
http://www.clubautori.it/teresa.di.gaetano/conchiglia.e.altri.racconti
Vorrei precisare che la Casa editrice spedisce eventualmente il libro alle librerie che lo ordineranno. Basta mettersi direttamente in contatto con loro, compilando l’apposito modulo presente sul sito.
Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di lasciarci?
Sì... spero mi seguirete numerosi nel mio difficile percorso di aspirante scrittrice, perché la mia passione è autentica, genuina. Amo scrivere perché è un pò come vivere tante vite, quelle dei miei personaggi, con storie diverse sì ma con un unico intento: far volare lontano la fantasia.
l'intervista di oggi presenta l'autrice Teresa di Gaetano e in particolar modo il suo romanzo "La bambola di vetro".
Teresa Di Gaetano è diplomata in Giornalismo Radiotelevisivo ed ha collaborato per diverse testate giornalistiche. Giornalista, ha fatto uno stage presso l’ADNKRONOS sezione cultura di Roma, avendo vinto un concorso letterario-giornalistico. Allieva della rivista “Storie” di Roma, la sua esercitazione sul momentismo, nuova corrente letteraria, è stata pubblicata nella antologia. Ha frequentato un “Laboratorio di giornalismo e tecniche audiovisive” a Roma.
Nel Novembre 2003 ha pubblicato la prima raccolta per ragazzi “Bubble, Bubble! Dodici racconti” insignita da vari riconoscimenti ai premi letterari. Alcuni suoi racconti sono apparsi nelle antologie dei premi.
Nel gennaio 2006 presso la Casa editrice Montedit è uscita una seconda raccolta Conchiglia… e altri racconti, mentre nel febbraio 2007 ha pubblicato per la stessa Casa editrice il suo romanzo di esordio La bambola di vetro Ha scritto una fiaba: “La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose”.
INTERVISTA
Ciao Teresa benvenuta nel mio blog Italian Emerging Writers, è un piacere per me ospitarti qui! Hai voglia di presentarti?
Ciao Alessandra e grazie per avermi ospitato nel tuo bel blog dedicato agli scrittori emergenti. Mi chiamo Teresa e come molti ho la passione per la scrittura. Una passione che è nata quando ero bambina, grazie a mia madre che sin dalla tenera età mi ha sensibilizzato a leggere prima i grandi classici per ragazzi e poi tutti quei libri che in un modo o nell’altro hanno segnato la storia della letteratura di tutti i tempi. Sono convinta che insegnare ai bambini l’amore per la lettura sia una cosa davvero fondamentale. Perché leggere un buon libro aiuta la fantasia a crescere e a svilupparsi, quindi a non farla rimanere ancorata a quelle percezioni naturali che si hanno da bambini, ma a farla volare in alto. Accostatami a questi libri di un certo rilievo, mi sono accorta che anche a me sarebbe in qualche modo piaciuto scriverli. Così ebbra di questa convinzione mi sono messa a scrivere anch’io un libro, da bambina, un giallo per l’esattezza. La stessa idea l’ha avuta anche mia sorella. Ricordo, infatti, che mentre eravamo alla scrivania, nella nostra cameretta, scrivevamo ognuna di noi due il proprio manoscritto. Io in particolar modo avvertivo un forte richiamo, una certa gioia, nell’annotare quello che la mia fantasia mi suggeriva. Credo, infatti, che fin da bambini si mostrano le proprie inclinazioni. E così poi successivamente scrissi altre storie, mentre mia sorella non si cimentò più. Ovviamente sono rimaste incompiute, ma se a distanza di tempo rileggo quegli scritti non mi sorprende ritrovare un grande entusiasmo, una grande inventiva. Per me scrivere era ed è un autentico momento di felicità. Poi, non c’è che dire, sono stata abbastanza fortunata nell’essere dotata di una smisurata fantasia. Certo, quando c’è tanta immaginazione, soprattutto in giovanissima età, non si ha la maturità nel saperla gestire opportunamente. Ma, credo, che comunque è buon punto di partenza per accostarsi al mondo della scrittura.
Ci parli del tuo romanzo fantasy "La bambola di vetro"?
“La bambola di vetro” è appunto, come dici bene tu, un fantasy. E’ un libro che ha visto la luce nel 2007, però è nato molti anni prima. Ho iniziato a scriverla infatti solo nel 1996, ma poi, improvvisamente ho abbandonato il manoscritto. Avevo scritto prima “La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose” e le due storie si somigliavano troppo. Una mia caratteristica è quella di cercare di scrivere libri uno diverso dall’altro, anche per non ripetermi, ma soprattutto per sperimentare nuovi modi di raccontare. Ho ripreso il manoscritto de “La bambola di vetro” successivamente. Stavo scrivendo il mio primo libro di racconti, “Bubble, Bubble! Dodici racconti”, e volevo appunto inserirlo in questa raccolta come un lungo racconto. Ma siccome era troppo lungo, allora ho deciso di pubblicarlo a parte. La storia si allontana un po’ dalla mia idea originale, ma il mio intento, quello di usare la scrittura come un luogo di riflessione, oltre che di evasione, è riuscito appieno.
Da dove hai preso l'ispirazione per il soggetto del libro?
L’ispirazione mi è venuta grazie alla lettura di un piccolo libriccino, “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde, intorno agli anni Ottanta. Ho cercato, qualche tempo fa, tra le mie carte se avevo annotato l’idea (è mia abitudine, quando ho un’idea di annotarla nel primo foglio che mi capita!), ma non ho trovato nulla. Evidentemente l’avevo ben scolpita nella mente. Ma il libro risente delle influenze di altri bei libri, come: “La bambola” di Boleslaw Prus, “Cime tempestose” di Emily Bronte e “Sulla strada” di Jack Kerouak.
Qual'è il personaggio che più ti rappresenta?
Mah... tutto il libro mi rappresenta un pochino. In ogni personaggio c’è una piccola parte di me. Possiamo parlare di personaggio preferito. Bè... è indiscutibile che sia Latakìa Bèrard, la bella modella di cui è innamorato Reinhold. Mi piace perché amo moltissimo la moda, fin da bambina, oltre la scrittura, ho questa passione per il mondo della moda. Ricordo, infatti, che strappavo dalle riviste i modelli degli abiti che mi piacevano di più e li raccoglievo dentro una carpetta. E poi perché ha un modo disincantato di guardare la vita, essendo dotata del potere del futuro. Non crearsi illusioni mi sembra un modo maturo per affrontare la vita. Attenzione, non intendo che non bisogna sognare o stare solo coi piedi per terra. Questo no. Ma intendo nell’avere una certa saggezza nel saper mettere un punto alle situazioni, cioè sognare sì, ma tenendosi ben saldi alla realtà, proprio per evitare che l’infrangersi delle nostre illusioni nel momento in cui si presentano non ci pieghino del tutto. E mi sembra che Latakìa tra tutti i personaggi sia il migliore in assoluto nel trasmettere questo messaggio. E poi mi piace anche per quel suo intuito di cui l’ho dotata, una prerogativa di noi donne. Noi donne rispetto agli uomini abbiamo a volte quell’intuito che ci permette di evitare alcune situazioni o di capirle. Forse perché abbiamo la possibilità di essere madri.
Quali scrittori hanno maggiormente influenzato il tuo stile?
Non c’è uno scrittore in particolare che ha influenzato il mio stile, ma libri. E’ significativo che un testo tracci nella mia sfera personale un segno e che io, vuoi per ammirazione, vuoi per emulazione, vuoi per imitazione, ho seguito. Non sono però solo libri che mi sono piaciuti; molto spesso sono libri che non mi sono piaciuti e, allora, per discostarmene ho ricercato un nuovo stile, un nuovo modo di raccontare le mie storie.
Perchè hai scelto il genere fantasy?
Il fantasy è un genere che mi è congeniale. Data la mia traboccante immaginazione. E poi con il fantasy si può spaziare con i vari generi. Puoi costruire storie d’amore, puoi scrivere di mistero, non ci sono limiti. Forse l’unico genere (ma che comunque amo moltissimo) che non si può introdurre è quello del romanzo prettamente storico. Sì... molti libri storici sono fantasiosi, ma rimangono giustamente ancorati al loro tempo.
Quali sono i temi principali del romanzo? E quale messaggio vorresti lanciare ai lettori che leggono il tuo romanzo?
La storia non è molto semplice da raccontare, perché ho costruito una trama molto articolata. Praticamente sono due trame in una. Narra dell’avventura soprannaturale di Reinhold Kyd, un ragazzo di una ventina d’anni, che dovrà combattere contro l’avverso Tempo per liberare la contessina Virginia di Bergeijk da un terribile maleficio. L’intento è quello di dar voce, attraverso le belle frasi pronunciate dai personaggi, a tutta quella sfera di sentimenti e sensazioni che permettono di descrivere una piccola parte della dimensione umana. Siamo fatti di sentimenti e questi ci muovono verso le situazioni. Possiamo plasmarle, è vero, grazie al libero arbitrio, ma non possiamo impedire che alcune cose accadano nella nostra vita. Come ad esempio, la morte. Possiamo ritardarla, ma è un evento che fa parte della nostra esistenza. Allora, se i fantasmi del passato popolano in qualche modo la nostra coscienza si può ben capire come in realtà il nostro presente è inscindibilmente parte del passato. Mentre il futuro si presenta incerto e le nostre aspettative possono andare deluse, il presente è il continuum del passato, dobbiamo, quindi, riallacciarci alla storia dei nostri avi per capire la nostra esistenza. Siamo tessuto, per così dire, già cucito da chi è venuto prima di noi.
Qual'è stato il tuo percorso come scrittrice? Spiegaci anche come sei riuscita a pubblicare il tuo libro. Hai qualche consiglio da dare ad altri scrittori emergenti?
Inizialmente ho tentato di scrivere delle storie lunghe, ma poi abbandonavo i manoscritti e, quindi, le storie rimanevano lì incomplete. Poi mi sono cimentata anche un po’ con le poesie, ma con scarsi risultati. E così ho puntato sui racconti e da lì si comprendono molte cose. Soprattutto le dinamiche della narrazione. Si ha un’idea ed è giusto annotarla da qualche parte per poi riprenderla. Ma mentre nel racconto il tessuto narrativo si sviluppa in poche pagine, con i romanzi bisogna stare attenti a tante cose. Le contraddizioni, ad esempio. Scompariranno è ovvio solo se rileggiamo il testo e lo rimeditiamo. Credo che è bene fare qualche corso di scrittura creativa, anche se purtroppo sono a pagamento, aiutano in un certo qual modo a sviluppare l’idea di testo narrativo. Scrivere, infatti, non è come parlare eppure il racconto o romanzo si deve avvicinare il più possibile a un qualcosa che è narrato oralmente. La tradizione greca con l’Iliade e l’Odissea ci ha infatti tramandato questa idea di far narrativa. Sappiamo che queste due grandi opere furono scritte da Omero, ma sappiamo anche che furono tramandate oralmente. Questo cosa vuol dire? Che la storia ci è giunta sino a noi grazie ai cantastorie che la riproponevano nelle piazze e alle corti dei re. Sarebbe un bene poter leggere e scrivere tutti i giorni (l’idea di tenere un diario dove annotare i propri pensieri e ciò che è accaduto è un’ottima risorsa di esercizio), questo è il consiglio che posso dare a chi si vuole accostare a questo ambitissimo mestiere.
Quando hai scoperto la tua passione per la scrittura?
Come ho detto prima da bambina, un tema svolto fantasiosamente a casa ed una poesia dedicata alla mia maestra. Questi scritti di cui parlo sono i primi in assoluto, seguiti naturalmente dal giallo, dalle altre storie e dal mio diario personale.
Parlaci delle altre tue opere letterarie.
Ho già scritto “La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose”. E’ una fiaba fantasy. A differenza delle opere già pubblicate prevede una continuazione, quindi la storia si sviluppa in più volumi. Quando allora la creai avevo pensato di suddividerla in cinque volumi, poi ho avuto, per così dire un ripensamento, dettato da un mio momentaneo smarrimento (sono stata colpita dal famoso blocco dello scrittore e per qualche anno non sono più riuscita a continuare la storia), adesso invece non posso dare un numero ai volumi della saga, però per ora ne ho previsti altri tre oltre i cinque già pensati. Quindi, dipenderà tutto dall’ispirazione del momento. Intanto sto lavorando al secondo volume (è decisamente più grande del primo!) che si intitolerà “La sabbia delle streghe – Alla ricerca dei ricordi”. Vorrei dedicarmi alla stesura di altre storie, ma è davvero impossibile. Ancora ora che sto correggendo il testo aggiungo idee ai capitoli iniziali cambiando la storia, quindi... Comunque, una cosa è certa: i sottotitoli degli altri volumi della saga sono stati già tutti pensati, per cui... aspettiamo!
Hai in programma qualche presentazione? Parlaci dei tuoi progetti futuri.
Sì per La sabbia delle strege – La leggenda di Primrose farò delle presentazioni, però per ora è prematuro parlarne dato che ancora il libro non è stato pubblicato. Però è una cosa che farò: è importante e fondamentale incontrare le persone, non soltanto per parlare della storia, ma anche per avere un confronto ideale con i miei lettori.
Hai dei siti dove possiamo seguirti? Dove si possono acquistare i tuoi libri?
Certo. Amando scrivere non ho proprio resistito alla tentazione di aver dei blog. Sì... parlo al plurale perché ne avevo due. Il primo, “Una città trasparente a se stessa” (http://digater.blogspot.com/), era un luogo ideale dove annotavo di tanto in tanto una storia che scribacchiavo quando avevo un po’ di tempo. Parlo al passato perché l’ho recentemente chiuso. Infatti, questa storia probabilmente diventerà un libro dall’omonimo titolo e, quindi, non mi sembra più opportuno postarla di volta in volta sul blog. Ma il blog comunque sarà consultabile, cioè rimarrà on line per poter leggere il primo e parte del secondo capitolo ed eventualmente poi mi tornerà utile se e quando il libro uscirà perché vi annoterò tutto ciò che riguarda appunto il libro. Inoltre, in questo blog si possono ammirare alcune belle foto che ho scattato (un’altra mia passione!). Il secondo, “Teresa” (http://tdigaetano.spaces.live.com/), è il mio diario personale, annoto, quindi davvero un po’ di tutto. Ho voluto un po’ ricuperare l’antica idea di blog, perché oggi la maggior parte dei blog sono tematici (o si parla solo di recensioni di libri, o solo di recensioni di film), invece ho ripreso l’antica idea del blog che era un diario on line dove poter pubblicare le proprie vicende.
Per quanto riguarda i miei libri, si possono acquistare soprattutto su internet. Ad esempio su ibs, bol.it, etc. e sul sito della Casa editrice, ecco i link rispettivamente per “La bambola di vetro” e “Conchiglia... e altri racconti”:
http://www.clubautori.it/teresa.di.gaetano/la.bambola.di.vetro
http://www.clubautori.it/teresa.di.gaetano/conchiglia.e.altri.racconti
Vorrei precisare che la Casa editrice spedisce eventualmente il libro alle librerie che lo ordineranno. Basta mettersi direttamente in contatto con loro, compilando l’apposito modulo presente sul sito.
Questa era l'ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa prima di lasciarci?
Sì... spero mi seguirete numerosi nel mio difficile percorso di aspirante scrittrice, perché la mia passione è autentica, genuina. Amo scrivere perché è un pò come vivere tante vite, quelle dei miei personaggi, con storie diverse sì ma con un unico intento: far volare lontano la fantasia.
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Teresa di Gaetano
INTERVISTA A FEDERICA RAMPONI
domenica 28 marzo 2010
Cari lettori,
l'intervista che segue è stata fatta a Federica Ramponi, autrice del libro che ho recensito anche nel mio blog Diario di Pensieri Persi "L'erede di Vitar".
Vi consiglio il suo libro perchè nonostante non sia molto lungo è stata veramente una lettura piacevole e Federica è davvero una persona simpatica e disponibile!
Ciao federica, hai voglia di presentarti ai lettori? Parlaci un pò di te.
Ciao Alessandra! Innanzitutto, grazie per il tuo tempo! Mi chiamo Federica Ramponi, classe 73, diploma in lingue, mamma (Elena di 6 anni e Alessandra di quasi 3), moglie di Fabio, impiegata, cantante e scrittrice a tempo molto, molto perso. Tutte queste attività si sono accumulate nel corso degli anni, e sono una la conseguenza/causa dell'altra. Prima di conoscere mio marito cantavo nei pianobar, poi ho smesso perché sono arrivate le bambine e allora ho cominciato a scrivere perché in maternità avevo un po' di tempo libero e l'ispirazione. Adesso che le pupe sono svezzate ho ricominciato a cantare proprio con Fabio, però non voglio smettere di scrivere, ma mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è scaduto… quindi sono lenta: sono ferma a pag. 119 del nuovo romanzo da almeno un mese. Però in testa c'è tutto, e molto altro! E poi Elena è una gran palestra: mi chiede in continuazione di inventarle delle storie! Adoro leggere, soprattutto fantascienza, fantasy e gialli: ogni tanto guardo la libreria e penso che ci metterò fino al 2035 per leggere tutto, ma non perdo le speranze! La casa è perennemente in disordine e il caos regna sovrano, però le pulizie di base le faccio…
Cosa ti piace del genere fantasy/fantascienza? Perchè hai deciso di scrivere un libro proprio su questo genere letterario?
Fin da piccola guardavo Star Trek con mia mamma, e sempre con lei i film con Cary Grant, Doris Day, Audrey Hepburn… quei bei film anni '50 carichi di sentimento, così romantici! Nella mia testa si deve essere creato un mix latente fino a oggi! Della fantascienza mi piace quasi tutto, tranne quella più violenta o splatter, quindi largo a Star Trek, Star Wars, Asimov, Silverberg, Wells, Verne, i classici dell'Età d'Oro, ma anche certo Dick e altri più moderni, però al momento sono un po' poco aggiornata. Mi piace come descrivono la nostra possibile vita da qui all'infinito, l'incontro con altre civiltà, non solo le scoperte e le invenzioni, ma anche i cambiamenti della società, le conseguenze a cui possono portare determinati comportamenti reali, il quadro, ottimista o pessimista, del nostro futuro se non fermiamo in tempo lo spreco, la violenza e la cecità delle nostre azioni. Fa riflettere e critica la società moderna senza che nessuno possa frenarla, perché non sta parlando del governo di una data Nazione, ma del tiranno del pianeta XYZ. Ha superato la censura varie volte in questo modo. Del fantasy, che peraltro può avere la stessa valenza in certi casi, mi piace invece l'evasione totale, il sogno, la dimensione onirica delle sue rappresentazioni e la magia che pervade le narrazioni.
Il mio romanzo si basa su un sogno, e finché non l'ho fissato su "fogli virtuali" non ne ha voluto sapere di mollarmi! Nel mio subconscio si dovevano essere mescolati un po' di storie d'amore dei vecchi film e astronavi guidate da alieni dalla pelle blu, ed ecco un romanzo che unisce i miei filoni preferiti!
Dato che hai accennato al tuo romanzo, ci parli un pò de "L'erede di Vitar"?
E' un fanta-harmony: come disse una volta mio babbo, puoi aver scritto solo una storia d'amore fra le stelle. E ci ha preso!
E' un po' come se mi fossi raccontata una favola: la principessa Feri, del pianeta Vitar, vissuta in quasi completo isolamento, al compimento del 21° anno deve scegliere il suo futuro sposo fra quelli proposti all'interno di una cerchia ristretta ai principi dei pianeti della Lega di Lletyo, una confederazione di pianeti più o meno simili per tecnologia e tradizioni. Purtroppo uno di questi, Drel, bara, nel senso che plagia i genitori di Feri affinché la scelta sia quasi obbligata, e quando lei scopre che Drel ha un'amante e che questa l'ha probabilmente aiutato nel loro assassinio, cerca una scappatoia legale a questo matrimonio forzato. Il Primo Ministro l'aiuta: deve cercare un contendente da opporre a Drel, che vanti diritti sulla successione al trono, ma lei compie un errore di rotta e precipita sulla Terra, arretrata e quindi non molto studiata su Vitar. S'imbatte in Jason, un terrestre che fa parte di un'associazione governativa per la ricerca di vita extraterrestre (COSS), innamorandosene al primo sguardo. Per evitare di essere tenuta sotto osservazione dal COSS, assume l'identità di una terrestre appena deceduta e si adegua in fretta alla sua nuova vita, ma deve cercare di ripartire in fretta altrimenti Drel la troverà. Mentre cerca un modo per riprendere possesso della sua navetta, Jason si rifà vivo, non la riconosce ma ricambia i suoi sentimenti e lei non se la sente più di lasciare la Terra… anche perché potrebbe essere proprio lui la soluzione!
E' stato molto divertente scriverlo, soprattutto nei pezzi in cui è presente Michael, che ho notato essere uno dei personaggi più amati. Forse perché è ironico e irriverente? Ad ogni modo, anch'io gli sono affezionata, però l'eroe rimane Jason, bello come il sole (un mix fra un attore non molto noto e mio marito) ma un po' sfigato in amore… Feri ha tante qualità che io non ho: per esempio, è molto coraggiosa, ma anche ligia al dovere. Prima di opporsi a Drel, deve trovare un modo lecito. Ecco, io sono abbastanza ligia al dovere, ma piuttosto pecorona… Il Primo Ministro è una figura affettiva molto importante per lei, e rappresenta la colonna portante del suo mondo. Drel e Fleni sono dei cattivi forse un po' standard, un po' stereotipati, ma mi sono venuti in mente così e in un certo senso mi piacevano.
Ho dovuto trovare tante soluzioni perché il sogno non mi ha dato tutti i motivi o i retroscena: il filo logico che legasse tutti i vari avvenimenti ho dovuto metterlo io. Sarebbe stato comodo altrimenti! E ho cambiato tantissime piccole cose: se rileggo la prima stesura fa un po' ridere, soprattutto nei dialoghi… Feri all'inizio era molto più sciocca!
Hai detto che nella tua immaginazione jason è un mix tra un attore non molto noto e tuo marito... qual'è l'attore di cui hai parlato che nella tua immaginazione è Jason?

Ci sarà un seguito per questo libro?
In realtà per me questa era una storia finita, nel senso che non sapevo nemmeno se avrei continuato a scrivere dopo aver terminato il romanzo. La verità è che ci ho preso gusto, e ho cominciato a sfornare tanti racconti brevi. Per le vicende di Feri e Jason, siccome tante lettrici mi hanno chiesto cosa succederà poi, mi sono messa a pensare che in fondo ci sono diverse porte aperte ancora, alcune possibilità che si potrebbero sviluppare. E così, ho una vaga, molto vaga idea di quello che potrebbe succedere, tanto che sono a pag. 3. Ci sono delle complicazioni e si svelano alcuni tratti del passato di Vitar che non sono poi tanto edificanti, forse… non ho ancora chiaro dove voglio andare a parare, so che succede un bel marasma, chissà se riesco a risolvere la situazione!!! E' che ne ho già altri due in lista di attesa da almeno due anni: uno è a metà circa, ed è un fantasy, che però avrei dovuto scrivere dopo un altro romanzo di fantascienza con una non-storia d'amore come filo conduttore, su cui rimugino dal 2007. E i personaggi ancora non me la perdonano…
Hai detto che scrivi a tempo perso e che hai cominciato durante la maternità. Ti è sempre piaciuto scrivere o è stata una piacevole scoperta? Ti saresti aspettata di veder pubblicato un tuo romanzo?
Quando ero a scuola, i temi che mi piaceva maggiormente scrivere erano quelli "inventa una storia che inizia così", e da piccola inventavo favole per mio fratello minore e il mio cuginetto, che avevano per protagonisti degli animali. Ho sempre avuto una gran fantasia, ma non credevo fosse abbastanza per cominciare a scrivere. Dovevo anche acquisire una certa maturità, per dare logicità agli eventi e guardarli, diciamo così, da un punto di vista distaccato, altrimenti tutti i personaggi avrebbero parlato con la mia voce! Avevo quindici anni quando ho cominciato il mio primo romanzo, tuttora fermo al primo capitolo, che ho scritto e riscritto per anni. Poi ho rinunciato: o quella storia non aveva un senso, oppure non ero pronta. Forse, quando avrò terminato gli altri progetti di cui ho parlato, sarà il caso di vedere se si può salvare qualcosa!
C'è un detto che recita che nella vita bisogna fare tre cose: piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro. Quando è nata Elena abbiamo piantato un nespolo giapponese, che l'anno scorso ha dato i primi (dolcissimi) frutti. Quindi mi mancava il libro. Scherzi a parte, non mi sarei mai sognata di riuscire a pubblicarlo: già riuscire a scrivere una storia così lunga (so che i veri romanzi fiume sono lunghi centinaia di pagine, ma per me 168 erano già una marea!) che avesse un senso compiuto mi era sembrata un'impresa titanica. Credo che se non mi avessero incoraggiata alcune amiche scrittrici (Chiara Guidarini e Antonia Romagnoli), conosciute mentre stendevo il romanzo, non ci sarei mai arrivata. C'è voluta una certa costanza nel rifiutare le offerte con contributo, sebbene alcune fossero perfino allettanti, e una gran ricerca su internet di case editrici a cui sottoporre il manoscritto, e un bel po' di pazienza e di attesa…
A quale pubblico è rivolto il tuo libro? Qual è il messaggio che lanci al lettore?
Principalmente a un pubblico femminile fra i 14 e i 40 anni, alle eterne sognatrici e alle romanticone. Non so di preciso che cosa mi sono prefissa come messaggio: qualcuno ci ha visto la critica alla società consumista, qualcun altro un chiaro messaggio ecologista… Io credo soltanto che l'amore arrivi quando e da dove meno te lo aspetti! E che possiamo prendere tutte le contromisure che vogliamo: se gli alieni esistono e arrivano fin qui, vuol dire che sono talmente avanti come tecnologia rispetto alla nostra che non riusciremo a fermarli in nessun modo (con buona pace del secondo tempo di Indipendence day…).
Qual è il tuo romanzo preferito? quello che ti rispecchia maggiormente e che terrai sempre nel cuore??
Ci sono diversi libri che amo particolarmente: per la fantascienza, "Notturno" di Asimov e "La penultima verità" di Dick. "Orgoglio e pregiudizio" della Austin e "C'era una volta" della Christie credo rimarranno sempre indelebili nel mio cuore! Per il romanzo che mi rispecchia, facile: il mio!!! Per sua sfortuna Feri pensa con la mia testa…
Cosa senti di consigliare agli scrittori che vorrebbero vedere il loro romanzo pubblicato?? Credi sia un buon modo di farsi conoscere quello di partecipare a dei tornei letterari?
Non so se sono in grado di dare i consigli giusti, ma mi sento di raccontare come ho fatto io: le esperienze serviranno a qualcosa, almeno a condividerle! Prima di tutto, ho cercato qualcuno che mi dicesse se il romanzo avesse un senso, se c'erano cose da modificare o che proprio non quadravano. Poi ho cercato su internet le dritte per presentarsi a una casa editrice, e sono approdata al Rifugio degli Esordienti: consiglio a tutti gli aspiranti scrittori di visitarlo, è gratis e le persone che lo gestiscono sono carinissime, disponibili e molto molto in gamba! Ho seguito tutte le indicazioni, compresa quella di inviare il manoscritto in revisione ai loro lettori: il risultato è stato di conoscere nuovi amici (Chiara Guidarini e Walter Serra, anch'essi scrittori), e di migliorare nel contempo il romanzo, che si è anche arricchito di alcune pagine. Poi ho partecipato a qualche concorso, perché nel curriculum volevo mettere qualcosa di più attinente al settore letterario (fino a quel momento avrei potuto mettere solo "mamma, moglie, impiegata e cantante di pianobar", che sono tutte attività lodevoli ma non c'entrano niente coi libri…). I miei racconti sono andati bene, così il mio nome ha cominciato a circolare, e in questo modo ho ottenuto due risultati: avere qualche trascorso letterario da poter segnalare alle case editrici e fare pubblicità ai miei scritti, perché magari se piace il racconto qualcuno si incuriosisce e cerca il romanzo! La ricerca dell'editore è stata lunga, e ho dovuto avere pazienza, e probabilmente senza l'aiuto di Chiara e di Antonia Romagnoli (altra scrittrice che nel frattempo avevo conosciuto) mi sarei inchinata alle proposte con contributo. Però volevo essere pubblicata se valida, non se pagante. Ho aspettato a lungo, ma alla fine ce l'ho fatta!
Direi che bisogna leggere parecchio, ma non in fretta, studiando se possibile lo stile di chi ci piace di più; un corso di scrittura creativa, anche breve, non sarebbe male (ne ho seguito uno, gratuito, condotto da Stas Gawronsky!); è bene confrontarsi con i lettori partecipando a concorsi con i propri racconti (anche in questo caso ce ne sono tantissimi gratis, insomma si capisce che sono tirchia…) e avere tanta pazienza e soprattutto umiltà: mai pensare che la propria opera sia un capolavoro e se gli altri la pensano diversamente sono degli incompetenti! Mai pensare di essere arrivati: il bello è la strada e con chi la percorri! Non devo perdere di vista la componente ludica: è divertimento ideare una trama, è soddisfazione personale riuscire a scrivere la parola "Fine", è meraviglioso incontrare nuove amiche con cui condividere dubbi, sconfitte, vittorie! Io sono appena partita, vedremo se saprò migliorare, continuare o se questo rimarrà il mio primo e ultimo romanzo! Di sicuro non sono ancora una scrittrice, ma ce la sto mettendo tutta!
l'intervista che segue è stata fatta a Federica Ramponi, autrice del libro che ho recensito anche nel mio blog Diario di Pensieri Persi "L'erede di Vitar".
Vi consiglio il suo libro perchè nonostante non sia molto lungo è stata veramente una lettura piacevole e Federica è davvero una persona simpatica e disponibile!
Ciao federica, hai voglia di presentarti ai lettori? Parlaci un pò di te.
Ciao Alessandra! Innanzitutto, grazie per il tuo tempo! Mi chiamo Federica Ramponi, classe 73, diploma in lingue, mamma (Elena di 6 anni e Alessandra di quasi 3), moglie di Fabio, impiegata, cantante e scrittrice a tempo molto, molto perso. Tutte queste attività si sono accumulate nel corso degli anni, e sono una la conseguenza/causa dell'altra. Prima di conoscere mio marito cantavo nei pianobar, poi ho smesso perché sono arrivate le bambine e allora ho cominciato a scrivere perché in maternità avevo un po' di tempo libero e l'ispirazione. Adesso che le pupe sono svezzate ho ricominciato a cantare proprio con Fabio, però non voglio smettere di scrivere, ma mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è scaduto… quindi sono lenta: sono ferma a pag. 119 del nuovo romanzo da almeno un mese. Però in testa c'è tutto, e molto altro! E poi Elena è una gran palestra: mi chiede in continuazione di inventarle delle storie! Adoro leggere, soprattutto fantascienza, fantasy e gialli: ogni tanto guardo la libreria e penso che ci metterò fino al 2035 per leggere tutto, ma non perdo le speranze! La casa è perennemente in disordine e il caos regna sovrano, però le pulizie di base le faccio…
Cosa ti piace del genere fantasy/fantascienza? Perchè hai deciso di scrivere un libro proprio su questo genere letterario?
Fin da piccola guardavo Star Trek con mia mamma, e sempre con lei i film con Cary Grant, Doris Day, Audrey Hepburn… quei bei film anni '50 carichi di sentimento, così romantici! Nella mia testa si deve essere creato un mix latente fino a oggi! Della fantascienza mi piace quasi tutto, tranne quella più violenta o splatter, quindi largo a Star Trek, Star Wars, Asimov, Silverberg, Wells, Verne, i classici dell'Età d'Oro, ma anche certo Dick e altri più moderni, però al momento sono un po' poco aggiornata. Mi piace come descrivono la nostra possibile vita da qui all'infinito, l'incontro con altre civiltà, non solo le scoperte e le invenzioni, ma anche i cambiamenti della società, le conseguenze a cui possono portare determinati comportamenti reali, il quadro, ottimista o pessimista, del nostro futuro se non fermiamo in tempo lo spreco, la violenza e la cecità delle nostre azioni. Fa riflettere e critica la società moderna senza che nessuno possa frenarla, perché non sta parlando del governo di una data Nazione, ma del tiranno del pianeta XYZ. Ha superato la censura varie volte in questo modo. Del fantasy, che peraltro può avere la stessa valenza in certi casi, mi piace invece l'evasione totale, il sogno, la dimensione onirica delle sue rappresentazioni e la magia che pervade le narrazioni.
Il mio romanzo si basa su un sogno, e finché non l'ho fissato su "fogli virtuali" non ne ha voluto sapere di mollarmi! Nel mio subconscio si dovevano essere mescolati un po' di storie d'amore dei vecchi film e astronavi guidate da alieni dalla pelle blu, ed ecco un romanzo che unisce i miei filoni preferiti!
Dato che hai accennato al tuo romanzo, ci parli un pò de "L'erede di Vitar"?
E' un fanta-harmony: come disse una volta mio babbo, puoi aver scritto solo una storia d'amore fra le stelle. E ci ha preso!
E' un po' come se mi fossi raccontata una favola: la principessa Feri, del pianeta Vitar, vissuta in quasi completo isolamento, al compimento del 21° anno deve scegliere il suo futuro sposo fra quelli proposti all'interno di una cerchia ristretta ai principi dei pianeti della Lega di Lletyo, una confederazione di pianeti più o meno simili per tecnologia e tradizioni. Purtroppo uno di questi, Drel, bara, nel senso che plagia i genitori di Feri affinché la scelta sia quasi obbligata, e quando lei scopre che Drel ha un'amante e che questa l'ha probabilmente aiutato nel loro assassinio, cerca una scappatoia legale a questo matrimonio forzato. Il Primo Ministro l'aiuta: deve cercare un contendente da opporre a Drel, che vanti diritti sulla successione al trono, ma lei compie un errore di rotta e precipita sulla Terra, arretrata e quindi non molto studiata su Vitar. S'imbatte in Jason, un terrestre che fa parte di un'associazione governativa per la ricerca di vita extraterrestre (COSS), innamorandosene al primo sguardo. Per evitare di essere tenuta sotto osservazione dal COSS, assume l'identità di una terrestre appena deceduta e si adegua in fretta alla sua nuova vita, ma deve cercare di ripartire in fretta altrimenti Drel la troverà. Mentre cerca un modo per riprendere possesso della sua navetta, Jason si rifà vivo, non la riconosce ma ricambia i suoi sentimenti e lei non se la sente più di lasciare la Terra… anche perché potrebbe essere proprio lui la soluzione!
E' stato molto divertente scriverlo, soprattutto nei pezzi in cui è presente Michael, che ho notato essere uno dei personaggi più amati. Forse perché è ironico e irriverente? Ad ogni modo, anch'io gli sono affezionata, però l'eroe rimane Jason, bello come il sole (un mix fra un attore non molto noto e mio marito) ma un po' sfigato in amore… Feri ha tante qualità che io non ho: per esempio, è molto coraggiosa, ma anche ligia al dovere. Prima di opporsi a Drel, deve trovare un modo lecito. Ecco, io sono abbastanza ligia al dovere, ma piuttosto pecorona… Il Primo Ministro è una figura affettiva molto importante per lei, e rappresenta la colonna portante del suo mondo. Drel e Fleni sono dei cattivi forse un po' standard, un po' stereotipati, ma mi sono venuti in mente così e in un certo senso mi piacevano.
Ho dovuto trovare tante soluzioni perché il sogno non mi ha dato tutti i motivi o i retroscena: il filo logico che legasse tutti i vari avvenimenti ho dovuto metterlo io. Sarebbe stato comodo altrimenti! E ho cambiato tantissime piccole cose: se rileggo la prima stesura fa un po' ridere, soprattutto nei dialoghi… Feri all'inizio era molto più sciocca!
Hai detto che nella tua immaginazione jason è un mix tra un attore non molto noto e tuo marito... qual'è l'attore di cui hai parlato che nella tua immaginazione è Jason?

Ci sarà un seguito per questo libro?
In realtà per me questa era una storia finita, nel senso che non sapevo nemmeno se avrei continuato a scrivere dopo aver terminato il romanzo. La verità è che ci ho preso gusto, e ho cominciato a sfornare tanti racconti brevi. Per le vicende di Feri e Jason, siccome tante lettrici mi hanno chiesto cosa succederà poi, mi sono messa a pensare che in fondo ci sono diverse porte aperte ancora, alcune possibilità che si potrebbero sviluppare. E così, ho una vaga, molto vaga idea di quello che potrebbe succedere, tanto che sono a pag. 3. Ci sono delle complicazioni e si svelano alcuni tratti del passato di Vitar che non sono poi tanto edificanti, forse… non ho ancora chiaro dove voglio andare a parare, so che succede un bel marasma, chissà se riesco a risolvere la situazione!!! E' che ne ho già altri due in lista di attesa da almeno due anni: uno è a metà circa, ed è un fantasy, che però avrei dovuto scrivere dopo un altro romanzo di fantascienza con una non-storia d'amore come filo conduttore, su cui rimugino dal 2007. E i personaggi ancora non me la perdonano…
Hai detto che scrivi a tempo perso e che hai cominciato durante la maternità. Ti è sempre piaciuto scrivere o è stata una piacevole scoperta? Ti saresti aspettata di veder pubblicato un tuo romanzo?
Quando ero a scuola, i temi che mi piaceva maggiormente scrivere erano quelli "inventa una storia che inizia così", e da piccola inventavo favole per mio fratello minore e il mio cuginetto, che avevano per protagonisti degli animali. Ho sempre avuto una gran fantasia, ma non credevo fosse abbastanza per cominciare a scrivere. Dovevo anche acquisire una certa maturità, per dare logicità agli eventi e guardarli, diciamo così, da un punto di vista distaccato, altrimenti tutti i personaggi avrebbero parlato con la mia voce! Avevo quindici anni quando ho cominciato il mio primo romanzo, tuttora fermo al primo capitolo, che ho scritto e riscritto per anni. Poi ho rinunciato: o quella storia non aveva un senso, oppure non ero pronta. Forse, quando avrò terminato gli altri progetti di cui ho parlato, sarà il caso di vedere se si può salvare qualcosa!
C'è un detto che recita che nella vita bisogna fare tre cose: piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro. Quando è nata Elena abbiamo piantato un nespolo giapponese, che l'anno scorso ha dato i primi (dolcissimi) frutti. Quindi mi mancava il libro. Scherzi a parte, non mi sarei mai sognata di riuscire a pubblicarlo: già riuscire a scrivere una storia così lunga (so che i veri romanzi fiume sono lunghi centinaia di pagine, ma per me 168 erano già una marea!) che avesse un senso compiuto mi era sembrata un'impresa titanica. Credo che se non mi avessero incoraggiata alcune amiche scrittrici (Chiara Guidarini e Antonia Romagnoli), conosciute mentre stendevo il romanzo, non ci sarei mai arrivata. C'è voluta una certa costanza nel rifiutare le offerte con contributo, sebbene alcune fossero perfino allettanti, e una gran ricerca su internet di case editrici a cui sottoporre il manoscritto, e un bel po' di pazienza e di attesa…
A quale pubblico è rivolto il tuo libro? Qual è il messaggio che lanci al lettore?
Principalmente a un pubblico femminile fra i 14 e i 40 anni, alle eterne sognatrici e alle romanticone. Non so di preciso che cosa mi sono prefissa come messaggio: qualcuno ci ha visto la critica alla società consumista, qualcun altro un chiaro messaggio ecologista… Io credo soltanto che l'amore arrivi quando e da dove meno te lo aspetti! E che possiamo prendere tutte le contromisure che vogliamo: se gli alieni esistono e arrivano fin qui, vuol dire che sono talmente avanti come tecnologia rispetto alla nostra che non riusciremo a fermarli in nessun modo (con buona pace del secondo tempo di Indipendence day…).
Qual è il tuo romanzo preferito? quello che ti rispecchia maggiormente e che terrai sempre nel cuore??
Ci sono diversi libri che amo particolarmente: per la fantascienza, "Notturno" di Asimov e "La penultima verità" di Dick. "Orgoglio e pregiudizio" della Austin e "C'era una volta" della Christie credo rimarranno sempre indelebili nel mio cuore! Per il romanzo che mi rispecchia, facile: il mio!!! Per sua sfortuna Feri pensa con la mia testa…
Cosa senti di consigliare agli scrittori che vorrebbero vedere il loro romanzo pubblicato?? Credi sia un buon modo di farsi conoscere quello di partecipare a dei tornei letterari?
Non so se sono in grado di dare i consigli giusti, ma mi sento di raccontare come ho fatto io: le esperienze serviranno a qualcosa, almeno a condividerle! Prima di tutto, ho cercato qualcuno che mi dicesse se il romanzo avesse un senso, se c'erano cose da modificare o che proprio non quadravano. Poi ho cercato su internet le dritte per presentarsi a una casa editrice, e sono approdata al Rifugio degli Esordienti: consiglio a tutti gli aspiranti scrittori di visitarlo, è gratis e le persone che lo gestiscono sono carinissime, disponibili e molto molto in gamba! Ho seguito tutte le indicazioni, compresa quella di inviare il manoscritto in revisione ai loro lettori: il risultato è stato di conoscere nuovi amici (Chiara Guidarini e Walter Serra, anch'essi scrittori), e di migliorare nel contempo il romanzo, che si è anche arricchito di alcune pagine. Poi ho partecipato a qualche concorso, perché nel curriculum volevo mettere qualcosa di più attinente al settore letterario (fino a quel momento avrei potuto mettere solo "mamma, moglie, impiegata e cantante di pianobar", che sono tutte attività lodevoli ma non c'entrano niente coi libri…). I miei racconti sono andati bene, così il mio nome ha cominciato a circolare, e in questo modo ho ottenuto due risultati: avere qualche trascorso letterario da poter segnalare alle case editrici e fare pubblicità ai miei scritti, perché magari se piace il racconto qualcuno si incuriosisce e cerca il romanzo! La ricerca dell'editore è stata lunga, e ho dovuto avere pazienza, e probabilmente senza l'aiuto di Chiara e di Antonia Romagnoli (altra scrittrice che nel frattempo avevo conosciuto) mi sarei inchinata alle proposte con contributo. Però volevo essere pubblicata se valida, non se pagante. Ho aspettato a lungo, ma alla fine ce l'ho fatta!
Direi che bisogna leggere parecchio, ma non in fretta, studiando se possibile lo stile di chi ci piace di più; un corso di scrittura creativa, anche breve, non sarebbe male (ne ho seguito uno, gratuito, condotto da Stas Gawronsky!); è bene confrontarsi con i lettori partecipando a concorsi con i propri racconti (anche in questo caso ce ne sono tantissimi gratis, insomma si capisce che sono tirchia…) e avere tanta pazienza e soprattutto umiltà: mai pensare che la propria opera sia un capolavoro e se gli altri la pensano diversamente sono degli incompetenti! Mai pensare di essere arrivati: il bello è la strada e con chi la percorri! Non devo perdere di vista la componente ludica: è divertimento ideare una trama, è soddisfazione personale riuscire a scrivere la parola "Fine", è meraviglioso incontrare nuove amiche con cui condividere dubbi, sconfitte, vittorie! Io sono appena partita, vedremo se saprò migliorare, continuare o se questo rimarrà il mio primo e ultimo romanzo! Di sicuro non sono ancora una scrittrice, ma ce la sto mettendo tutta!
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